Caro Soru ti scrivo ….

16 febbraio 2011

Gianni Loy

così mi chiarisco un po’. Immaginando una prospettiva parzialmente diversa in relazione al dibattito che, all’indomani dei risultati delle primarie del centrosinistra cagliaritano, accende gli animi. Molto ruota sulla posizione che hai assunto nelle indicazioni di voto per le primarie. E’ un fardello che, nel bene e nel male, ti porti appresso da quando hai accettato la sfida della politica. E quando la gente lo sa, che sai suonare – come insegnava Fabrizio De André –  suonare ti tocca  per tutta la vita, e la gente ti sta ad ascoltare. Anche perché – aggiungo io – lo scossone che hai dato alla cultura politica isolana non è stato cosa da poco. Non possiamo quindi non partire dalle osservazioni che hai fatto, e ribadito, per quanto riguarda la scelta di appoggiare Cabras come candidato sindaco in occasione delle primarie del centro-sinistra. Il ragionamento, di per sé, non fa una grinza. Perché anche così si fa politica. Ché la politica non è l’emozione improvvisa di un momento, la reazione istintiva, l’incapacità di dialogare anche con chi si è comportato in maniera gravemente scorretta nei tuoi confronti, ciò, anzi, potrebbe denotare nobiltà d’animo. Il problema, però, è che quel ragionamento può sicuramente apprezzarsi, come espressione di lungimiranza politica, secondo alcuni anche tattica, all’interno di una organizzazione politica, il PD, ma assume tutt’altro significato in un ambito più vasto, cioè tra chi, cittadino di Cagliari e quindi direttamente interessato  alla gestione della città,  si colloca  al di fuori di quell’orizzonte pur riconoscendosi parte di un movimento progressista e di sinistra, pur essendo politicamente impegnato a vari livelli, pur facendo parte di di un’Associazione quale Sardegna Democratica. Ora che le primarie si sono concluse con l’indicazione di un candidato sindaco, i problemi relativi alla imminente campagna elettorale  non sono venuti meno. Tutt’altro. Chi ha partecipato alla consultazione potrebbe sentirsi impegnato, direi burocraticamente, al rispetto dell’impegno assunto. Mentre chi si è tenuto fuori, non sentendosi rassicurato dal senso di quelle primarie, può altrettanto legittimamente immaginare ed impegnarsi per scenari diversi all’interno di un fronte progressista e nazionalitario. Partendo da questo seconda prospettiva, mi pare che  il vero limite di queste primarie consiste nel fatto che non si è trattato di una consultazione orientata verso la società che, tra qualche mese, dovrà esprimere un governo per la città, ma piuttosto di una conta interna al sistema dei partiti. Gli stessi partiti che non condividevano la proposta di candidare Cabras non hanno saputo guardare nella società alla ricerca di un valido trait d’union ma si sono arroccati al loro interno, alcuni solo per contarsi, senza illuminare lo scenario con qualche significativa prospettiva politica. Avrei votato per Giuseppe Andreozzi, se mi fossi recato ai seggi, ma solo per testimoniargli stima ed amicizia. E spero che non me ne voglia, visto che la stima non viene meno anche se considero la sua candidatura come una meteora all’interno di un partito che si va dissolvendo nelle sue anime antagonistiche ed irriducibili tradendo quella speranza che, non più tardi di qualche anno fa, aveva acceso in una parte dei sardi. Queste primarie, in definitiva, non hanno lasciato – non lasciano – alcuna traccia nella campagna per le prossime comunali, e più in generale nello scenario politico prossimo venturo. Ciò giustifica, e mi impone, di continuare ad auspicare, ed a ricercare, diverse possibili prospettive, cioè possibili aggregazioni, cioè possibili candidati, Non in un un’ottica di contrapposizione alla proposta scaturita, mediante le primarie,  dall’iniziativa di alcuni partiti politici, ma  per arricchire lo scenario e rappresentare istanze progressiste, di organizzazioni politiche, di movimenti, di uomini e donne che, com’è evidente,  non trovano rappresentazione nella proposta scaturita da queste primarie. Il problema che ci si presenta, dal mio punto di vista, non è la legittimità di chi sia uscito vincitore dalle primarie. Di essa si assumono – si assumeranno – la responsabilità i partiti che hanno organizzato la consultazione, nei limiti del successo – o dell’insuccesso – di tale consultazione.  Dal mio punto di vista, il problema è quello della idoneità a rappresentare, di fronte al futuro corpo elettorale, i bisogni e le aspettative, anche in-espresse, di quella larga maggioranza, progressista, che è rimasta fredda ed indifferente rispetto ad una consultazione interpartitica che neppure ha coinvolto tutti i partiti della costellazione del centro sinistra. Questo aspetto, peraltro, non può essere trascurato neppure da parte di chi ha partecipato, e molti lo hanno fatto con passione, alle recenti primarie. Mi chiedo se possano sentirsi rassicurati dal rispetto “burocratico” di un risultato, o se debbano continuare a chiedersi se la proposta scaturita dalle primarie sia veramente la più idonea a rappresentare quei bisogni e quelle aspirazioni che la politica, per sua natura, è chiamata a rappresentare. Spero che nessuno pensi che più di così non si possa fare. Spero che prevalga una concezione  “alta”, capace di guardare al di là, di cercare ciò che può unire piuttosto che ciò che può dividere, anche perché,  ne sono fermamente convito, non si possono lasciare inevase le aspirazioni e le istanze di chi (per vari motivi) non è disposto a salire sull’unico carro progressista sinora predisposto per l’imminente consultazione elettorale. Anche per questo il mio sguardo va oltre questo limite angusto, alla ricerca di tante positive esperienze, grandi e piccole, che quel sistema di partiti non riesce a contenere, o non appieno. Non con un solo carro, quindi, muoviamoci con una carovana. Senza contrapposizioni e con allegria. E’ l’esigenza di non perdere nessun pezzo,  di valorizzare ogni istanza politica, così mi chiarisco un po’, che mi spinge a desiderare che venga fuori, perché certamente esiste, un’opzione alternativa e non contrapposta,  sicuramente progressista, sicuramente identitaria, capace di dialogare con gli uomini e le donne che  dovranno decidere, con il voto, quale sarà il governo di questa città.  Qualcosa capace di scaldarmi – di scaldare – il cuore  anche a chi non è riuscito ad entusiasmarsi per il menù che, sinora, ci è stato servito. Se nascesse qualcosa del genere mi troverebbe sicuramente impegnato.

