Caro Andrea

9 ottobre 2017
Marco Ligas

La lettera di Marco Ligas sul dibattito in corso sulla legge elettorale regionale inviata a Roberto Loddo e Andrea Pubusa direttori del Manifesto sardo e di Democrazia oggi (Red).

Il dibattito in corso sulla Legge elettorale regionale mi suggerisce alcune considerazioni e precisazioni che vorrei portare a conoscenza dei lettori dei nostri siti online, soprattutto dopo l’ultimo intervento di Andrea Pubusa.

Conosco Andrea da molti anni, abbiamo fatto scelte politiche comuni, le nostre posizioni sono abbastanza omogenee, naturalmente in qualche occasione abbiamo espresso ed esprimiamo tuttora opinioni diverse, guai se non fosse così. I nostri rapporti comunque sono stati sempre corretti (almeno sino ad alcuni mesi fa) e caratterizzati dal rispetto reciproco. Nelle relazioni con i suoi interlocutori, quando non c’è una corrispondenza di opinioni, Andrea diventa polemico in modo eccessivo e si lascia prendere dalla ricerca dell’ironia non sempre necessaria. È per queste ragione che gli rimprovero di assomigliare, in quelle occasioni, ad un giovane goliardo sopravvissutoNegli ultimi mesi, sulle proposte relative alla nuova legge elettorale regionale, Andrea ha accentuato l’uso dell’ironia presentando le posizioni diverse dalle sue in modo scorretto.

Qui è necessaria subito una precisazione: i comitati per il NO, dopo il 4 dicembre, hanno deciso di lavorare tutti insieme al fine di ipotizzare le linee portanti di una NUOVA LEGGE ELETTORALE REGIONALE (sottolineo regionale). Tutti i comitati, compreso quello di Cagliari, nel frattempo denominatisi Coordinamento dei comitati per il NO, hanno condiviso questo impegno. Col passare del tempo però la presenza dei rappresentanti di Cagliari si è ridotta. Naturalmente questo atteggiamento ha sorpreso gli amici e i compagni degli altri comitati sardi. Tutti si sono posti due domande che sintetizzo così: 1) “Se dobbiamo ipotizzare le linee fondamentali di una legge regionale perché parte del comitato di Cagliari non si sente coinvolto?”. E ancora: 2) ”Non vorranno questi compagni di Cagliari decidere anche per noi? Se fosse così sarebbero davvero presuntuosi e scorretti”! Non ho fatto molti tentativi per correggere questi giudizi anche perché penso che i compagni e gli amici del coordinamento avessero delle ragioni per esprimersi così.

Il lavoro comunque è andato avanti sino alla stesura di un documento finale che è stato successivamente inviato ai consiglieri regionali e ai gruppi consiliari perché lo presentassero e discutessero in Consiglio. Mdp ha accolto il nostro invito e ha organizzato, invitandoci, una conferenza stampa condividendo il documento. Anche Rossomori ha accolto il nostro invito condividendo lo stesso documento.

Andrea Pubusa è rimasto infastidito da queste adesioni. Non solo ha definito sedicente il comitato che lui stesso, a suo tempo, ha accolto favorevolmente; successivamente, per l’esattezza in questi giorni, ha considerato una commistione, l’adesione di Mdp al nostro documento. Penso che ci sia del nervosismo nelle sue prese di posizione che lo induce ad un uso improprio della lingua italiana. Nessuno di noi vuole essere ciò che non è, e la nostra formazione politico/culturale non ha niente a che vedere con le commistioni. Andrea sa bene queste cose perché, come dicevo prima, ci conosciamo da diverso tempo.

Mi viene spontaneo fare questa considerazione: probabilmente Andrea è un po’ stanco in conseguenza del lavoro che sta facendo, ha troppe responsabilità soprattutto in prima persona. Forse sarebbe opportuno che applicasse un principio che abbiamo imparato nel corso dell’esperienza comune fatta nel Manifesto: praticare cioè LA ROTAZIONE DEGLI INCARICHI non per abbandonare l’impegno politico (non credo che ci riusciremo) ma per consentire ai più giovani con i quali lavoriamo di assumere loro nuove responsabilità. Io penso che così facendo Andrea riuscirebbe ad essere più tollerante nei confronti delle opinioni degli altri.

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