Il fascismo e i fascisti non rientrano nella Costituzione

7 febbraio 2018
[Marco Ligas]

Forse nel corso di questi ultimi anni, pur impegnati con determinazione nella difesa della Democrazia Costituzionale, abbiamo sottovalutato, non dandogli la giusta dimensione, un aspetto importante della vita politica del nostro paese: il riemergere di un lato oscuro della storia recente che oggi sta assumendo una dimensione preoccupante.

Riguarda la nascita di formazioni fasciste come Casa Pound e Forza nuova. Conosciamo le caratteristiche di questi gruppi e sappiamo di che cosa siano capaci i loro organizzatori e aderenti. Ne abbiamo avuto una dimostrazione proprio in questi giorni quando un fascista, già candidato nella Lega, prima vicino a Forza nuova e Casa Pound, a Macerata ha seminato il terrore attraverso un tiro al bersaglio contro i soliti immigrati, responsabili “di contaminare la genuinità della razza bianca”.

Questo è l’ultimo episodio, certo fra i più eclatanti, che si è verificato nel nostro paese. È capitato però nel corso di un processo caratterizzato da una ingiustificata tolleranza nei confronti di gruppi i quali, pur assumendo denominazioni che non contengono il termine fascismo, non mancano di fare riferimento al regime che ci ha coinvolto nei disastri della seconda guerra mondiale.

Naturalmente c’è da chiedersi perché, da parte di chi governa oggi, ci sia un atteggiamento di disponibilità o di indifferenza verso questi gruppi, capaci soltanto di incitare all’odio e alla violenza soprattutto nei confronti di chi è ritenuto diverso. E la risposta non può che essere univoca: l’operato di questi gruppi è funzionale alle aspettative e alle ambizioni di diversi leader politici che sottovalutando o peggio condividendo l’iniziativa criminale di Luca Traini intendono garantirsi una credibilità del tutto ingiustificata e finalizzata ad un possibile successo elettorale.

La tolleranza di questi gruppi fascisti all’interno dello schieramento politico diventa ancora più inammissibile quando vien data loro la possibilità di presentare, nel corso delle tribune elettorali televisive, i loro programmi che niente hanno a che vedere con i principi della nostra Costituzione.

Dobbiamo perciò aggiornare e consolidare il nostro impegno per la difesa della democrazia costituzionale. Possiamo farlo in diversi modi. Intanto rivolgendoci ai partiti che si richiamano alla Costituzione e chiedendo loro come intendano promuovere, enunciandole da subito e mettendole in pratica dopo il voto del 4 marzo, iniziative tese alla messa fuori legge di gruppi come Casa Pound e Forza nuova.

Ma soprattutto noi, che siamo impegnati nei comitati per la difesa della democrazia costituzionale in tutte le province della Sardegna, dobbiamo consolidare il nostro impegno. Abbiamo bisogno di un rapporto più esteso nei territori, unitario, che sappia coinvolgere in modo diretto i cittadini che avvertono il bisogno di difendere la democrazia e rendere praticabile la partecipazione. Dobbiamo fare questo lavoro con sensibilità, disponibili a valutare anche quei suggerimenti che talvolta non ci sembrano convincenti. Non è sempre vero che chi sostiene posizioni diverse dalle nostre sbaglia.

E non dobbiamo sottovalutare le prossime elezioni del 4 marzo. Considero la fase politica attuale molto pericolosa per le sorti della democrazia. In queste ultime settimane diversi amici e compagni ci chiedono come noi del manifesto sardo voteremo. È una domanda molto difficile ma non ho difficoltà ad affermare che le uniche certezze riguardano la necessità di non disperdere il voto e di non darlo alle componenti del centrodestra, ma neppure al Pd. È necessario che le nuove formazioni di sinistra correggano gli errori commessi nel passato e, dopo il 4 marzo, si impegnino sui temi del lavoro, della tutela dei diritti dei cittadini nel rispetto della Costituzione.

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