Centro storico, speculazioni e silenzi

1 maggio 2011

Stefano Deliperi

Con la deliberazione Consiglio comunale n. 10 del 9 febbraio 2011 l’Amministrazione Floris ha approvato uno degli atti più rilevanti del suo mandato per favorire il solito “sistema” cagliaritano basato sul “mattone”, il “piano particolareggiato del centro storico – zona A del Comune di Cagliari e della Municipalità di Pirri”.    Pochi i voti contrari, anche da parte delle opposizioni, alcune astensioni.    Poche le “voci” contrarie, in particolare quella del presidente uscente della Circoscrizione Centro Storico Gianfranco Carboni, paradossalmente non candidato dal suo partito (il P.D.) alle prossime elezioni comunali.   Per il resto silenzio.
Eppure, anche a un’analisi non esaustiva, emergono nel piano adottato svariate previsioni di modifiche a fini privatistici di ambienti e contesti d’interesse paesaggistico/culturale tutelati palesemente incongrue e illegittime. A puro titolo di esempio: edificazione residenziale in Via Tristani e percorsi meccanizzati da Via Tristani al Terrapieno (quartiere Villanova); edificazioni residenziali in Via Fara (quartiere Stampace) e in Via La Marmora (quartiere Castello); edificazioni residenziali presso l’arco di Via Palabanda (quartiere Stampace).   
In poche parole, i pochi spazi “liberi” nel centro storico vengono destinati all’edificazione a fini privati piuttosto che a verde pubblico o a servizi pubblici di quartiere.L’area del centro storico di Cagliari è tutelata con specifico vincolo paesaggistico e con vincolo storico-culturale riguardo numerosi immobili (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) mentre e nel piano paesaggistico regionale – P.P.R. l’area rientra nella tutela di cui al titolo II – assetto storico culturale, anche per espressa indicazione dell’art. 66 (centri di antica e prima formazione) delle norme di attuazione.   Ai sensi dell’art. 47 delle norme di attuazione, “l’assetto storico culturale è costituito dalle aree, dagli immobili siano essi edifici o manufatti che caratterizzano l’antropizzazione del territorio a seguito dei processi storici di lunga durata” e “rientrano nell’assetto territoriale storico culturale regionale le seguenti categorie di beni paesaggistici:  a) gli immobili e le aree di notevole interesse pubblico tutelati ai sensi dell’art. 136 del D.Lgs. 22.1,04, n. 42 e successive modificazioni” oltre ad altri beni d’interesse culturale (es. beni identitari, ecc.).
In tutto il centro storico cagliaritano – tutelato con vincolo paesaggistico – si applicano quindi le disposizioni di tutela del P.P.R. (artt. 47-59 delle norme tecniche di attuazione) fino all’approvazione del nuovo P.U.C. in adeguamento al medesimo P.P.R., in particolare le misure di salvaguardia (artt. 47-49 delle norme tecniche di attuazione).Il piano particolareggiato del centro storico, in buona sostanza, non può svolgere il ruolo assegnato al P.U.C. (di cui è un piano attuativo), tantomeno può degradare beni paesaggistici e culturali tutelati. 
In proposito, le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno inoltrato (24 aprile 2011) uno specifico atto di “osservazioni”, inviato, per opportuna informazione e i conseguenti provvedimenti, anche all’Assessore regionale dell’urbanistica, al Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici, al Soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici di Cagliari, al Soprintendente per i beni archeologici di Cagliari e al Direttore del Servizio regionale tutela paesaggistica di Cagliari. Tuttavia finora – scaduti i termini lo scorso 26 aprile – risulta essere l’unico atto di “osservazioni” inoltrato al Comune, il che la dice lunga sulla reale “volontà” di cambiamento nello strategico ambito dell’urbanistica della pretesa “capitale del Mediterraneo”.
Cagliari ha perso negli ultimi vent’anni circa 20 mila residenti, sono circa 8-9 mila gli appartamenti vuoti a causa di un mercato immobiliare “drogato”. I 4-6 mila euro al metro quadro sono in pochi a poterseli permettere e anche i “signori del mattone Kasteddaio” sono ormai in crisi.
Massimo Fantola, il candidato del centro-destra, con la “vocazione naturale” a fare il sindaco di Cagliari fin da bambino, rappresenta la più grigia continuità rispetto alla melassa inconcludente del sindaco uscente Floris, nonostante il giubbetto sportivo che mai l’abbandona. 
Dai candidati provenienti dall’attuale opposizione, Massimo Zedda (centro-sinistra) in primo luogo, Cagliari si aspetta fatti concreti.  In questi anni se ne sono visti davvero pochi, spesso per iniziativa di Claudia Zuncheddu, anch’essa consigliere comunale uscente e candidata indipendentista.
Eppure, fra la crescente disaffezione da parte dei cittadini-elettori, una leggera brezza di curiosità mista a incertezza spira fra Castello, Via Roma e le periferie. Non diventerà un maestrale, ma di questi tempi le Ylenie Sulanas (illustre e danarosa sconosciuta candidata del centro-destra) non bastano a dare un tranquillo e soporifero ingresso a Palazzo Bacaredda al candidato-già sindaco per “vocazione naturale”…

2 Commenti a “Centro storico, speculazioni e silenzi”

  1. Maria Paola Morittu - Italia Nostra scrive:

    Caro Stefano, solo una piccola precisazione. Italia Nostra non fa parte del coro di silenzi che ritieni abbia accompagnato l’approvazione del Piano Particolareggiato del Centro Storico di Cagliari. Entro il termine previsto, infatti, abbiamo depositato le nostre osservazioni, rilevando l’illegittimità di uno strumento attuativo del PUC -come il PPCS- difforme dallo stesso e il perdurare della misura di salvaguardia, prevista dal PPR in tutto il centro storico, fino all’adeguamento del PUC a quest’ultimo. Abbiamo contestato sia la previsione di edificare quasi cinquantamila metri cubi all’interno di una ventina di vuoti urbani, che la realizzazione di quelli previsti da specifici piani integrati, come quello di Palazzo Aymerich, ancora vincolato, o del “vuoto strategico” di via Fara. Abbiamo rilevato la violazione dei principi stabiliti dalle varie Carte del Restauro, da quella di Atene – che già nel 1931 prevedeva che l’interesse privato fosse subordinato all’interesse collettivo – a quelle di Gubbio e di Venezia, fino alla Dichiarazione di Amsterdam e alla Carta di Cracovia. In conclusione, abbiamo osservato che il PPCS sancisce il definitivo trionfo del “finto antico” sull’autentico, distruggendo quel poco che è sopravissuto alle ripetute “valorizzazioni”, sia attraverso le nuove costruzioni che tramite la realizzazione di restauri filologicamente scorretti.

  2. Stefano Deliperi scrive:

    Bene, Maria Paola. Sono contento che Italia Nostra non faccia parte del “coro dei silenzi”. Devi ammettere che è molto ampio e assordante, purtroppo.

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