Dove sono finiti gli ‘Italiani brava gente’?

16 settembre 2018
[Ottavio Olita]

Avremmo dovuto prevederlo o, almeno, immaginarlo. Ora non ci rimane che la vergogna.
‘Italiani brava gente’? Ma chi, ma dove? I saluti fascisti a due salme sui sagrati di due chiese, a Sassari e a Catanzaro: quasi un omaggio ai ‘Patti Lateranensi’ (1929) di mussoliniana memoria, con ‘drappelli schierati’ chiamati al saluto romano. E fra poco più di tre anni cade il primo centenario della presa del potere da parte del Partito Nazionale Fascista.

L’allarme su razzismo e violenze xenofobe lanciato dalla Commissaria dell’Onu per i Diritti Civili, Michelle Bachelet, gà presidente del Cile democratico. L’inchiesta della Procura di Agrigento a carico del ministero dell’interno con l’accusa di ‘sequestro di persona’ per i disperati a bordo della nave militare ‘Diciotti’ ai quali venne impedito di sbarcare. Il poliziotto che sul suo blog, oltre a elogiare il ‘suo’ ministro (ma altri in varie Questure vorrebbero nelle loro stanze la foto di Salvini accanto a quella di Mattarella, se non, addirittura, in sua sostituzione), si schiera con i violentatori di una ragazza sul lido di Jesolo.

E alla vergogna si aggiunge la rabbia per le risposte ‘istituzionali’ a tutto questo. Risposte strafottenti, da bettola, non certo da massimi rappresentanti di un intero popolo. Nel terribile sonno della ragione che stiamo vivendo, l’unica cosa che appare utile è l’eterna propaganda. Così, mentre molti di noi si vergognano, altri, in numero esorbitante per un Paese con una storia politica e culturale come quella italiana, applaudono, si schierano, sostengono le sortite più impensabili. E i sondaggi fanno il resto.

Come è possibile illudersi – come fanno alcuni esponenti del PD – che per combattere tutto questo bastino l’invettiva, la demonizzazione, le accuse?  Le scelte disgraziate dei precedenti governi, che hanno portato al risultato elettorale del 4 marzo, vanno corrette indicando un vero programma per il lavoro, i servizi, una seria riforma fiscale. Riconoscimenti a chi paga onestamente le tasse da una vita, non premi, ancora una volta, ai ricchi (come sembra stia ipotizzando il governo predisponendo l’ennesimo condono per gli evasori che hanno portato all’estero grandi capitali). Così come una nuova politica di pari dignità con i Paesi europei più forti economicamente e l’affermazione di uguali doveri nei confronti delle epocali migrazioni dall’Africa.

E poi l’istruzione. Non quella che fornisce una scuola che è stata depotenziata, svilita, ridotta al rango di parcheggio per giovani che altrimenti sarebbero sbandati, ma rilanciata e arricchita di mezzi, professionalità, contatti. Invece di pensare solo alle tasche, con i tantissimi ‘tagli’, ricominciare a pensare alle anime e ai cervelli dei giovani e dei loro insegnanti. Solo un nuovo ‘Rinascimento’ – proprio come quello che fece affermare l’Italia nel mondo – potrà salvarci.
E non solo la scuola. Questo Paese dovrebbe prendere lezioni, da molte realtà europee, su come costruire – o ricostruire – un welfare efficiente. Un welfare che è servito per decenni ad alleviare le pene dei meno fortunati, dei diseredati, degli strati più poveri della società.

Un esempio? Provate a chiedere ad un paziente sardo del Sistema Sanitario Nazionale se il servizio è migliorato o peggiorato. Provate a chiedergli se lo tranquillizza sentire che funziona ‘L’elisoccorso’ mentre chiudono le strutture sanitarie più vicine a lui. Provate a chiedergli se non è tentato di rivolgersi alle strutture private per sottrarsi alle improponibili attese da prenotazione. La Democrazia deve dimostrare la propria efficienza, non riempirsi la bocca di vuote parole, di promesse irrealizzabili, di interventi volti a ridurre sempre e comunque servizi essenziali. L’ossessione del risparmio non può essere messa solo ed esclusivamente a carico di chi ha minori disponibilità economiche.

E’ su questo che una nuova sinistra dovrebbe riprendere a ragionare se vuole arginare la rabbia montante che ha prodotto l’attuale quadro politico nazionale.
E in questo modo potrebbe probabilmente indurre quella parte del Movimento Cinque Stelle più attenta alla democrazia che alla gestione del potere a non continuare ad essere solo l’utile e idiota spalla della Lega.

1 Commento a “Dove sono finiti gli ‘Italiani brava gente’?”

  1. Bachisio Lepori scrive:

    Grazie Ottavio per questa riflessione. Ma io temo che “Italiani Brava Gente” sia un mito, nel quale ci culliamo, ma in realtà non lo siamo mai stati. Abbiamo molto di cui vergognarci. Questi personaggi (tra l’altro privi di cultura e incompententi) si limitano a sfruttare il peggio di noi: sono l’esatto riflesso di ciò che siamo noi dentro. Politicamente noi di “sinistra” abbiamo gravi responsabilità. In particolare qualcuno ai vertici del PD che non vuole capire che, probabilmente, tra le cause della cocente sconfitta c’è anche il suo essere presuntuoso/arrogante e perciò “antipatico”. Mi sbaglierò ma temo che tra i limiti dei vertici del PD sia la difficoltà a comprendere che bisogna anche “piacere” alla gente. Perché, temo, l’elettorato italiano è anche questo.
    Con tanta stima
    Bachisio

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