Fenomenologia della mediocrità

1 febbraio 2018
[Amedeo Spagnuolo]

“Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti”.

Questo brano è tratto da un saggio del 1961, del compianto Umberto Eco intitolato Fenomenologia di Mike Bongiorno, presente nel volume Diario minimo che raccoglie altri intriganti saggi nei quali la parodia semiologica la fa da padrona.  Mai come ora sembra opportuna e calzante l’analisi sviluppata in quel testo oltre cinquant’anni fa nel quale, in buona sostanza, Eco cercava di spiegare il successo di Mike Bongiorno nel nostro paese.

Il segreto di quell’enorme successo consisterebbe dunque nella mediocrità del personaggio che non farebbe altro che rispecchiare in maniera macroscopica la mediocrità generalizzata della comunità italica. Lo spunto offerto dal grande semiologo mostra intatta la sua attualità anzi sembra essere ancora più attuale in una società come la nostra nella quale la mediocrità, rispetto agli anni ’60, ha assunto proporzioni inquietanti in quasi tutti i settori e, nello specifico, all’interno della nostra classe dirigente che mostra tutti i suoi vizi e i suoi limiti in maniera ormai insopportabile. In questa prospettiva, la classe politica italiana è sicuramente quella più esposta alle critiche e a un diffuso sentimento popolare che si concretizza in una forte ostilità nei suoi confronti.

Partendo da queste premesse può essere utile sviluppare qualche osservazione su un esempio eclatante di mediocrità “assoluta”, quella appartenente a un nostro ministro della Repubblica che in breve tempo, come un buon soldatino, sta portando a termine, anzi sta “terminando” uno dei capisaldi sui quali poggia la nostra fragile democrazia ovvero la scuola pubblica. La ministra Fedeli ha la presunzione e l’arroganza tipiche di chi ignora totalmente ciò di cui sta parlando. In questo testo non si partirà, come consuetudine vorrebbe, dagli evidenti fallimenti politici nel campo dell’istruzione, ciò è ormai un dato acquisito in maniera “universale”, si partirà invece da quell’ incredibile serie di strafalcioni che qualche giornalista ha avuto il coraggio di definire questioni di lana caprina dimenticandosi forse che si stava parlando di un Ministro dell’Istruzione corresponsabile dello sfascio della scuola italiana, di un paese come l’Italia dove è diventata ormai una triste consuetudine attaccare in maniera ottusa e arrogante il mondo della scuola pubblica.

Cominciamo dalle clamorose “traccie” invece di tracce della maturità del 2017. Non si tratta semplicemente di grammatica, in quell’occasione si stava parlando di uno dei capisaldi dell’esame di stato, la prova scritto d’italiano, che la ministra, con quello strafalcione, dimostrava già allora di non amare. Tale ostilità nei confronti di uno degli aspetti più importanti del percorso formativo di uno studente, è stata confermata di recente quando la Fedeli ha affermato che quello strumento culturale era ormai obsoleto e che bisognava sostituirlo con un testo che misurasse piuttosto le capacità di sintesi del discente. Sintesi ragionata degli elementi essenziali di un testo lo ha definito la nostra simpatica ministra mostrando di volersi adeguare all’ imperante logica comunicativa dei social che sostituisce alle parole, ai pensieri, alla creatività insomma tante faccine, meno colte, meno profonde ma più allegre e colorate!

Rimanendo sempre nel campo degli esami di stato, la nostra imprevedibile ministra inciampa ancora nella grammatica. In una delle “traccie”, come per magia, fa la sua comparsa il termine battère anziché batterio riferendosi alla forma singolare di batteri. In questo caso come si può interpretare uno scivolone del genere? Se non vogliamo credere all’ignoranza grammaticale della Fedeli possiamo far ricorso ai lapsus di freudiana memoria, dunque possiamo pensare che quel battère sia l’espressione della traumatica e tormentata carriera scolastica della ministra.
L’apoteosi della ministra Fedeli però si concretizza con il fantastico “più migliori” contenuto in un recente discorso agli insegnanti.

Quegli stessi insegnanti che vengono continuamente attaccati dalla ministra che li accusa di non lavorare abbastanza, di non essere sufficientemente aggiornati, di non sapere utilizzare le nuove tecnologie ( a proposito, vogliamo parlare dello “sdoganamento” dello smartphone in classe?). Da quale pulpito, ci verrebbe voglia di dire soprattutto ripensando all’imbarazzante storia dei titoli di studio mancanti alla massima autorità statale dell’istruzione italiana.

Detto ciò, non rimane che cercare un po’ di consolazione ancora una volta nelle parole del magnifico Eco: “Lo stupido può anche dire una cosa giusta, ma per ragioni sbagliate” (Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

2 Commenti a “Fenomenologia della mediocrità”

  1. Gio. Tanda scrive:

    <>
    E. Flaiano

  2. Gio. Tanda scrive:

    La situazione è grave, ma non è seria.

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