Ancora piombo fuso

7 gennaio 2009

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Redazione

Il genocidio nella Striscia di Gaza continua con la connivenza di molti governi, soprattutto europei e arabi, sempre poco disponibili ad assumere un ruolo attivo perché si ponga fine al massacro contro il popolo palestinese. La nuova agenzia internazionale dei Missionari (MISNA) informa che donne e bambini rappresentano circa il 50% dei 680 palestinesi rimasti uccisi da quando è iniziata l’aggressione israeliana. Si tratta di un numero sottostimato perché ‘le continue ostilità e i pericoli che corre lo stesso personale rendono difficile il mantenimento di un registro aggiornato di vittime e feriti’. Anche oggi (7 gennaio), prima delle tre ore di sospensione dell’offensiva militare, sarebbero almeno 21 i palestinesi uccisi nelle varie operazioni militari. I bombardamenti riguardano anche l’estremo sud della Striscia di Gaza al confine con l’Egitto. Sempre la Misna comunica che sono state tre le scuole coinvolte in operazioni di guerra israeliane, con un bilancio complessivo di 47 vittime tutte civili, per lo più bambini, adolescenti e donne.
Davanti a queste notizie risultano gravi l’inerzia e la viltà sia delle forze politiche del nostro paese sia dei mezzi di comunicazione. La strage che viene consumata contro i Palestinesi viene presentata come un combattimento casa per casa come se i due contendenti usassero le stesse armi di offesa. Ed è fazioso il modo in cui vengono presentati gli effetti devastanti di questo assedio per cui da una parte ‘viene ucciso, colpito dai missili Qassam, un cittadino israeliano’ e dall’altra ‘vengono colpiti militari palestinesi legati alla formazione terroristica di Hamas’.
Con questa operazione si delinea in modo più preciso il disegno di Israele: cancellare la presenza palestinese dalla Striscia di Gaza per far propria quest’area geografica in previsione della formazione di uno Stato più rispondente alle sue mire espansionistiche. E chissà che domani non sia la volta della Cisgiordania. Ma non sempre la forza militare determina la vittoria politica.

CASTEL NORMANNO

Forse non siamo teneri con la sinistra, ma pare sia bene partire da se stessi. La crescita è difficile, con quelle foto di gruppo dei nostri campioni del rinnovamento, e ‘meglio Soru’ indica solitudine più che unione, ma lo spettacolo della destra sarda è ineguagliabile, la compagnia, pur nella grave assenza di Mauro Pili, esemplare. Pro-console il discendente di un commercialista di Mediaset, subito andato in pellegrinaggio alla Certosa. Limpide le sensibilità federaliste della sua squadra.
AN è di specchiata tradizione autonomista, con quel fascismo sardo un po’ speciale, classica dittatura periferica e la mordacchia, in combutta con la Chiesa, ai poeti improvvisatori; il Movimento per l’autonomia di Raffaele Lombardo (chissà se il cognome ha pesato nell’alleanza con Bossi) ha per procuratore locale il sindaco Cuccureddu: si teme che Castelsardo, dopo essere stato Castelgenovese e Castell’Aragonese, possa diventare Castelnormanno. In Gallura, meno meridionalista dell’Anglona, invece dell’MPA vi è la Lega Nord: il carroccio di Alberto da Giussano potrà avere un posto d’onore nel carnevale tempiese, e i leghisti potranno riempire qualche ampollina in quel Rio di li Saldi che presso Vignola fa da confine. Su tutti vi è però il PsdAZ: si allea con Berlusconi, e scrivendo, pur con rozzezza concettuale e terminologica, che “nessun partito italiano è ideologicamente e culturalmente compatibile con i sardisti, per la naturale dipendenza di cui essi soffrono dal pensiero unico commerciale, subdolamente imposto, divulgato e difeso dal sistema finanziario globalizzato” compie un vero capolavoro, arricchito da quel ‘niente centrali e scorie nucleari in Sardegna’ che non dice no al nucleare, o dalla ‘chiusura dei poligoni militari’ che non dice ‘chiusura delle basi militari’. E, infine, non dimentichiamoci i CP, Cristiano Popolari (ribattezzabili Costruire Presto per la nota sensibilità urbanistica del leader Antonio Satta) ed altri sparsi geni della politica.
Il programma di questa composita compagnia, di una debolezza disarmante, si può sintetizzare in una frase: non ostacolate i poteri forti, nelle coste come nelle campagne, nelle città come nelle partite doppie.

DA BOSSI A BERLUSCONI

Il Partito Sardo d’Azione ci riprova: qualche hanno fa ha promosso un’alleanza elettorale con la Lega Nord, subendo una meritata umiliazione; adesso si ripete non più attraverso un rapporto diretto con Bossi ma con Berlusconi. Di bene in meglio, certamente la scelta del suo gruppo dirigente è uno strano modo di rivendicare l’autonomia della Sardegna. ‘Il Presidente Soru – sostiene questo gruppo dirigente – non ci ascolta e non difende gli interessi del popolo sardo’. Sicuramente Soru non è esemplare, sotto l’aspetto della collegialità, nella gestione della Regione. Ma l’alternativa è davvero l’alleanza con la coalizione governata da Berlusconi? Non è questa destra la compagine che intende dare l’assalto alla nostra isola espropriandola, come sempre ha fatto, dei beni che appartengono alle nostre comunità in nome di uno sviluppo che ha prodotto esclusivamente degrado ambientale e arretratezza? E che dire dell’uso militare di vaste aree dell’isola finalizzate ad operazioni di guerra nel Mediterraneo e nel Medio Oriente?
In realtà le scelte di chi dirige attualmente il PSd’Az sono motivate in modo fittizio e poco convincente rispetto agli obiettivi che si vorrebbero raggiungere. Sembra prevalere piuttosto l’aspettativa, da parte dei massimi dirigenti, di un loro inserimento, a tutti gli effetti, nella Casta da cui sono da tempo esclusi. Del resto, la presenza nelle istituzioni non è la sola strada possibile per conquistare l’autonomia o l’indipendenza della Sardegna. Con mezzi del tutto pacifici è possibile condurre, in un rapporto reale con il popolo sardo, una battaglia politica per la conquista di migliori condizioni vita e di indipendenza dalle prevaricazioni di chi, continentale o sardo, voglia limitare le libertà della nostra isola. Perché i dirigenti del PSd’Az non provano a praticare questa strada? Sicuramente ritroverebbero l’unità anche con quella parte del Partito che giustamente, non condividendo le scelte della maggioranza, ha deciso di prenderne le distanze.

1 Commento a “Ancora piombo fuso”

  1. Redazione scrive:

    http://guerrillaradio.iobloggo.com

    il sito di Vittorio Arrigoni, attivista pacifista e unico corrispondente italiano a Gaza, che sta raccontando, anche per ‘Il Manifesto’, la sua vita sotto le bombe.

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