Ciao Gesuino

3 luglio 2018
[Marco Ligas]

Ieri è morto Gesuino Muledda, un altro vecchio compagno conosciuto negli anni sessanta.

Gesuino era nato ad Oniferi, una delle zone interne della nostra isola dove le attività agro-pastorali hanno sempre avuto un peso rilevante. Quando veniva a Cagliari ci teneva a ribadire le sue origini e, nei confronti della FGCI cagliaritana, mostrava qualche diffidenza: compagni intellettuali – ci definiva – slegati dai problemi dei lavoratori. C’era in questo giudizio un po’ di verità ma anche una voglia polemica che noi accettavamo volentieri per mantenere viva una disputa amichevole. Non voglio in questa occasione riprendere quelle discussioni pure simpatiche.

Voglio sottolineare piuttosto un aspetto importante delle scelte politiche fatte da Gesuino. Ritengo che non sia stato un voltagabbana come qualcuno, con leggerezza o con acredine, gli ha rimproverato. È vero, lui ha lasciato il PCI, poi il Pds o altre formazioni legate all’esperienza comunista; lo ha fatto però dopo che le nuove formazione avevano rotto le radici col comunismo. È in quelle circostanze che è maturata la scelta sardista sino alla creazione dei Rossomori.

In questa nuova dimensione legata al sardismo è stato importante, tra le altre cose, il ruolo che ha svolto nella Giunta Melis come Assessore dell’agricoltura. Il suo non è stato dunque un trasformismo ma una ricerca continua della relazione tra gli obiettivi legati agli interessi delle classi sociali più deboli e la formazione politica più adeguata per la realizzazione di quegli obiettivi. La stessa adesione che aveva dato ai comitati per il NO in occasione del referendum del 4 dicembre e a quelli per la cancellazione della legge elettorale sarda dimostra la sua coerenza.

Recentemente abbiamo scambiato nuovamente qualche opinione sul passato. Mi ha chiesto perché avessi lasciato il PCI, l’ho rimproverato per il suo silenzio sulla vicenda del Manifesto. Mi ha risposto che non aveva capito sino in fondo le ragioni della rottura. Con la stessa ironia usata nei decenni precedenti gli ho detto che le ragioni dipendevano ancora dal conflitto Città – Campagna!

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