Grazie The New York Times, ora riconvertiamo la RWM

1 gennaio 2018
[Red]

Dopo il servizio de “The New York Times”, puntuale e preciso, rimbalzato su tutte le principali testate nazionali e  le reazioni sui social, pubblichiamo la nota del Comitato per la Riconversione RWM. (Red)

Non si può lasciare sulle spalle dei lavoratori della ditta RWM Italia spa, controllata dalla tedesca Rheinmetall – che fa in Italia ciò che non fa in Germania, per l’esistenza di un’opinione pubblica attenta e di un Governo che ha tenuto a precisare di non aver mai autorizzato la vendita di armi ai paesi in guerra – la responsabilità di quanto è stato appurato.

Noi ribadiamo di essere per la riconversione e per la salvezza dei posti di lavoro e abbiamo fiducia che la nostra gente possa fare di meglio, di molto meglio, che produrre strumenti di morte. Adesso che per la prima volta, il New York Times ha suscitato la reazione di tutte le testate giornalistiche più importanti, cosa che sembrava impossibile dato che la guerra in Yemen è uno dei conflitti dimenticati del pianeta e che la Farnesina torna a ripetere che tutto è fatto nel rispetto delle norme nazionali e internazionali, chiediamo: Cosa ne è dell’art. 11 Cost. che proclama il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali? Come conciliare le autorizzazioni date all’esportazione di bombe all’Arabia Saudita se:

  • l’ 1. Controllo dello Stato, legge 9 luglio1990, n. 185 impone al 1° comma il pieno rispetto della Costituzione anche in caso di esportazione dei materiali d’armamento;
  • il 5° comma del medesimo articolo dispone il divieto, fra l’altro, di esportazione e delocalizzazione produttiva «quando sono in contrasto con la Costituzione, con gli impegni internazionali dell’Italia, […] nonché quando mancano adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei materiali di armamento;
  • il 6° comma dispone il divieto dell’esportazione di materiali di armamento (b) verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione […] (d) verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle nazioni Unite, dell’UE o del Consiglio d’Europa;

Qual è stato  il lavoro svolto dal Comitato interministeriale per gli scambi di armamento per la difesa se l’art. 6, legge 9 luglio 1990, n. 185, comma 5° gli attribuisce il compito di individuare «i Paesi per i quali debba farsi luogo ai divieti di cui all’art. 1, comma 6»?

Qual è la risposta del Governo alla  Risoluzione del 25 febbraio 2016 sulla situazione umanitaria nello Yemen (2016/2515(RSP)) in cui il Parlamento europeo ha chiesto espressamente «l’embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita», sia per le gravi segnalazioni di violazione del diritto umanitario, sia per la conseguente considerazione «del fatto che il continuo rilascio di licenze di vendita di armi all’Arabia Saudita violerebbe […] la posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio dell’8 dicembre 2008;

Cosa si è fatto in seguito ad una ulteriore  Risoluzione del Parlamento europeo del 15 giugno 2017 sulla situazione umanitaria dello Yemen (2017/2727(RSP)) che ribadisce la richiesta finalizzata all’imposizione di un embargo dell’UE sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita, in conformità alla posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio dell’8/12/2008;

Si vuole sottolineare, a tal proposito il fatto che la legge 4 ottobre 2013, n. 118, Ratifica ed esecuzione del Trattato sul commercio delle armi, adottato a New York dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 2 aprile 2013, ne prevede – art. 7 .7) –  il seguente disposto: «Se, dopo la concessione di un’autorizzazione, uno Stato Parte esportatore dovesse venire a conoscenza di nuove informazioni rilevanti, è incoraggiato a riesaminare la sua autorizzazione».  Chiediamo che il Governo si esprima a riguardo.

 Ricordiamo a quei Sindacati che finora non si sono espressi a favore di una riconversione dello stabilimento, che il loro ruolo non è di difendere una fabbrica ma piuttosto di tutelare i lavoratori dall’inganno della Difesa nazionale e dal perseguimento del profitto mediante produzioni che offendono i diritti dell’uomo e fatte in barba ai principi costituzionali.

E non dimentichiamo il valore che avrebbe un pronunciamento chiaro della Confindustria che crediamo non possa essere identificata, come purtroppo è avvenuto, dopo il comunicato stampa congiunto con CGIL-CISL-UIL, con coloro i quali si tappano il naso e chiudono entrambi gli occhi di fronte all’evidenza e continuano a difendere una produzione inaccettabile dal punto di vista etico e da quello del Diritto.

Chiediamo al Presidente della Giunta Regionale di esprimersi a riguardo, con atti concreti verso la riconversione e l’assorbimento dei lavoratori in attività produttive foriere di sviluppo, ricordando come la richiesta di ampliamento della RWM per la costruzione di un campo prove, attualmente giacente presso lo SVA per chiarimenti circa la valutazione di impatto ambientale, nasconda, a guardarla bene, un’ennesima servitù militare sul territorio sardo.

Chiediamo al Sindaco di Iglesias di effettuare dei passi avanti rispetto al mandato conferito dal Consiglio Comunale all’unanimità, attraverso l’odg del 19 luglio u.s. contrario alla produzione di armi nel territorio comunale e, nel quale la città di Iglesias si dichiara città della pace.

Chiediamo ai prossimi candidati alle elezioni politiche ed amministrative  di non tirarsi indietro davanti a temi di questa valenza ma di schierarsi con decisione dalla parte di chi vuole la pace e non accetta di contribuire a conflitti orribili come quello in atto nello Yemen.

Chiediamo alle cittadine ed ai cittadini del Sulcis-Iglesiente di liberarsi dalla logica ricattatoria del lavoro ad ogni costo e di farsi avanti per ottenere legalità e giustizia e poter così dichiarare a testa alta la loro solidarietà verso ogni persona colpita dalla guerra e verso la popolazione yemenita.

Alle testate giornalistiche nazionali e internazionali di documentare puntualmente tutte le violazioni delle norme e i disastri umanitari, sostenendo la battaglia per una conversione dell’industria bellica in tutto il mondo.

E chiediamo, infine, alle Procure della Repubblica di dare nuovo impulso alle indagini già in corso ed eventualmente avviarne delle altre per fare luce in maniera inequivocabile su tutta questa faccenda che getta pesanti ombre sul nostro paese, le sue istituzioni e le sue imprese produttive. Nello specifico, riteniamo che dall’analisi del servizio giornalistico del NYT possano emergere ulteriori elementi di indagine.

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