Manovra di esemplare violenza

16 luglio 2011

Marco Ligas

Nel numero precedente sottolineavo come spesso succeda che dopo lotte importanti tese a rafforzare gli strumenti di democrazia e di partecipazione dal basso segua una fase dove prevalgono scelte che hanno tutt’altra ispirazione.  Le vicende politiche e sindacali recenti confermano questo contrasto.
Proprio in questi giorni si è parlato insistentemente della crisi e delle misure da adottare per porvi rimedio. Tremonti ha predisposto delle terapie. La sua manovra piace soltanto alla Confindustria. La presidente Marcegaglia ripete che serve rigore: a suo parere i tagli della spesa e le liberalizzazioni (ovvero la svendita dei beni e delle aziende pubbliche) devono caratterizzare l’ispirazione della manovra. Sarebbe più opportuno parlare di violenza.
Da parte loro i sindacati, ma anche i partiti del centro sinistra, sono (a parole) meno convinti della giustezza di questa impostazione; sanno bene che le condizioni di vita di milioni di famiglie non consentono altri sacrifici; tuttavia, pur con qualche modifica, subiscono la manovra imposta da Tremonti, dicono che questo sacrificio serve per tutelare la coesione nazionale, l’ha suggerito anche il Presidente della Repubblica.
La tutela dei diritti di chi progressivamente ne viene privato diventa un fatto secondario, un optional; che la crisi possa essere affrontata anche con la riduzione delle rendite finanziarie o la lotta all’evasione fiscale non è ammissibile per le nostre classi dirigenti.
Ciò che viene sottovalutato (o forse auspicato) da chi intende comunque realizzare questa manovra anticrisi è l’attacco alla democrazia. Non si possono colpire le condizioni di vita di milioni di lavoratori senza pagare le conseguenze della crisi sociale che si provoca. Le fasce più deboli della popolazione subiscono da tempo una pesante offensiva. L’attacco va avanti nonostante le molteplici manifestazioni di protesta e di resistenza messe in atto da tanti cittadini. Insistere con la politica dei tagli, senza tener conto del malessere crescente, provoca un’unica conseguenza: la radicalizzazione dei conflitti sociali con i rischi che questi processi provocano.
Anche i partiti del centro sinistra hanno una grande responsabilità: non possono disattendere la domanda che milioni di italiani hanno espresso nel corso di questi mesi. Tutte le sedi istituzionali, dal Parlamento ai Ministeri, dalle Regioni ai  Municipi, sono state ‘visitate’ di volta in volta dai lavoratori precari, dagli studenti, dai cassintegrati, dai pastori, da chi ha perso il lavoro: tutti chiedevano un impegno alle Istituzioni perché i loro problemi venissero affrontati e risolti. L’esito delle elezioni amministrative e successivamente quello dei referendum ha mostrato che la fiducia di questo popolo si è indirizzata soprattutto e nuovamente verso i partiti dell’opposizione.
Oggi questi partiti non possono sottovalutare l’importanza del consenso ricevuto, né possono usarlo per riprodurre scelte politiche che non siano sorrette dalla partecipazione dei propri sostenitori. Sottrarsi a queste regole significherebbe riprodurre, peggiorandole, le stesse condizioni che hanno provocato la crisi di rappresentanza dei partiti. E questa volta, trattandosi di scelte recidive, si andrebbe incontro ad un vero scollamento con le realtà di base.
Sapranno le componenti del centro sinistra capire e far proprie queste esigenze, rafforzando i rapporti con le popolazioni dei vari territori?
Se guardiamo alla Sardegna vediamo che la cronaca offre alcune vicende che suggeriscono risposte poco incoraggianti. Ne cito due.
La prima riguarda la presa di posizione del Senatore Cabras (Pd) sul problema dei radar e dell’immigrazione (radar e immigrazione sono due parole che, nella situazione contingente, indicano concetti importanti. Si riferiscono all’uso del territorio e all’accoglienza a favore di chi abbandona il proprio paese alla ricerca di una vita dignitosa). I radar che si vorrebbero installare in Sardegna non sarebbero pericolosi, dice Cabras. La loro presunta pericolosità non è mai stata dimostrata scientificamente. Ciò che invece è chiaro è il pericolo dell’immigrazione clandestina, portatrice potenziale di terrorismo e criminalità!
Credo che con questa dichiarazione Cabras abbia spiegato le ragioni della sua sconfitta alle primarie di Cagliari. Ma al tempo stesso ci ricorda come le sue posizioni non siano isolate nel Pd.
La seconda vicenda riguarda Quirra. Il tribunale del riesame di Lanusei ha predisposto il sequestro preventivo dell’area attorno al poligono. I terreni sono inquinati, ci sono sostanze nocive che mettono a rischio la salute delle persone. Gli stessi pastori della zona dovranno abbandonare i pascoli. Le Istituzioni che dovrebbero affrontare con senso di responsabilità questa situazione di emergenza lo fanno con  estrema lentezza.
C’è il rischio di un conflitto tra le popolazioni della zona e la Magistratura ritenuta colpevole di aver preso una decisione estrema. Manca un progetto che sia capace di garantire un’alternativa credibile a tutte le popolazioni coinvolte. Chi governa la regione si muove con la solita inettitudine e irresponsabilità; l’opposizione, che dovrebbe agire con più determinazione, anche riconoscendo sue responsabilità nella gestione/accettazione della base militare, non trova soluzioni convincenti e, soprattutto, non riesce a coinvolgere le popolazioni in un progetto alternativo.
Le difficoltà sono evidenti ma questo è il momento per affrontare non solo le emergenze, ma anche le alternative che favoriscano un’economia basata sulle proprie risorse, sulla tutela dell’ambiente e non più sulla presenza militare.
Saltare ancora una volta questo appuntamento significa accettare la filosofia della manovra Tremonti.

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