Contorni: Piromani in agguato?

1 ottobre 2014
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Giulio Angioni

E’ difficile ammettere, anche solo per ipotesi, che gli incendi estivi ricorrenti, in Sardegna come altrove, non siano sempre o principalmente causati da criminali incendiari. E’ facile invece ragionare in questa direzione, sull’onda dell’emozione. Ma così, oltre a sbagliare per eccesso, si perde di vista un aspetto importante del rimedio principale, che è la prevenzione e l’attenzione collettiva e di ciascuno.
Quando si accusa il fantomatico incendiario, si scarica la coscienza e la responsabilità di tutti. È un automatismo del senso comune che quando c’è il male, qualcuno lo ha causato con volontà e dolo premeditati. E costui assume nel tempo il volto del nemico. Se c’è la peste, c’è l’untore. Il bisogno di punizione quando l’incendio devasta spinge a esagerare le responsabilità. Qualche anno fa in Sardegna è stato arrestato il bracciante romeno Victor Paun, accusato dal Corpo forestale di incendio colposo, ma l’informazione lo ha trattato come se fosse doloso e volontario, tanto ha potuto il meccanismo dell’immigrato capro espiatorio. Una scintilla sarebbe volata dal motore del suo trattore causando il rogo che ha devastato 3700 ettari in Gallura. La difesa negava che quel giorno il bracciante abbia utilizzato il mezzo agricolo. Stesso discorso per i fuochi dell’Oristanese. Qualche anno fa quattro persone furono ritenute dagli inquirenti responsabili di incendio colposo: due imprenditori edili che hanno dato alle fiamme una catasta di carta e il proprietario di un oliveto che inavvertitamente avrebbe trasmesso troppo calore alle sterpaglie con la sua macchina operatrice. Sulle prime si è come sempre parlato di esche a lenta combustione e di vandali del cerino. E su Facebook parte regolarmente la gara a chi immagina la punizione più soddisfacente: taglio di mani, processo sommario, morte a fuoco lento…
Bisogna ancora, anche se è molto difficile, smontare e ribaltare il luogo comune sull’incendio campestre e boschivo a partire dalla responsabilità dei pastori. Proprio loro non c’entrano. Il contadino e il pastore erano abituati a trattare col fuoco. Un tempo in caso di incendio nelle campagne si mobilitava la comunità con le abilità e le conoscenze tradizionali. Oggi non si può più fare affidamento su questo, non c’è più l’abitudine. La tecnica del “taglia e brucia” è universale, utilizzata da sempre, fin dalla preistoria, per concimare il terreno una volta esaurito, pulire i campi, stanare le prede. Il fuoco campestre non è sempre assassino, sebbene l’uso dell’incendio controllato nell’agricoltura e nell’allevamento abbia sempre meno importanza. È anche perché non si praticano più queste tecniche antiche che gli incendi sono così devastanti. L’allevamento non è più allo stato brado con la richiesta di grandi estensioni ma si è trasferito in stalla e l’agricoltura è limitata a piccoli spazi.
L’ossessione del dolo è una varietà dell’ideologia del complotto che cancella la responsabilità di ciascuno e adagia il senso comune. La teoria della cospirazione o la mafia dei mangimi sono i ragionamenti che svelano solo una parte della realtà e generano altri guai. Le spiegazioni sociocriminali a volte sono ridicole. A Guasila, il mio paese, ai tempi della guerra fredda si ritenevano responsabili degli incendi i comunisti.
Una riflessione tra le tante. La contemporaneità dei roghi in tutto il bacino del Mediterraneo nei giorni caldi e ventosi di maestrale. Evidentemente si tratta di un problema anche ambientale e non solo criminale. È facile intuire che una terra come la Sardegna, d’estate con temperature elevate e vento forte, si trasformi in un pagliaio che può andare a fuoco in qualunque momento. La Protezione Civile spesso è in grado di indicare il rischio con anticipo.
Se allora non si tratta solo e sempre di dolo, il problema degli incendi estivi si dovrebbe risolvere in buona parte con una importante campagna di prevenzione. E di educazione e di informazione. Far intendere, soprattutto, che tutti si deve stare più attenti, osservare certe regole, non pensare che incendia solo il criminale, ma anche il fumatore e il campeggiatore, per esempio: «Bada che anche tu puoi essere un incendiario», potrebbe essere uno slogan delle campagne di prevenzione.
A proposito di pregiudizio e di untori, la Storia della colonna infame di Alessandro Manzoni mostra che l’incendio sempre e solo criminale riflette un atteggiamento antico. Nelle prime righe di quella triste storia di pregiudizio assassino, l’autore de I promessi sposi spiega che quando gli incendi erano divenuti così frequenti nella Normandia del Seicento, «cosa ci voleva perché un uomo ne fosse subito subito creduto autore da una moltitudine?». Bastava essere il primo che si trovava nelle vicinanze, essere sconosciuto, «e non dar di sé un conto soddisfacente». E Manzoni chiosava: «Il sospetto e l’esasperazione, quando non sian frenati dalla ragione e dalla carità, hanno la trista virtù di far prender per colpevoli degli sventurati».

2 Commenti a “Contorni: Piromani in agguato?”

  1. Giuseppe Mariano Delogu scrive:

    Sono totalmente d’accordo con Giulio Angioni. Le sue “provocazioni” nel Libello contro gli incendiari, mi sono stati utilissimi nello scrivere il libro “Dalla parte del fuoco, ovvero il paradosso di Bambi” (Maestrale ed. 2013). Responsabilità, uso comunitario del fuoco, prevenzione (eliminazione sistematica dei combustibili che veicolano l’incendio), lotta all’abbandono delle campagne, ruolo pubblico all’attività di manutenzione delle terre da parte del mondo agropastorale sono alcune delle vie d’uscita al problema degli incendi.
    Meno estinzione, più prevenzione. Degli oltre 110 milioni di euro che annualmente si spendono in Sardegna una buona parte potrebbe essere destinata ad investimenti concreti di prevenzione.

  2. Tonino Dessì scrive:

    Sempre indietro di un’anno, di un’armata, di un’idea. Son cose che qualcuno di noi non solo ha detto, ma anche cercato di operare quantomeno da dieci anni e forse le ha scritte e pensate anche quando molti “intellettuali” cercavano il nemico esterno. Mi pare che anche tutto il dibattito di quest’estate abbia registrato analisi più adeguate alla contemporaneità. Giuseppe, mi dispiace che non abbia fatto notare che c’è chi non ha aspettato ad oggi, per dire queste cose. Non sono belle certe deferenze, alla nostra non più verde età.Il nostro compito non è essere tributari, ma strattallare anche i pigri. Ecchecavolo.

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