Art. 140 della Costituzione. Pasolini e le insussistenze dei fatti

16 novembre 2015
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Giuliana Mura

La  nostra Costituzione è ampia, voluta così dall’Assemblea per scolpire principi e libertà inviolabili. La tendenza degli attuali Governi è invece quella di tagliare: dieta snellente definita progressista.

Trovo viceversa rivoluzionario arricchirla ancora. Parafrasando il monologo del film Viva l’Italia direi che “per conservare l’identità come cittadini in questo Paese bisogna inserire un nuovo articolo, il 140, perché tutti abbiano il diritto di conoscere la verità”. Placido interpreta il politico per carriera che ha un problema. Non riesce più a dire bugie. Domanda ai ragazzi come si possa invidiare uno come lui che ha parlato sempre di valori e non ha mai rispettato la moglie.

Pasolini sul Corriere della Sera scrisse un pezzo, un’opera d’arte, sui capri espiatori e sulle strategie delle tensioni. ”Io conosco, disse, i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe istituito a sistema di protezione del potere: strage di Milano 12/12/69, stragi di Brescia e Bologna 1974”. Seppe i nomi di coloro che diedero disposizioni per assicurare protezioni di potenti che con l’aiuto della CIA crearono le crociate anticomuniste, di persone serie e importanti che coinvolsero i   ragazzi che scelsero le atrocità fasciste, dei malfattori comuni che si misero a disposizione.

Trapassati remoti: la storia si fa ora con i metodi affinati invisibili della società liquida di Bauman ad obiettivi poliedrici e fugaci. Tuttavia in analoghe fattispecie i fatti di reato continuano a non sussistere e gli autori ad essere sconosciuti. Solo le  vittime, terre e persone che vi abitano, esistono, resistono, anzi aumentano. Per esempio, nelle manifestazioni come quella recente di Teulada si evidenziano le aggressività dei partecipanti che vogliono tutelare con dignità e autonomia il proprio territorio; non si dice niente invece delle assenze di sindaci o consiglieri o deputati eletti dal popolo sardo.

Così è resa irrilevante, dunque  giustificata ed assunta a sistema, la perseveranza di chi sperimenta, bombarda e inquina per fini bellici o altri non meglio noti. I riti che si svolgono per reati ambientali o presunti tali vedono spesso gli operatori del diritto e le comunità che chiedono una qualche “verità” costrette ad arenarsi nei segreti di Stato o di varia natura. A poco valgono gli strumenti che la civiltà pone a tutela delle libertà fondamentali: come la libertà di nascere e vivere sani.

Spesso i procedimenti giudiziari o le inchieste e le interrogazioni parlamentari dello Stato di diritto si imbattono nell’altro Stato, in un muro di gomma come è successo per Ustica, oppure in trattative dove si  nascondono verità e segreti: luoghi altri, extra istituzionali, occulti che permettono e permetteranno di chiudere  con la formula “il fatto non sussiste o non costituisce reato” o “ne sono ignoti gli autori”, tutti episodi che nel vocabolario italiano, meno equivoco del  linguaggio usato da legislatori, si chiamano Stragi.

Le formule di impunità restano  immutate. “Io so. Ma non ho prove e nemmeno indizi. So perché sono un intellettuale, uno scrittore che cerca di seguire ciò che succede, di immaginare ciò che non si sa o che si tace”. Sono segreti dell’Italia, isole comprese ed incomprensibili ai più. Consuetudini nelle democrazie ai tempi dei “virtuali”.

Foto Francesca Corona

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