Il diritto ad una vita dignitosa

16 gennaio 2009

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Valeria Piasentà

Dopo l’intervento di Manuela Scroccu sui 60 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, pubblichiamo sul tema un contributo di Valeria Piasentà (Red.)

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ha compiuto 60 anni: firmata a Parigi il 10 dicembre 1948 è stata variamente commemorata nel 2008. Tuttavia la sua applicazione è largamente disattesa, anche in Italia. Il caso più recente e grave riguarda i fatti del G8 di Genova del 2001, in quei giorni di ‘sospensione della democrazia’ in un colpo solo si sono infranti tre articoli della Dichiarazione: l’articolo 5 che proibisce la tortura; gli articoli 19 e 20 che garantiscono il diritto alla libertà di opinione, di espressione, di riunione.
Ma l’inosservanza di quei principi è più diffusa e sottile. Oggi, governanti e  media pongono un accento volutamente fuorviante su episodi di cronaca nera che rientrano nella normale casistica, invece dovrebbero scuotere le coscienze alcuni drammi della povertà. Una pensionata è morta assiderata in provincia di Savona, dove viveva sola e senza riscaldamento. A Pistoia, un 44enne disoccupato si è tolto la vita la notte di Capodanno per  problemi economici, anche l’Enel gli aveva interrotto la fornitura. In Abruzzo, una donna invalida e malata di tumore ha chiesto l’eutanasia perché non ha i mezzi non solo per curarsi, ma neppure per vivere (una storia struggente, come quella che ci racconta Sivio D’Arzo in Casa d’altri e che avremmo preferito restasse nei libri di letteratura).  E non si tratta di casi isolati, non sono i primi frutti della crisi economica poiché la povertà e la diseguaglianza si allargano da anni, colpevolmente favorite dalle politiche economiche neoliberiste: con la rincorsa alle privatizzazioni anche dei beni comuni e indispensabili, con l’assenza di controllo su tariffe e prezzi, con la deregolamentazione del lavoro, con la delegittimazione dei sindacati. La persona col suo lavoro, e la ricchezza reale che quel lavoro produce, sono sempre meno sentiti come delle priorità.
Questa è la situazione: secondo dati del 2006  forniti dalla  Banca d’Italia, il 10% delle famiglie più ricche detiene il 44,7 %  della ricchezza nazionale, il 50% delle famiglie più povere ne detiene il 9,7%.(1) Dal Rapporto sui diritti globali 2008:“… Nel 2007, i primi cinque top manager italiani hanno ricevuto compensi per circa 102 milioni di euro, il salario lordo di 5000 operai …  tra il 2004 e il 2006 le retribuzioni in Italia sono scivolate dal diciannovesimo al ventitreesimo posto sui 30 Paesi aderenti all’OCSE (e al penultimo in Europa) A parità di caratteristiche individuali, stipendi e salari in Italia sono inferiori del 10% rispetto alla Germania, del 20% riguardo al Regno Unito, del 25% alla Francia…”(2) L’ISTAT ha monitorato il disagio economico: il 15,4% delle famiglie non arriva alla fine del mese, il 5,3% non ha sufficienti risorse per  l’acquisto di cibo e il l’11,1 per il pagamento delle spese mediche.(3) Questi dati riguardano il 2007e nel 2008 la diseguaglianza si è acuita. Secondo l’Eurispes, circa il 23% della popolazione – più di 15 milioni di individui dei quali 3 minorenni – è a rischio povertà, si tratta prevalentemente di giovani con un alto livello di istruzione e un lavoro dipendente.(4) Nel 2008 l’inflazione è salita al 3,3%, il tasso più alto degli ultimi 12 anni, oltre ai carburanti a crescere sono stati i beni indispensabili alla vita, come alimentari e casa. Ciò significa che chi ha avuto la facoltà di ritoccare tariffe e prezzi lo ha fatto senza regolamentazione, anzi: il governo ha concesso ad alcune categorie di lavoratori autonomi di legare le tariffe alle spese sostenute – in una sorta di scala mobile – come agli autotrasportatori che hanno chiuso così la contrattazione nel 2007.
Eppure, la Dichiarazione esprime una richiesta di salvaguardia della dignità individuale, attuabile nel  rispetto dei diritti al lavoro ed economici della persona:
Articolo 23:
1) Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2) Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3) Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.
Articolo 25:
1) Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
Oggi, sindacati e partiti d’opposizione – anche non parlamentare – dovrebbero  rilanciare quella richiesta di riforme strutturali (dove il termine ‘riforma’ deve leggersi in maniera letterale) favorevoli a una redistribuzione della ricchezza, in primo luogo con l’istituzione di un salario minimo garantito e la reintroduzione della scala mobile per salvaguardare realmente il potere d’acquisto dei salari (a questo scopo il PdCI propone cinque leggi d’iniziativa popolare).
Ma non basta. Oltre la pietas della Chiesa, oltre una facile demagogia intorno al concetto di ‘famiglia’, occorre ridare valore ai “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” che l’art 2 della nostra Costituzione pone accanto al riconoscimento ed alla garanzia dei diritti inviolabili: i due piatti che misurano l’equilibrio del patto sociale democratico. E mettere al centro delle nostre priorità la persona, e una ‘cultura dei diritti’ che deve affondare in quei principi etici spesso dimenticati dalla nostra classe dirigente e da una politica autoreferenziale, pretendendo che si ristabilisca il primato dell’etica sulla politica e della politica sull’economia.

1.    La ricchezza delle famiglie italiane , in Supplemento al Bollettino Statistico Anno XVIII, Numero 76, 18 Dicembre 2008.
2.    Sergio Segio in AA.VV., Rapporto sui diritti globali 2008, Ed. Ediesse, pag 36.
3.    Distribuzione del reddito e condizioni di vita in Italia  in www.istat.it.
4.    Rapporto Italia 2008 in www.eurispes.it.

1 Commento a “Il diritto ad una vita dignitosa”

  1. Riccardo di Lauro scrive:

    Ritengo il tema fondamentale e indispensabile ad un proseguimento realmente civile della nostra cultura. Vorrei impegnarmi a vostro fianco ad approfondire e diffondere il tema del diritto ad una esistenza dignitosa per ogni individuo, produttivo o no.
    Ho in mente di aprire un forum sul tema specifico e son partito dalla ricerca di pubblicazioni specifiche sull’argomento tramite google. Purtroppo ho scoperto che alla voce ” diritto ad una vita dignitosa” corrispondono un sacco di articoli che si riferiscono esclusivamente al tema della salute { ad esempio in “Micromacro”) e forse bisognerebbe trovare un modo di chiarire in maniera netta la dimensione dei termini.
    Penso che sia importante anche sottolineare il fallimento dell’esaltazione del diritto al lavoro che discrimina tutti gli esclusi dall’ ambito produttivo.
    Credo che l’idea che il diritto a vivere dipenda dalla quantizzazione della propria partecipazione alla soddisfazione dei bisogni della comunita’ sia parte della preistoria; ormai non si fa altro che buttare energie inverosimili nel produrre e promuovere la vendita di oggetti e prodotti effimeri per tentare di far soprevvivere un sistema economico che si sta sempre piu’ contorcando su se stesso.
    Non sono ne un economista ne un sociologo. Sono un’artista e vivo grazie ad un dignitoso stipendio statale e alla mia arte ma ho molto a cuore l’argomento. Vi chiedo spunti e suggerimenti da diffondere . Grazie.

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