Lacrime di nonno

16 Gennaio 2009

bandieraisraele.jpg

Raffaello Ugo

Il succo dell’operazione può essere sintetizzato così: Dato un luogo chiuso e una popolazione stipata oltre ogni limite, come effettuare operazioni militari senza sporcarsi le scarpe. Com’è noto schizzi di materiale organico non vanno più via dal cuoio. I nazisti erano un po’ maniacali ma non si può dire che non avessero individuato con precisione il nocciolo del problema. Gli israeliani hanno studiato a lungo le carte dell’assedio al ghetto di Varsavia, circa 500.000 ebrei in un’area ristretta della città, affamati e in condizioni igieniche spaventose. Possiamo immaginare la forte commozione e il coinvolgimento emotivo al pensiero dei loro fratelli prima portati alla disperazione e poi sterminati come bestie. Dopo uno studio appassionato gli israeliani sono arrivati alla conclusione che  comunque l’operazione in sé non era malaccio e che anzi, con qualche aggiustamento, si poteva utilizzare come modello. Alla luce degli ultimi sviluppi nelle operazioni a Gaza è possibile riconoscere le piccole variazioni apportate al progetto originale. Una è senza dubbio la scelta della data. A quel tempo un’insistente voce popolare suggeriva che gli ebrei avessero trattato con le SS perché i lavori iniziassero il 19 aprile. Grazie all’equinozio di primavera infatti le giornate da quel momento si allungano e si possono continuare le operazioni per diverse ore senza bisogno di accendere la luce. Oggi gli israeliani possono invece iniziare i lavori anche in pieno inverno grazie agli studi di un modesto elettricista ebreo di origine russa, Ariel Sharon, divenuto famoso e premiato con “La Garrota d’Oro” per l’indimenticabile progetto con cui diversi anni fa aveva risolto i problemi di scarsa illuminazione che affliggevano il campo profughi di Sabra e Shatila. Sharon era anche riuscito a trovare il modo di abbattere tutti i costi dell’operazione grazie a un complesso giro di fatture e di prestanome prima di venire inspiegabilmente colpito da ictus. Si narra che il suo corpo emetta ancora scariche elettriche sufficienti a tenere in funzione l’apparato di idratazione cui è collegato senza oneri aggiuntivi per lo stato. A Varsavia in 28 giorni fu risolto definitivamente il problema ebraico. Nella lotta contro il tempo dell’esercito israeliano sono già passati 20 giorni ma non è detto che l’operazione riesca. Finora sono stati eliminati solo un migliaio di palestinesi, poco più di una cinquantina al giorno e ne sono stati mutilati circa 5.000 e questo nonostante l’uso di armi non convenzionali. Deludente. Nelle brevi pause del pur duro lavoro a Gaza i giovani soldati israeliani, osservando le mille goccioline di fosforo bianco che illuminano il viso dei bambini palestinesi sussurrano con un groppo alla gola che quelle che scendono dal cielo sono le lacrime di dolore di nonno Ariel.

1 Commento a “Lacrime di nonno”

  1. Antonia Piredda scrive:

    FOTOGRAFIA

    Intravedo
    un’immagine,
    tra le tante che scorrono,
    battenti come pioggia
    gelata
    sulle strade del virtuale
    contorte e generate,
    digitando frasi
    nella fradicia attesa
    di una fine
    definitiva
    all’orbita precipitosa
    dell’umanità.
    Un’ immagine
    di bimba
    ignara, freschezza
    nel soffio di fuoco,
    olltre il muro
    che brucia strappa
    disperazione,
    nel volo esplodente
    di bambini altri.
    E scrive
    quella piccola vita
    su mostro di morte,
    su bomba pronta
    all’uso,
    in punta di piedi,
    assorta
    nella bella grafia,
    scrive:
    Saluti da Israele.

    api, 5 gennaio 2008

Scrivi un commento


Ciascun commento potrà avere una lunghezza massima di 1500 battute.
Non sono ammessi commenti consecutivi.


caratteri disponibili

----------------------------------------------------------------------------------------
ALTRI ARTICOLI