Tutto bene a Quirra

5 Giugno 2014
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Walter Falgio

“Non siamo in presenza di un disastro ambientale” sarebbe la notizia contenuta nella relazione del professor Mario Mariani del Politecnico di Milano incaricato dal giudice per le udienze preliminari, Nicola Clivio, di effettuare una perizia sul poligono di Quirra. La fatidica frase contenuta a pagina 18 della relazione depositata ieri al Tribunale di Lanusei nell’ambito del procedimento penale a carico di venti indagati, compresi generali, un ex amministratore locale, esperti e docenti universitari, campeggia naturalmente sulle prime pagine di tutti i giornali. “Ma”, osserva Giuseppe Caboni, uno degli avvocati dello staff che difende i Comuni di Escalaplano e Ballao e diverse famiglie di ammalati, “siamo proprio sicuri che l’assenza del disastro ambientale sia il cuore del problema nei termini processuali? Perché di questo si parla, mi pare”. Secondo l’avvocato basterebbe rileggere le ipotesi di reato formulate dal Procuratore Domenico Fiordalisi, soprattutto quelle a carico dei militari, che riguardano omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri e omissione di atti d’ufficio dovuti per ragioni di sanità e igiene, per desumere che gli elementi a giustificazione di un eventuale rinvio a giudizio restino in piedi anche alla luce della perizia. “Per esempio, l’articolo 437 del Codice penale richiamato dall’accusa”, continua Caboni, “parla chiaro: per accertare le responsabilità basta che all’interno del poligono si sia verificato un infortunio causato dall’omissione delle dovute cautele, il disastro è un’aggravante. E noi sappiamo che qui si tratta molto più di un infortunio”.
La relazione di Mariani, se da un lato non paventa il rischio radio-tossicologico riguardo “ad una situazione stazionaria e definita nello spazio e nel tempo, quale quella riferibile alle condizioni dei luoghi ‘fotografate’ durante i campionamenti”, dall’altro lascia aperto l’interrogativo probabilmente più inquietante. Nel caso “di un evento immediatamente conseguente esercitazioni di sparo o esplosione di ordigni”, “gli esseri viventi privi delle necessarie protezioni a difesa da situazioni di elevata polverosità, potrebbero metabolizzare, inalare o ingerire quantità di contaminante”. Nel lavoro del perito si ammette quindi che l’attività militare, come è noto, “ha comportato la ripetuta esplosione nel tempo di ordigni in aria e al suolo e ha certamente causato la sospensione in aria di particolato fine”, nonché “la deposizione in superficie soprattutto nei tempi brevi dopo l’evento”. Pertanto afferma la presenza di quei metalli “spesso diversamente aggregati rispetto alla matrice naturale”, quindi difficilmente rilevabili, “e spesso vaporizzati in ambiente” che la dottoressa Maria Antonietta Gatti chiama nano-particelle. Mariani non a caso rimanda direttamente alla relazione dell’esperta in bioingegneria agli atti del processo dove si legge: “Queste polveri rappresentano un rischio per la salute umana, essendo già stato dimostrato dalla scuola di Leuven”. E ancora, “che polveri da 0,1 micron se respirate possono superare la barriera polmonare e raggiungere il sangue in 60 secondi”. Gli effetti nefasti di questa intromissione nel corpo umano secondo la scienziata possono essere ictus, infarti del miocardio e tromboembolie polmonari. “Ma nella maggioranza dei casi, le polveri possono raggiungere tutti i distretti anatomici del corpo umano”, continua la relazione della Gatti, quindi infiammare i tessuti e dare origine a patologie tumorali. Il torio radioattivo è stato ritrovato proprio nei corpi di dodici cadaveri di pastori che lavoravano attorno al poligono riesumati su mandato del procuratore Fiordalisi durante lo svolgimento dell’inchiesta e la stessa Gatti, nell’analisi di due pecore nate deformi, scriveva: “In entrambi gli agnelli malformati provenienti dalla zona di Quirra sono stati trovati corpi estranei di origine esogena. Questi feti non sono mai stati esposti all’inquinamento ambientale quindi significa che la madre ha trasmesso attraverso la circolazione questi detriti che aveva nel suo sangue”. E poi argomenta: “La madre è sicuramente stata esposta ad un inquinamento ambientale che ha inalato o mangiato”. I detriti di cui parla sono metalli pesanti come antimonio, acciaio, ferro, piombo, zinco effetto delle esplosioni e combinati in nuove leghe “non riscontrabili in un normale inquinamento urbano”.
Mariani su questi aspetti non approfondisce la perizia sostenendo che non sono state analizzate matrici biologiche per diverse ragioni, compresa la divergenza di opinioni dei periti e auspicando che in futuro si effettuino più studi specifici con l’apporto di tutte le figure professionali necessarie. Tuttavia indica dei possibili sistemi di prevenzione alla diffusione delle polveri che evidentemente non sono stati messi in atto da chi avrebbe dovuto: diffusione di acqua nebulizzata, irrigazione a pioggia o neve artificiale. “Ad esempio”, scrive, “pensando al sito dei brillamenti, i sistemi di abbattimento potrebbero essere collocati secondo uno schema perimetrale predefinito ad opportuna distanza dall’area calda”.
L’avvocato Caboni non ha dubbi: “Il risultato della perizia è incompleto, da tempo tutti i legali avevano sollecitato al giudice il coinvolgimento di un gruppo di esperti con diverse competenze e non di un unico consulente”. Una posizione ancora più dura è espressa dal Comitato Gettiamo le basi che parla di utilizzo di metodologie d’indagine inadeguate come quelle utilizzate in Kosovo: “Scienza a parte, però, basta un briciolo di buon senso per capire che sostanze tossiche, nocive e/o radioattive, se sparate o fatte brillare, si frantumano in un aerosol di polveri sottili e sottilissime, si disperdono a grandi distanze, non restano strette strette appollaiate su un albero o una roccia nel punto d’impatto”, dice Mariella Cao del gruppo antimilitarista. La discussione pare dunque ancora apertissima e lo si capirà certamente anche il 18 giugno al Tribunale di Lanusei quando il professor Mariani presenterà in aula il suo lavoro.

