La Catalogna e l’internazionalismo dei poteri forti

7 novembre 2017
Marco Ligas

Sono motivate le iniziative autoritarie e repressive del governo spagnolo nei confronti del popolo catalano? Rispondono ad un pericolo reale e ad una esigenza legittima, funzionale alla difesa dell’unità nazionale, credibilmente messa in serio pericolo da gruppi di facinorosi o di terroristi?

Non credo si possano dare risposte affermative a questi interrogativi; l’atteggiamento di Madrid sembra dettato soprattutto dalle difficoltà di consolidare in tutto il paese la sua politica conservatrice e autoritaria. Paventa perciò, rendendolo di per sé inattendibile, il pericolo di un’insurrezione popolare, giustificando in questo modo la sua incapacità di dialogo con le minoranze.

Tutti hanno avuto modo di constatare come il popolo catalano e i suoi rappresentanti politici e istituzionali abbiano rivendicato i loro diritti senza superare i limiti della protesta pacifica e democratica. Al contrario hanno subito la violenza delle forze dell’ordine che non si sono certo risparmiate nel colpire i cittadini indifesi.

Ma in questa vicenda non è grave soltanto la violenza praticata dal governo spagnolo, è altrettanto pericoloso l’atteggiamento complice dell’Unione Europea che non si è espressa contro la violazione dello Stato di diritto praticata dalle autorità spagnole in occasione del referendum sull’indipendenza catalana.

Eppure la stessa Unione ha potuto constatare come sia prima che durante il referendum le autorità spagnole abbiano messo in pratica azioni repressive contro funzionari e parlamentari e come la polizia spagnola abbia fatto ricorso all’uso della forza contro i votanti e coloro che manifestavano pacificamente le loro opinioni. Il silenzio su questi comportamenti non dà dell’Unione Europea l’immagine di un’Istituzione capace di interpretare con obiettività vicende che riguardano i diritti e la democrazia di tutti i cittadini.

Gli stessi paesi dell’Unione, singolarmente, non hanno espresso alcuna critica nei confronti di Madrid, né hanno disapprovato la violenza usata contro una popolazione che si è comportata in modo pacifico e corretto.

Questa presa di distanza nei confronti dei catalani, seppure espressa talvolta in forme sfumate ma comunque inoppugnabili, impone anche in questa circostanza una critica severa nei confronti delle Istituzioni europee. Da queste scelte emerge infatti una consonanza di atteggiamenti caratterizzati dall’unità e dall’internazionalismo dei poteri forti. Ogni volta che si discute o di attività legate alle politiche finanziarie o alle sovranità territoriali dei singoli paesi, scattano immediatamente le alleanze tese alla tutela degli interessi comuni con buona pace per gli Stati di diritto e il rispetto della democrazia.

Con ciò non intendo certo sottovalutare i difetti procedurali presenti nell’organizzazione del referendum del primo ottobre né la superficialità e la debolezza politica di Puigdemont e del gruppo che lo ha promosso.

Sostenere e dirigere una battaglia politica per l’indipendenza come quella programmata in Catalogna non è un obiettivo irrilevante, perciò avrebbero dovuto essere valutate preliminarmente e con estrema attenzione le possibili reazioni dell’avversario nel corso della lotta. Per le stesse ragioni in queste situazioni è importante non sottovalutare gli orientamenti della magistratura, soprattutto quando si conosce la sua propensione alle punizioni non adeguatamente motivate nei confronti dei cosiddetti facinorosi.

Il governo di Madrid i suoi obiettivi li aveva abbastanza precisi: impedire, anche con l’uso della forza e di tutte le alleanze possibili, ogni tentativo finalizzato alla nascita e allo sviluppo delle autonomie locali. Già questo dato avrebbe dovuto suggerire ai promotori del referendum la massima cautela soprattutto per non provocare, nel lungo periodo, dei contraccolpi nello schieramento favorevole all’indipendenza della Catalogna.

Comunque, nonostante le difficoltà sopraggiunte, il popolo catalano appare abbastanza determinato e combattivo da non considerare chiuso l’obiettivo dell’indipendenza o di una reale autonomia che tuteli i diritti e la democrazia del proprio popolo.

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