Ancora sulle elezioni

5 giugno 2010

astensione

Marco Ligas

Penso che le prime valutazioni sulle elezioni risultino in buona parte confermate da un esame più ampio. È innegabile che le astensioni rappresentino il dato più preoccupante. Gli altri aspetti si possono sintetizzare così: 1) c’è una perdita di consensi dei due partiti maggiori, il Pd e Pdl solo in poche realtà superano, e di poco, il 20% dei voti, 2) le formazioni legate a questi due partiti si rafforzano, anche se non in modo rilevante e cresce il numero delle liste minori (altro che bipolarismo!), 3) l’IRS si consolida notevolmente e la sua crescita è distribuita in tutta la Sardegna, 4) si rafforza anche l’Italia dei Valori, 5) il centro sinistra non amministrerà più 7 provincie, e sembra difficile che possa rimontare nelle tre dove si andrà al ballottaggio, anche se tutto è possibile.
Se queste affermazioni sono imposte dai numeri, quali altre valutazioni possiamo fare? Mi soffermo ancora sulle astensioni anche a costo di ripetere cose già dette. Leggo nell’atteggiamento di chi non va a votare un misto di rabbia e di sfiducia. E la ragione è sin troppo evidente: questi elettori non riscontrano nelle attuali classi dirigenti alcuna disponibilità a raccogliere la domanda e il bisogno di cambiamento che viene da tanti settori della società. Limito le mie considerazioni agli elettori di sinistra o di centro sinistra che disertano le urne e faccio qualche esempio.
È diffusa in questi elettori un’avversione per uno sviluppo che non sia rispettoso dell’ambiente e del paesaggio. Ciò nonostante molti dirigenti del centro sinistra non colgono e/o non condividono questa sensibilità. Recentemente, a livello nazionale, non ha scandalizzato nessuno (anche nel centro sinistra) la decisione del governo di reprimere la protesta della popolazione della Val di Susa che si opponeva alla costruzione del traforo. Il sindaco Chiamparino ha affermato addirittura che se il PD rinuncerà a quest’opera pubblica lui si dimetterà dal partito. In Sardegna si usano sistematicamente i nostri territori per le esercitazioni militari; recentemente è stata presa la decisione di prestare queste basi (Quirra) ad altri Stati dell’UE perché anch’essi ne facciano lo stesso uso (cfr. l’articolo di Costantino Cossu nel n. 75 del manifesto sardo). Non mi pare che queste notizie preoccupino più di tanto i gruppi dirigenti dei partiti democratici. La Maddalena doveva diventare, anche nelle intenzioni del centro sinistra, un punto di riferimento fondamentale per le attività turistiche di élite. Quando venne presentato questo progetto non si parlò neppure della necessità di risanare le acque dell’arcipelago; eppure le esercitazioni della marina militare statunitense le aveva fortemente inquinate nel corso di diversi decenni. In seguito allo spostamento del G8 molte opere iniziate sono rimaste incompiute e una buona parte degli investimenti effettuati sono finiti nelle tasche dei vari imprenditori che hanno provveduto a ricompensare adeguatamente i fautori di questi progetti. Tutto ciò mentre le infrastrutture presenti nella nostra regione sono del tutto inadeguate e non consentono la promozione di un processo di sviluppo che sappia unire obiettivi come l’occupazione e la tutela ambientale. Si ipotizzano continuamente interventi speculativi in aree che dovrebbero essere protette (Teulada, Capo Mannu, Sinis e altre ancora). Talvolta questi progetti vengono accolti con disponibilità da tutti gli schieramenti; si determina così un forte malcontento in chi si aspetta dal centro sinistra comportamenti più coerenti e rispettosi della legalità. Stefano Deliperi interviene ripetutamente nel nostro quindicinale mettendo in evidenza i danni che queste operazioni immobiliari producono. C’è dunque anche una questione di moralità.
In epoche che risultano ormai lontane era convincimento comune che i partiti della sinistra fossero estranei a operazioni speculative. Oggi non è più così e non perché la propaganda avversaria sia diventata più aggressiva, ma perché sono presenti anche nel centro sinistra fenomeni di immoralità e di corruzione. Per queste ragioni bisognerebbe porre nuovamente tra gli obiettivi fondamentali della sinistra la questione morale e applicare anche con severità le regole perché questo principio venga rispettato.
