Una difficile Unione (Africana)

16 luglio 2011

Francesco Mattana

Per comprendere meglio l’attualità dell’Africa è necessario interrogarsi sul ruolo che ha l’Unione africana nel continente. Chiacchierando coi nostri amici organizzatori dell’ Associazione Affrica-Centro di studi africani in Sardegna, abbiamo tratto molte informazioni interessanti al riguardo.  I ringraziamenti vanno stavolta alle D.sse Marisa Fois e Marcella Tramatzu, anche per il lavoro che svolgono nel sito http://www.affrica.org, continuamente aggiornato

Vogliamo ricostruire, storicamente, come si è arrivati alla creazione dell’ Unione Africana?
Dobbiamo partire dall’importantissima stagione in cui i paesi africani via via ottenevano l’indipendenza.
Il 1957 è l’anno in cui il Ghana diventa indipendente. Il suo primo presidente, Kwame Nkrumah, promuove un movimento di liberazione di tutta l’Africa, con la creazione di un organismo che rappresenti l’Africa nei suoi rapporti interni tra gli stati, ma anche nello scenario internazionale.
Cominciarono dunque le conferenze di consultazione che coinvolsero i vari paesi africani, per decidere quali strade intraprendere tutti insieme.
Nel 1963 si è arrivati a un accordo, che rispecchia la Carta dell’organizzazione dell’ Unità africana. Il punto di riferimento, allora come oggi, era la Carta delle Nazioni Unite, e principi di natura assolutamente universale come la democrazia, il buon governo. Dal momento che gli obiettivi dell’Unità Africana-in particolare la liberazione dalle potenze coloniali-erano stati raggiunti, i paesi africani decidono, nel 2000, di fare un passo avanti con un nuovo organismo: l’Unione Africana.
Il passaggio è avvenuto anche stavolta con una serie di conferenze di consultazione, promosse soprattutto da Gheddafi. Per uscire dall’isolazionismo in cui le potenze internazionali l’avevano infilato, si è fatto promotore della creazione degli Stati Uniti d’Africa, cominciando a frequentare assiduamente i capi di stato africani. Il dittatore libico violò l’embargo aereo pur di andare a far visita ai capi di stato africani, e coinvolgerli nel suo progetto. Tutti gli stati africani partecipano all’Unione(addirittura era stato proposto di inserire le Canarie, che sono ovviamente spagnole, ma per la loro collocazione geografica vengono sentite come africane).
Solo il Marocco non ha accettato di partecipare, poiché si rifiuta di collaborare con la Repubblica araba unita, rea di aver ingiustamente occupato il territorio del Sahara occidentale. Su decisione del Consiglio dei Capi di stato e di governo, che è il massimo organismo dell’Unione Africana, è lecito intervenire negli affari interni degli altri stati in casi quali crimini di guerra o genocidi.
L’Unione Africana nasce con l’ambizione dell’autosufficienza economica, senza bisogno di aiuti esterni. Prevede pure una moneta unica, entro il 2028. Nonostante i buoni propositi, hanno però verificato loro stessi che è difficilissimo creare una comunità economica unica, quindi per il momento l’Unione si regge sulle varie economie regionali. L’unità linguistica è un obiettivo che non si sono neanche posti in partenza: troppo difficile ridurre a unità un così variegato ventaglio di lingue ( c’è una predominanza, nell’Africa orientale, della lingua Kiswahili, ma l’Africa è comunque ben lungi dall’ipotizzare un’unità linguistica).
Sia la Carta dell’Unità Africana che quella dell’Unione Africana si impegnano ad accettare i confini così come sono stati disegnati dalla conferenza di Berlino.
Altro obiettivo presente nella Carta, la  creazione di un Piano per realizzare la nuova partnership per l’economia africana. Questo Piano ha avuto anche l’approvazione nel G8 di Genova, approvazione corroborata da finanziamenti e investimenti.

L’Unione africana è nata con tanti buoni propositi. L’entusiasmo della Carta ha trovato poi rispondenza pratica in questi ultimi dieci anni?
Dei buoni propositi è lastricata la via dell’inferno, e l’azione dell’Unione Africana fa fede a questo proverbio. Il Presidente della Commissione dell’Unione Africana, Jean Ping (da non confondere con Nguema Mbasogo, Presidente dell’Unione africana), è stato attaccato in queste ultime settimane proprio per la questione della Libia. Ha detto che l’Unione africana avrebbe voluto risolvere in modo abbastanza soft il conflitto, allontanando morbidamente Gheddafi. Molti paesi dell’Unione africana non erano però d’accordo, perché Gheddafi in passato è stato generosissimo con loro in termini economici. Il presidente dell’Uganda Kaguta Museveni sostiene che, avendo sempre Gheddafi predicato la teoria del non intervento delle potenze occidentali negli affari interni del continente africano, bisogna seguire il principio di Gheddafi anche in questi frangenti dell’attualità libica. Museveni ritiene insomma che gli africani debbano sbrogliare la matassa da soli. Da qui nascono gli incontri ‘carbonari’ad Addis Abeba e a Malato, fra pochi capi di stato.
L’idea di far rimanere Gheddafi a Tripoli, è probabilmente un’idea maturata in questi incontri sotterranei. L’idea che ci sia un sottobosco di pochi stati che prendono decisioni importanti, ci fa capire che c’è una mancanza di unità fra i paesi dell’Unione Africana. E questa mancanza di unità è un grosso freno nella risoluzione di delicate vicende belliche come in Libia

Chiariamo meglio questo aspetto della disunità fra i paesi membri dell’Unione Africana
E’ già difficile andar d’accordo tra simili, figuriamoci un mucchio di stati con storie e culture diverse. E’ nell’umana natura poi che alcuni stati aspirino a una posizione di preminenza sugli altri. Sud Africa, Nigeria, Etiopia sono fra gli stati che ambiscono alla leadership nei rispettivi territori: la Nigeria nell’Africa occidentale; il Sud Africa esercita sicuramente il più ampio dominio nell’Africa australe, così come l’Etiopia nell’Africa orientale. Nell’Africa mediterranea, fra le primavere arabe della Tunisia, dell’Egitto e dell’Algeria, c’è il Marocco che acquisisce un potere sempre più forte nella zona

Com’era altamente prevedibile, insomma, l’Unione Africana è un esperimento ambizioso non facile da tradurre in pratica. Viste le difficoltà, è probabile che in futuro nascerà qualcos’altro, forse di più solido, che tenga conto degli errori già fatti…Ci sarà sicuramente un’evoluzione in altre forme. Anzi, l’uscita di scena di Gheddafi sta già creando una situazione geopolitica molto differente. Quindi dopo l’Unità Africana e l’Unione Africana, probabile che in tempi non lunghi si creerà un terzo organismo, questa volta più realistico nel valutare che l’Africa è un continente enormemente variegato, e non si può semplificare con decisioni unilaterali una realtà così complessa

L’Europa ha intenzione di mantenere dei rapporti di ‘buon vicinato’ con l’Unione Africana?
L’istituzione dei vertici Europa-Africa è un’occasione d’incontro e di discussione, al ritmo più o meno di uno all’anno. Capire poi quali sono i fatti concreti che vengon fuori da queste discussioni non è facile. Quel che è certo è che la rottura dell’Unione Africana con l’Europa non ci sarà mai: troppi interessi economici in ballo, e relazioni diplomatiche di alto livello. Che rimanga Gheddafi o non rimanga, i paesi europei hanno in ogni caso tutto l’interesse a mantenere buoni rapporti. In special modo l’Italia, per le note ragioni.

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