Il prefetto di Nuoro abroga la sovranità popolare

16 giugno 2017

Il prefetto di ferro, film del 1977 di Pasquale Squitieri

Francesco Casula

Il Prefetto è la figura più odiosa e insieme l’espressione esemplare e paradigmatica dello stato ottocentesco e napoleonico: centralista, accentrato e burocratico. Di nomina governativa – e dunque calato dall’alto – nasce, nelle singole provincie dello stato unitario italiano, come strumento di controllo e di repressione delle popolazioni. E deve rispondere solo al Governo centrale, direttamente.

Godranno di particolare prestigio durante il ventennio fascista ma sopraviveranno anche nell’era repubblicana e “democratica”. Durante la Resistenza, con i CLN regionali, verranno sostituiti con Prefetti politici. Ma con il processo di Restaurazione moderata che si attuerà con l’avallo, per non dire con la complicità e la diretta iniziativa della Sinistra, si ritornerà ai vecchi Prefetti, emanazione diretta dello Stato centrale. E ciò avverra con un Ministro degli Interni socialista!

Emilio Lussu fin dal 1933, in un saggio sul Federalismo ne sosteneva e ne auspicava l’eliminazione, insieme alle Province, “equivoche strutture politiche, fatte per mascherare una armatura governativa e poliziesca che non dava alla rappresentanza popolare locale altro diritto che quello di occuparsi dei manicomi e di strade di secondo ordine”. Ciò proprio in virtù della presenza e il ruolo del Prefetto.

E’ successo che le Province sono state di fatto abolite, almeno come Enti locali intermedi ed elettive, ma è rimasto, vivo e vegeto come non mai, il Prefetto come espressione del potere centrale. Così abbiamo buttato via il bambino e ci siamo tenuti solamente l’acqua sporca: il prefetto appunto, strumento di conservazione, di controllo poliziesco e di repressione. Che entra direttamente in collisione non solo con la democrazia ma con la stessa sovranità popolare. E’ successo proprio nei giorni scorsi. Ecco il fatto.

L’Amministrazione comunale di Lanusei, con la sua Giunta, con la delibera n.81 del 19-9-2016, decide di sostituire l’intitolazione di strade e piazze dedicate ai savoia, a generali felloni e ai cosiddetti eroi del Risorgimento, con illustri cittadini di Lanusei. In tal modo, i tiranni Vittorio Emanuele II e Umberto I, come l’imbelle Raffaele Cadorna, Cavour e Mazzini, liberano strade e piazze che hanno abusivamente e indegnamente occupato e vengono sostituiti da omines de gabale ogliastrini.

Interviene il Prefetto di Nuoro con la persona del vice prefetto vicario, certo D’Angelo, che dà parere negativo alla intitolazione delle vie e delle piazze di Lanusei, così come previsto dalla delibera della Giunta. Al fine di giustificare e rafforzare il diniego riporta il parere negativo di tal Deputazione di storia patria della Sardegna, secondo la quale l’attuazione della delibera comunale “cancellerebbe parte rilevante della memoria del Risorgimento italiano, consacrata dai precedenti abitanti di quel comune…La storia in qualunque modo la considerino i posteri, rimane ciò che è stata”. Ritenendo che la storia sia fatta solo dai tiranni sabaudi e dai loro sostenitori e non dai valenti uomini sardi!

Tutta la vicenda ha dell’incredibile: si attenta brutalmente alla sovranità popolare, alla Autonomia delle nostre comunità che sole, in quanto espressione dei cittadini, hanno il potere di scegliere le persone cui intitolare strade e piazze. Scrive Anghelu Morittu-Caria, consigliere comunale di Silanus:”Il prefetto di Nuoro, quello che gli manca la sua vice morta da un mese e nemmeno se ne accorge, ha pensato bene di fermare la revisione della toponomastica nel comune di Lanusei. Per arrivare a questa incredibile decisione ha interpellato niente poco di meno che la deputazione di storia patria per la Sardegna, un centro studi – carrozzone – incredibilmente ancora attivo e pagato dallo stato, per mantenere viva la memoria di questi porci. Questo fatto dimostra quanto la toponomastica sia importante e quanto l’alterazione storica sia praticata in Italia con metodologie fasciste e coloniali”.

Ricordo che la deputazione di storia patria, è un cascame residuale savoiardo e fascista: attraverso il Regio Brevetto del 20 aprile 1833, Carlo Alberto creava una Regia Deputazione sovra gli studi di Storia patria, mentre l’attuale Deputazione a carattere regionale è stata istituita dal fascista Cesare Maria de Vecchi di Valcismon, Ministro di Educazione Nazionale, con decreto del 20 giugno 1935. Ugualmente di origine fascista è la legge sulla Toponomastica, la1188, emanata il 23 giugno 1927. Tutta paccottiglia che avrebbe dovuta essere buttata al macero, come aliga pudescia, dalla “Repubblica democratica nata dall’Antifascismo” e che invece ci ritroviamo ancora nella legislazione attuale!

Ma chi sarebbero “le glorie” patrrie che dovrebbero continuare a dare lustro alle strade e alle piazze di Lanusei? Ne traccia, con mirabile sintesi ed efficacia, un giovane docente e storico sardo di Ardauli, Guian Luigi Deiana: “- vittorio emanuele secondo fu non solo il primo re d’italia, ma anche il re dei circa ventimila morti della guerra civile meridionale, condotta con l’occupazione militare, la repressione e le rappresaglie da parte di 110.000 soldati contro centinaia di villaggi contadini del sud alla fame (1861-1865); il capitolo sardo fu meno spettacolare, ma non meno tragico;

– umberto primo non fu solo il secondo re d’italia, fu anche il re dello stato d’assedio su campagne e città, fu il re delle prime spedizioni coloniali sciagurate e assassine, e fu il re che si compiacque di decorare il generale bava beccaris per avere usato i cannoni e la cavalleria contro una manifestazione di operai, donne e bambini a milano, –  uccidendo 80 persone e ferendone 400 (nda) –; per la sardegna fu il re della “caccia grossa” contro pastori e contadini, protrattasi tragicamente per molti anni;

– luigi cadorna fu il comandante in capo delle truppe italiane durante la prima guerra mondiale; fu un personaggio cupo, militarmente irresponsabile, paranoico, cinico e umanamente vile; fu esonerato dopo il disastro di caporetto, e continuò la carriera slinguando riconoscimenti e favori per sé e per i suoi figlioli al cospetto del duce”.

Rimangono Cavour e Mazzini, protagonisti di quel Risorgimento, che lungi dall’essere foriero di magnifiche sorti e progressive, creò due Italie: una colonizzatrice (il Nord) e l’altra colonizzata (Sardegna e Meridione).

E i sardi dovrebbero continuare a ricordare e onorare con le loro strade e piazze, tali figuri? E continuare a dimenticare gli illustri personaggi cui la Giunta di Lanusei ha proposto e deliberato di intitolare le strade e le piazze? Personaggi, eroi  e patrioti sardi come Francesco Sanna-Corda o Leonardo d’Alagon? Ma soprattutto le “eccellenze” di Lanusei, come i Fratelli Vacca, Stefano Balzano (medico-pediatra di valore) e Giuseppe Pilia (ricercatore, genetista e scienziato di fama internazionale)?

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