A Cagliari nel centro sinistra c’è stata una lunga polemica sulle candidature e si è arrivati alla presentazione di due candidati. Quella di Milia è stata contestata perché ha un processo ancora in corso. Io conosco solo superficialmente Graziano Milia, penso che sia una persona per bene, mi pongo però questa domanda: era proprio indispensabile la sua ricandidatura? Non si poteva arrivare ad una soluzione condivisa che forse avrebbe potuto riconsegnare al centro sinistra sin dal primo turno la provincia di Cagliari? Questa scelta naturalmente non poteva avere il significato di prepensionare politicamente Milia. Una persona della sua esperienza può svolgere un ruolo importante anche fuori dalle istituzioni, a livello sociale, nella ricostruzione di una rete capace di promuovere la partecipazione e il coinvolgimento di tanti cittadini in iniziative di varia natura, dalla difesa delle libertà individuali al rilancio del diritto al lavoro e altro ancora. Questa ipotesi naturalmente vale anche per tanti altri dirigenti che spesso dimostrano di voler svolgere, all’interno della propria organizzazione, solo il ruolo di dirigente. Perché non si lavora per rompere questo nesso per cui un dirigente di partito deve essere necessariamente il rappresentante nelle istituzioni? È così difficile la messa in discussione di questo vincolo che alla lunga è diventato un privilegio? Ma ben venga questa rottura!
Nella provincia di Nuoro si è verificata un’altra lacerazione nel centro sinistra. Che cosa fa la direzione regionale del PD? Espelle i dirigenti del gruppo dei dissidenti come se fosse questo il modo per risolvere i contrasti e rafforzare la democrazia interna di un partito. Insomma siamo ben lontani dall’immagine di una forza politica capace di rispettare le regole della democrazia e nello stesso di prefigurare un’alternativa al centro destra. Seppure saranno revocate le espulsioni non sfugge come questa decisione assumerà solo un carattere di convenienza: fare in modo che si ricostituisca lo schieramento del centro sinistra per poter vincere le elezioni.
Ecco, se si vuole capire e dare una risposta al progressivo ridimensionamento del centro sinistra non si possono sottovalutare le vicende accennate che sono una delle ragioni più importanti della distanza degli elettori dalle urne.
E i temi del lavoro? Recentemente il segretario generale della CGIL sarda ha detto, in una intervista al manifesto sardo, che la politica è talvolta assente quando si parla di lavoro. Si tratta di un’affermazione importante che mette in evidenza la subalternità che il centro sinistra mostra quando vengono affrontate queste questioni. Troppo spesso le politiche industriali vengono decise esclusivamente dalle aziende: sono loro che stabiliscono quando investire e dove, quando interrompere le attività o dislocarle altrove, quando chiedere il sostegno pubblico. Sindacati e partiti quasi sempre si muovono di rimessa. L’idea di una presenza del pubblico sembra diventata un’eresia e non è un caso che gli imprenditori non solo stabiliscono da soli la dimensione dei loro interventi ma riescono ad orientare anche il voto dei lavoratori che si sentono ricattati dalle scelte aziendali. Io ritengo che nei periodi di crisi le fasce più deboli della popolazione siano sempre più esposte alla prepotenza dei nostri avversari e se non si presentano alternative credibili il loro consenso per le forze della sinistra è destinato a ridursi.
Un’ultima considerazione. Qualche compagno ha visto nella tenuta del centro sinistra a Sassari una possibilità di riscatto per l’intero schieramento democratico. E ha ipotizzato anche una possibile leadership in Ganau, il sindaco che è stato rieletto a Sassari. Sicuramente il risultato sassarese è incoraggiante e dimostra che quando si migliora l’unità tra le diverse formazioni è più facile vincere un confronto elettorale. Non enfatizziamo però questo successo e non dimentichiamo che l’unità è stata costruita in modo molto eterogeneo. E soprattutto non commettiamo lo stesso errore che si è commesso con Soru quando si è ritenuto di aver trovato un leader carismatico capace di affrontare e risolvere i gravi problemi della nostra regione. Il centro sinistra non può e non deve avere nessun leader carismatico, deve trovare la sua capacità di direzione politica in un collettivo che sia espressione delle diverse realtà della Sardegna e che sappia offrire una prospettiva che garantisca il lavoro, la legalità e la tutela dell’ambiente.

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