A proposito di Africa

16 giugno 2017

dipinto di Valente Malangatana

Gianfranca Fois

Quando anni fa la Rai decise di aprire una sede a Nairobi pensai che finalmente avremmo avuto la possibilità di conoscere l’Africa, fuori dagli stereotipi che caratterizzano in Europa questo grande continente. Purtroppo ciò non è avvenuto, è rarissimo che ci siano servizi da Nairobi e, quando questo avviene, è sempre in relazione con eventi disastrosi, calamità naturali.

Nel complesso quindi, salvo qualche eccezione, non ci vengono forniti gli strumenti utili per conoscere e poter superare i pregiudizi che il colonialismo, la Chiesa, il mondo economico e culturale europeo hanno contribuito a creare sull’Africa e i suoi abitanti.

Innanzi tutto noi parliamo di Africa come un tutt’uno mentre la realtà è molto più complessa e sfaccettata, si tratta di 54 paesi profondamente diversi gli uni dagli altri per etnia, storia, cultura, organizzazione politica ed economica.
In secondo luogo, data questa grande diversità, l’Africa presenta situazioni estremamente contraddittorie: una grande ricchezza del dibattito e dell’attività culturale e artistica, a fianco di situazioni di crisi, guerre, dittature sanguinarie.

Forse non tutti sanno che ad esempio il Kenia si trova al nono posto nel mondo, immediatamente prima degli USA, per la velocità dei collegamenti internet, nello stesso tempo in vari paesi numerose sono le iniziative, che vedono spesso le donne protagoniste, nell’agricoltura con la costruzione di cooperative, nei servizi che si stanno diffondendo sempre più, nell’istruzione, nella sanità.

Si tratta di progetti portati avanti con fatica e che si scontrano con mille ostacoli di varia natura. Ma i pregiudizi più duri a morire riguardano la storia e la cultura dei paesi africani. I paesi colonialisti per giustificare le loro conquiste si sono presentati come portatori di civiltà in un’Africa rappresentata senza storia, senza cultura arrivando a non considerare come africana nemmeno la grande civiltà egizia e cercando di convincere di ciò anche gli stessi Africani. Nelle scuole coloniali infatti lo studio della storia comprendeva i Greci, i Romani, i Galli e così via ma non quello delle popolazioni africane.

Eppure la storia africana è una storia antica, che parte dai primi ominidi e continua con grandi imperi, re, legislatori. E’ storia di rapporti interetnici ricchi e vari, di relazioni con la natura, con gli altri che hanno dato vita a sistemi etico-filosofici come l’ubuntu. Vorrei come esempio ricordare due importanti personaggi della storia africana distanti fra loro molti secoli: il re Soundiata Keita, imperatore del Mali, a cui si deve la più antica costituzione del mondo, la Carta di Kurukan Fuga. Fu voluta dal re nel 1236 e fu votata da un’assemblea di popolo.

L’altro personaggio è Thomas Sankara che divenne presidente nel 1983 dell’Alto Volta. Il nome, di origine coloniale, fu cambiato subito in Burkina Faso, il paese degli uomini integri, il paese più povero del mondo ai margini del deserto. Nonostante ciò Sankara riuscì, in soli 4 anni, con una politica che riusciva a coinvolgere gli abitanti del suo paese, a portare avanti una campagna di alfabetizzazione, di vaccinazione, soprattutto contro malaria e morbillo, di sfruttamento dell’importante risorsa del cotone locale e di produzione di capi di abbigliamento, una battaglia questa simile a quella portata avanti da Gandhi in India. Dimezzò gli stipendi dei politici, eliminò gli sprechi e riuscì a garantire ad ogni abitante due pasti al giorno e 5 litri di acqua potabile.

Il fine della sua attività politica, come lui stesso dichiarava e come ci ha raccontato il giornalista Montanaro nell’ambito dell’ incontro “Le bugie sull’Africa” organizzato dall’ASCE e dal DISSI, era la felicità, felicità di tutti i suoi connazionali. Quando però si rifiutò di pagare i debiti contratti dal suo paese, durante il colonialismo, con istituzioni finanziarie internazionali, debiti che in effetti con le loro clausole capestro non facevano che peggiorare la situazione economica dei popoli africani, le grandi potenze, e soprattutto la Francia, intervennero organizzando un colpo di stato e facendo uccidere Sankara. Il suo esempio e l’idea di un’Africa in mano agli Africani che si stava diffondendo soprattutto tra i giovani del continente non poteva essere accettata.

Infatti, nonostante l’indipendenza conquistata dai paesi africani negli anni 60, le potenze occidentali hanno lavorato per impedire che i leader democratici potessero guidare i popoli verso un futuro di autonomia e benessere, mettendo in crisi gli enormi profitti di stati e compagnie occidentali, nazionalizzando lo sfruttamento delle enormi ricchezze dell’Africa. Questa eliminazione delle élite democratiche, un altro esempio è quello di Lumumba in Congo, avvenuta con interventi diretti o tramite leader corrotti e disponibili a svendere le ricchezze dei propri territori in cambio di enormi ricchezze per sé e i propri seguaci ha scatenato guerre, disuguaglianze, miseria.

Tanti paesi africani pur avendo materie prime importanti o pur producendo alimenti venduti in tutto il mondo, non possiedono impianti di lavorazione e sono costretti a comprare prodotti finiti provenienti soprattutto dai paesi europei.
Tutto ciò penso dovrebbe venir in mente ai nostri politici e ai nostri governanti quando parlano di rimpatri per i migranti, migranti che lasciano la propria terra in fuga da guerre, dittature feroci, fame, espulsione dalle terre che hanno abitato per secoli a causa del landgrabbing, catastrofi ambientali provocate da multinazionali estere, desertificazione del territorio causata da cambiamenti climatici provocati dai grandi paesi industriali.

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