Italiani brava gente, immigrati no

16 novembre 2010

carta

Pierluigi Carta

Sabato 30 ottobre è uscito un articolo su Il Giornale: Brescia, corteo immigrati: guerriglia contro la polizia. Il sindaco: “Inaccettabile”. Tale titolo squillante, che introduce il caso dei protestanti sulla gru, in sé è un archetipo, contiene tutta la teoria e la pratica che la nostra classe dirigente, i mass media e gli opinion makers, utilizzano per stigmatizzare “il migrante”, o “il clandestino” nel nostro paese.
Titoli di tenore tale sono una costante nei giornali di destra e di sinistra, e forse l’avrei assimilato come tanti altri e archiviato nella memoria come l’ennesima espressione della stampa di regime. Invece in questi giorni ho tra le mani il saggio di Alessandro Dal Lago, Non-Persone, nel quale descrive in maniera scientifica il fenomeno “percezione immigrazione” nelle regioni italiane, attraverso un’analisi dei metodi usati per gestire il fenomeno. Attraverso una serie di articoli e di dichiarazioni, il professore di Sociologia traccia una curva delle rappresentazioni che gli italiani hanno dei migranti.
Egli smaschera il processo di creazione dell’immagine del migrante, messa in connessione col senso di allarme sociale e con la teoria dell’emergenza, operata su vari livelli. Dal Lago sostiene che, strumento dei politicanti di professione, è la tautologia della paura, ovvero un processo di psicologia collettiva, composta dalla tripla azione dell’iniziativa politica, dal senso comune locale, e dalla generalizzazione operata dai media. Appunto l’azione dei media ha una incidenza fortissima sul senso comune locale, che viene poi sfruttato e stimolato dalle personalità politiche locali o nazionali, per i quali, essendo agenti della politica dell’antipolitica, ovvero anti-ideologica, ogni strumento è papabile per il mantenimento del consenso. Le modalità di rappresentazione del fenomeno immigrazione, fatto proprio dai media, nasce già compromesso, lo dimostrano il linguaggio adottato, inconsapevolmente razzista, l’alta attenzione verso il fenomeno: già dal ’93, su 824 articoli, il 47% era inerente a fatti di ordine pubblico che li riguardano, e solo l’8% di essi riportava fatti connessi a xenofobia e razzismo. Negli ultimi anni la pervicacia dei giornalisti non è scemata, nonostante la Carta di Roma del 2008.
Siamo ancora molto lontani dall’autoregolamentazione della stampa statunitense, il colore degli arrestati non può essere citato per i fatti di cronaca nera. Il meccanismo auto poietico dell’etnicizzazione del crimine è presto fatto, e il canovaccio sul quale si muovono i professionisti dell’informazione è relativamente semplice: in primis si nota che la definizione etnica rimane una costante assoluta; poi si evidenzia l’equazione implicita di immigrazione = disordine: come nel titolo si nota l’accostamento “immigrati: guerriglia”. Altro elemento costante è la protesta del quartiere (in tal caso Brescia), che provoca l’entrata in azione della persona forte, sindaco o politico locale, (nell’esempio, il sindaco), che lancia dichiarazioni contro l’azione della politica tradizionale, e si propone di far evolvere la situazione (come nel titolo: Inaccettabile). In conclusione si assiste a “l’arrivo dei nostri”, la nemesi positiva della massa dei migranti, le forze dell’ordine. La situazione viene quindi risolta, con sollievo degli onesti. Sollievo spesso temporaneo, per permettere poi il sequel. La tautologia della paura ha come effetto l’allarme sociale, e questo termine, secondo il parere del sociologo Ervin Goffmann, rappresenta una di quelle parole che indicano sia ciò che causa una condizione del soggetto che la percepisce, sia la condizione stessa. Dal Lago evidenzia il potere che la stampa ha nel tirare le leve dell’Agenda setting, ovvero la stampa è attrice della costruzione del campo di ciò che è rilevante, di “pubblico interesse”.
È presto ricreato il topos della favola: situazione stabile e vagamente idilliaca (la Brianza ad esempio), intervento esterno (immigrati), intervento risolutivo (legge Bossi-Fini o pestaggi e persecuzioni), ritorno alla situazione stabile e vagamente idilliaca (fascismo).
Ricreare il frame dominante (è dimostrato che gli immigrati clandestini minacciano la nostra società e quindi le autorità devono agire) è funzionale per l’attuale classe politica italiana, che ha fatto dell’antipolitica la sua bandiera, e che trova nell’allarme, vedi nell’emergenza, la spinta e la giustificazione per provvedimenti populisti e liberticidi, volte a delegittimare le strutture democratiche. Un altro fenomeno connesso al frame è l’estensione del significato di criminalità, che ormai racchiude nel senso comune una serie di infrazioni o anche solo devianze, dagli schiamazzi al piccolo spaccio di droga. La tautologia della paura e la logica dell’emergenza, d’altronde tanto cara a questo paese, assimilano la devianza, il degrado, con la criminalità, riconducendo al secondo addendo del binomio (i migranti), l’origine e la causa della situazione. Ciò comporta un’estensione della categorizzazione criminale in quanto sono gli immigrati come categoria ad essere criminali, mentre i loro comportamenti sono dimostrazioni empiriche del loro status. La criminalizzazione del migrante diventa una sorta di microspia della moralità. Il senso comune inizia a vedere parti preferenziali dei fenomeni connessi. Ad esempio vede lo spaccio ma non vede i grossisti (italiani); vede i viados ma non vede i clienti (italiani), vede glia albanesi e i romeni al bar ma non percepisce il lavoro in nero e disumano, né tantomeno i caporali (spesso italiani). Questo, come afferma sempre Dal Lago, è l’effetto sociologico double bind.
Tale schizofrenia implica il posizionare sullo stesso livello comportamenti e azioni differenti e distanti, come la prostituzione, lo spaccio e il terrorismo, riproponendo l’equazione tra criminalità organizzata, microcriminalità e devianza sociale. Uno sgambetto sul quale inciampò anche Giorgio Napolitano su La Stampa nel 1997.

Scrivi un commento


Ciascun commento potrà avere una lunghezza massima di 1500 battute.
Non sono ammessi commenti consecutivi.


caratteri disponibili


----------------------------------------------------------------------------------------
ALTRI ARTICOLI