1 Commento a “Tutto bene a Quirra”

  1. Giacomo Oggiano scrive:

    Bisogna dare atto alla giunta regionale di aver, per la prima volta, avanzato la necessità, tutta politica, di “gettare le basi”.Perché è assurdo negare l’uso di tanta parte di territorio alle popolazioni locali per giocare alla guerra, sperimentare (facendosi pagare) armi che alimentano traffici tra i più loschi, in un paese la cui costituzione la guerra la ripudia. Sì, il disastro ambientale non c’è mai stato, e i poligoni non si chiudono invocando la via giudiziaria per disastri inesistenti. In questo modo si fa il gioco di chi li vuole tenere aperti. Ben vengano gli accertamenti per punire chi nei luoghi dove ci sono state esplosioni non ha preso le cautele a difesa del personale militare. Le esplosioni, ma anche le combustioni ad alte temperature, generano particelle che se inalate possono generare patologie. Lo dicono i patologi non la Dott.ssa Gatti, che non è un medico ma un fisico che svolge funzioni di microscopista. Comunque anche lei non ha trovato un bel niente. Non si può dire “Scienza a parte ….” No l’unico modo per stabilire se se l’altipiano di Quirra è inquinato ha un solo metodo accettabile: quello scientifico. Senza le supercazzole dei presunti esperti nati operazioni mediatico-affaristiche all’ombra di Grillo . Qui erano già pronti a “bonificare”, per la gioa della camorra, 13.000 ettari di suoli incontaminati. A proposito, l’acciaio non è un metallo ne ingeriamo ogni giorno, sotto forma di nanoparticelle ma anche di pattadesi (più nocive).

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