2 Commenti a “Caro Soru ti scrivo ….”

  1. Fausto Todde scrive:

    Poveri noi! Ma dove vogliamo andare con una sinistra così frastagliata dove ognuno vuole solo imporre il proprio pensiero? L’intervento di Loy é un esempio lampante dello stato della sinistra, dove il passatempo principale consiste nel contestare o differenziarsi da quelli che a rigore dovrebbero essere gli alleati. I commenti che leggo al riguardo delle primarie sono eloquenti: ciò che prevale è generalmente una critica per demolire o comunque sminuire il successo del candidato vincitore. Pochi i comenti che mettono in risalto la scarsa partecipazione come conseguenza della scarsa credibilità dei partiti (in primis il PD) e che nonostante tutto non sembra che si diano una mossa. E poi qualcuno si meraviglia dei sucessi di Berlusconi!

  2. Gabriella Torri scrive:

    Condivido completamente l’osservazione fatta nella nota di Fausto Todde e purtroppo anche io osservo che il problema più grosso non è cosa fa B., ma cosa possiamo fare noi con un’opposizione frammentata e inconsistente che non vuole cambiare e si assenta durante le votazioni…….
    Noi base, almeno in parte abbiamo capito che vogliamo cambiare il modo di fare politica e pensiamo che non serva attaccarsi medagliette e distinguo, ma il processo è lungo e in ogni situazione, anche locale, riemerge il vecchio modo di fare politica e la rivendicazione di appartenenza: Io, personalmente e altri, per fortuna!!!, pensiamo di sentire una fortissima ‘INAPPARTENENZA ‘ a un sistema che deve evolversi e uscire da schemi e parametri che hanno tolto ai cittadini e alle cittadine la possibilità di scegliere e delegare persone affidabili, autorevoli e nuove. La stagnazione è sistema e deve essere smantellata.

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