Di fatto

1 Marzo 2008

Massimo Mele

La caduta del Governo Prodi per i fatti di Ceppaloni segna una forte sconfitta per la sinistra di governo e chiude un capitolo piuttosto spiacevole della politica italiana. Negli ultimi due anni, infatti, abbiamo assistito inerti ad un fortissimo attacco non solo alla laicità dello Stato, ma ai fondamenti stessi dello Stato di diritto e ai valori di libertà, uguaglianza e rispetto su cui si basa la nostra democrazia. La debolezza della politica e l’incapacità personale di un’intera classe dirigente, vecchia non solo in termini di età ma, soprattutto, di mentalità, hanno permesso a una Chiesa cattolica in caduta libera di consensi di occupare “militarmente” spazi che le dovrebbero essere estranei, come i mass media e le Istituzioni pubbliche. Una strategia, quella del Vaticano, che ne evidenzia tutta la debolezza ma anche l’incapacità di relazionarsi alla mutata situazione sociale e politica italiana. Sono da leggere in quest’ottica i continui attacchi alle persone gay e lesbiche, alle donne e al loro diritto all’autodeterminazione, alle coppie di fatto e a tutto ciò che fuoriesce da quella rigidissima morale cattolica rifiutata, almeno nei comportamenti reali, dalla stragrande maggioranza degli stessi credenti. Un gioco pericoloso con risvolti gravissimi stante l’impennata di violenza, omofobia e razzismo degli ultimi mesi; fenomeni questi, che la politica, anche di sinistra, ha cercato di derubricare a fatti di ordine pubblico o di “normale” dialettica politica. Si inserisce in questo filone anche il sindaco di Sassari, ex Pci ora Pd, che plaude ai continui interventi di controllo ed educazione nelle scuole superiori da parte di polizia e finanza, cani e armi alla mano, non solo sulla droga, fatto già gravissimo, ma persino sul bullismo. All’approccio di sinistra classico incentrato sull'”etica della responsabilità”, si preferisce quello prettamente di destra imperniato su un'”etica della repressione”, dove alle campagne di sensibilizzazione e informazione mirate alla creazione di una cultura del rispetto e accettazione dell’altro ed una consapevolezza reale sui comportamenti dannosi per la propria salute, si preferisce una politica terroristica della minaccia e della “pena”. Più la campagna vaticana si fa pressante, più si evidenzia la sua lontananza da una società reale, fatta di uomini e donne, in costante evoluzione. Nell’ultimo anno infatti, il numero delle unioni civili è salito vertiginosamente e ormai coinvolge milioni di coppie, gay ed etero, e si conta che più del 20 per cento dei nuovi nati sia riconducibile a forme di convivenza esterne al matrimonio. E se le coppie di fatto “esplodono” è proprio quella famiglia tradizionale e patriarcale tanto difesa da Chiesa e integralisti di destra e sinistra che comincia ad implodere. Dai dati ministeriali risulta infatti che la maggior parte dei casi di
violenza su donne e minori, stupri compresi, avvengono in famiglia, così come la famiglia è entrata nella routine della cronaca nera con i suoi frequenti omicidi e massacri, da Cogne ad Erba. I continui richiami ad una presunta naturalità della famiglia eterosessuale fondata sul matrimonio, oltreché infondati, sembrano quasi alludere alla ineluttabilità di una impostazione autoritaria e violenta dei rapporti familiari. Infatti la famiglia, qualsiasi ne sia l’estensione, l’organizzazione o la funzione, è comunque “naturale” nel senso che appartiene ai bisogni umani fondamentali, imprescindibili, legati alla socialità dell’uomo, alla sua
riproduzione, alla sua affettività, al suo bisogno di riservatezza. La famiglia, insomma, denoterebbe quel primo e indispensabile esempio di formazione sociale di cui l’articolo 2 della Costituzione garantisce e, ancora una volta, riconosce l’esistenza (non a caso, essendo l’articolo 2 l’altra clausola giusnaturalistica della Costituzione). Se quindi, ad essa si indirizza un bisogno naturale della persona, la famiglia allora può assumere tante forme organizzative quanti sono i modi in cui ognuno realizza la propria personalità. Ecco allora arrivare nuove forme di relazione, dove l’assenza di contratti di difficile risoluzione lega il rapporto a veri sentimenti di amore, rispetto e condivisione di progetti di vita. Difendere la famiglia senza analisi critica della violenza insita nella
famiglia patriarcale strutturata gerarchicamente e considerata, da un punto di vista economico, come centro di produzione e riproduzione a basso costo, significa difendere il diritto dell’uomo, del maschio, alla sopraffazione e riconoscere, come naturale, la funzione subordinata della donna. La scelta di forme di unione più semplici, al contrario di quanto sostengono i cattolici, permette invece di riproporre modelli di unione che, finalmente liberi da costrizioni giuridico religiose, possono finalmente basarsi su reali sentimenti affettivi e svolgere con responsabilità e successo quel ruolo di sviluppo delle personalità e di crescita sociale e relazionale che anche la Costituzione riconosce alla famiglie come anche alle altre formazioni sociali. Ma la Chiesa non ci sta e, nella desolazione di una politica afona, continua a macinare vittime e ad intensificare l’imbarbarimento della nostra società.
Se infatti nel 2007 il principale bersaglio erano gay e lesbiche, additati persino come una “minaccia alla pace nel mondo” ora sono le donne e il loro inaccettabile diritto all’autodeterminazione sul corpo ad essere nel mirino. Donne diventate feroci assassine al pari del boia nelle esecuzioni capitali. Donne ridotte a mere incubatrici, espropriate del proprio corpo e di quella vita che loro stesse hanno contribuito, da sole, ad infondere e sviluppare. Il bambino diventa merce di scambio nello scontro politico/religioso e
smette di essere conseguenza dell’amore e del desiderio della madre o dei genitori. Il Vaticano, dopo gli scandali sessuali, si attesta su un piano di esproprio prima e appropriazione indebita poi. Tutta la discussione sulle adozioni ne è una riprova: piuttosto che dare un bambino ad una coppia gay o lesbica si preferisce lasciarlo a marcire negli orfanotrofi governati da preti e suore. Ma come si può preferire un’orgia di maschi o di donne frustrate dalla repressione del desiderio e degli istinti,
questi si naturali, all’amore di una coppia di uomini o di donne che darebbe al bambino tutto l’amore e le attenzioni di cui necessita? Le prospettive di inversione di tendenza nella politica italiana sono ancora assai lontane. Laicità, diritto all’autodeterminazione sul corpo e nelle scelte di vita, così come la totalità dei diritti di cittadinanza in una politica incentrata sull’inclusione e la responsabilità, devono diventare i cardini di una politica minimamente di sinistra, pena il progressivo
deterioramento non solo della politica e di una Chiesa ormai allo sbando, ma dell’intera società italiana.

