Candidature estemporanee

1 settembre 2017
[Marco Ligas]

Manca poco più di un anno alle prossime elezioni regionali e al momento non sembrano attendibili cambiamenti significativi della politica della Regione, sempre più caratterizzata dall’immobilismo. Risulta lontana anche un’anticipazione del voto, possibile solo in seguito alle dimissioni dell’attuale Presidente della Giunta o alla sfiducia formale del Consiglio Regionale nei confronti del capo dell’Esecutivo. Sono questi gli unici casi in cui sarebbe obbligatorio lo scioglimento del Consiglio regionale e il ritorno alle urne prima del previsto.

Ma nessuno sollecita questa ipotesi e nessuno sembra preoccuparsene: questo è l’orientamento prevalente che emerge dai comportamenti di chi amministra la Regione; per questi dirigenti non è opportuno affrontare iniziative dall’esito incerto che potrebbero provocare anche il voto anticipato, da loro non auspicato e certo non per ragioni legate agi interessi del popolo sardo. Ed è perciò singolare che nel corso di queste settimane, pur in assenza di una riflessione sull’attuale legge elettorale da parte di chi governa la Regione, emergano candidature a Governatore della Regione poco rispettose dei principi della democrazia e della collegialità; sorprende che gli stessi schieramenti di centro sinistra o centro destra o altri di nuova formazione, indichino con sollecitudine ipotetici Presidenti, come se si dovesse votare necessariamente con la stessa legge elettorale del 2014, ritenuta immodificabile.

Evidentemente per questi ipotetici candidati e per le forze politiche che li sostengono non hanno importanza le decisioni assunte recentemente dalla Corte Costituzionale sull’attribuzione dei premi di maggioranza. Così come non ha importanza che, in caso di ballottaggio, il 55 per cento dei seggi del Consiglio regionale possa essere assegnato alla coalizione del Presidente proclamato eletto anche se la percentuale di voti ottenuti è compresa tra il 25 ed il 40 per cento!

In questo modo la stessa rappresentatività dell’assemblea elettiva perderebbe il suo significato originario diventando uno strumento funzionale al consolidamento di un sistema maggioritario non condiviso. Poco importa se viene disatteso uno dei principi fondamentali previsti dall’art. 15 dello Statuto sardo, quello relativo alla rappresentatività, e se al tempo stesso viene dato per scontato che i premi di maggioranza garantiscano automaticamente la governabilità e l’efficienza del processo decisionale.

Questi assunti sono arbitrari perché non è detto che la maggioranza “premiata” rimanga tale per l’intera legislatura; sono frequenti infatti i casi in cui si verifica una sua scomposizione, in queste occasioni la governabilità riesce a mantenersi in vita solo grazie al ricatto “o tutti dentro o tutti fuori”. L’attuale legge elettorale, perché assuma un carattere rispettoso del principio della rappresentanza, richiede altre due correzioni importanti che non possono essere eluse o scavalcate dalle scelte che considerano come obiettivo prioritario l’indicazione dei prossimi candidati a Governatore.

La prima riguarda l’introduzione della doppia preferenza di genere per favorire una più equilibrata rappresentatività consiliare della società sarda nelle sue differenze di genere. È singolare come sull’opportunità di questa correzione tutti di dichiarino favorevoli, salvo poi eluderla quando arriva il momento della scelta definitiva da concretizzare attraverso la votazione. La seconda è relativa all’abbandono del modello presidenziale in favore di un modello parlamentare corretto da meccanismi di razionalizzazione e stabilizzazione del rapporto tra esecutivo e legislativo.

Non è accettabile che l’elezione del Presidente sia centrale rispetto a quella dell’Assemblea che assumerebbe così un carattere accessorio e dipendente rispetto al Presidente. Nei sistemi democratici il perno deve essere sempre l’Assemblea elettiva: questo obiettivo fondamentale deve essere tutelato sempre con il massimo rigore. Per l’insieme di queste ragioni sarebbe opportuno che chi intende proporre candidature di futuri Presidenti si impegnasse con maggiore determinazione, e da subito, nella correzione dell’attuale legge elettorale.

1 Commento a “Candidature estemporanee”

  1. giovanna angius scrive:

    Carissimo Marco,
    apprezzo che in tono garbato e con estrema sinteticità abbia illustrato gli elementi essenziali di una legge elettorale che garantisca il principio della rappresentatività.
    Purtroppo, gli eletti alle ultime elezioni, ma in generale tutti gli appartenenti alle forze politiche attualmente al governo della regione, non hanno interesse a modificare la legge elettorale vigente che nega il fondamento stesso della rappresentatività. La cosa più grave però è che i cittadini non abbiano contezza della lesione del principio democratico della rappresentanza negli organismi elettivi costituita dall’attuale legge elettorale regionale. A parte pochi “estremisti”, nessuno sembra preoccupato del fatto che andremo a votare con le stesse regole che hanno determinato questo consesso regionale connotato per un verso dall’immobilismo e per altro verso da modifiche legislative che niente hanno a che fare con lo sviluppo e gli interessi dei cittadini.
    Come sai penso che, dati i risultati negativi del sistema maggioritario, è necessario ritornare al proporzionale e al sistema di elezione del presidente da parte dell’Assemblea. Purtroppo sono molto pessimista sulla possibilità di creare un movimento che abbia la forza di spingere in questo senso per costringere le forze politiche a prendere concrete iniziative quantomeno per correggere l’attuale sistema.

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