1 Commento a “Di fatto”

  1. Andrea Panerini scrive:

    Tanto che siamo in tema credenti provenienti da diverse confessioni (Valdesi, Cattolici, Veterocattolici, Metodisti, Battisti, etc…) venerdì 4 aprile 2008 saranno in veglia a Firenze e in tante altre città italiane con i gruppi di credenti omosessuali per ricordare le vittime dell’omofobia e per lanciare un segno forte alle loro “chiese”. Le veglie saranno un momento di preghiera ecumenica e di testimonianza perché rifiutiamo di essere “Chiesa del silenzio” quando milioni di uomini e
    donne soffrono (minacciati, torturati e anche uccisi in alcuni Paesi) nel mondo e anche in Italia, solo perché esistono e vogliono vivere. Quest’anno hanno già raccolto l’invito partito da Firenze alcune comunità cristiane e gruppi di credenti, omosessuali e non, in numerose città italiane ed in varie parti del mondo (Spagna, Cile, Argentina, Irlanda, ecc).Perché, come scriveva Dietrich Bonhoeffer “viene il giorno in cui sarà forse impossibile parlare apertamente, ma noi pregheremo, faremo ciò che è giusto, il tempo di Dio verrà”. Eccovi il sito dell’iniziativa http://inveglia.wordpress.com/info/ forse non ne parlerà nessuno… ma ora almeno voi lo sapete…

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