Lavoriamo per evitare una nuova sconfitta

1 marzo 2018
[Roberto Loddo]

Esattamente cinque mesi fa il manifesto sardo organizzò a Cagliari un confronto dal titolo “per una sinistra delle differenze”. Un titolo ambizioso che ipotizzava azioni e strumenti in grado di costruire una forza che rappresentasse l’alternativa di società. Tutte le voci dell’assemblea avevano espresso la necessità urgente di un soggetto politico che alimentasse e sostenesse i conflitti sociali esistenti in Sardegna. Un luogo accogliente e riconoscibile per chiunque volesse agire per l’uguaglianza, la democrazia e l’autodeterminazione della Sardegna.
Purtroppo il percorso che avevamo indicato non ha fatto passi in avanti, sono prevalse ancora una volta le scelte sulla leadership all’interno delle segreterie dei partiti di sinistra e aver costruito due liste come Liberi e Uguali e Potere al Popolo è stato un grave errore. Sono davvero preoccupato dall’idea che la sinistra nel prossimo parlamento possa essere rappresentata soltanto da qualche parlamentare o, peggio, dal solo ministro Orlando del PD.
Comunque, qualunque sarà il risultato elettorale, dopo il 4 marzo saremo costretti ad un impegno supplementare, insomma avremo il dovere di immaginare un modo per rialzarci e definire un orizzonte che allontani la nostra società dall’egoismo populista dominante, dallo sfruttamento ulteriore delle fasce sociali più deboli. Lo dobbiamo fare perché il neoliberismo ha mutato alcuni valori della nostra società, non è solo un sistema che alimenta le disuguaglianze e la deregolamentazione dei mercati, è divenuto anche un utile alleato di chi intende praticare il razzismo e l’autoritarismo. L’alleanza del centrodestra dominata da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, le politiche sui diritti civili e sull’immigrazione del movimento cinque stelle e il ruolo del ministro Minniti nella gestione dell’ordine pubblico e delle politiche dell’accoglienza sono esattamente il risultato di questa mutazione.
Le violenze di genere sono la cartina tornasole di una società ancora fortemente sessista e patriarcale. L’attentato terrorista di Macerata, il riemergere di aree neofasciste e il senso comune sempre più impregnato di xenofobia sono segnali che ci disegnano un Paese che sta scivolando su un piano molto pericoloso.
E allora che fare? La sinistra europea può rappresentare l’orizzonte comune per un soggetto politico dei conflitti sociali. Nonostante Possibile e Mdp rimangano ancora dentro il campo del socialismo europeo in Potere al Popolo e Liberi e Uguali sono rappresentate anche quelle anime utili alla costruzione di questo spazio politico: da Rifondazione Comunista che è membro del Party of European Left a Sinistra Italiana, L’Altra Europa con Tsipras e Pci che ne sono osservatori.
In Sardegna anche i partiti indipendentisti possono essere alleati preziosi. Perché no? L’autodeterminazione che non propone il cambiamento delle cose esistenti e non è connessa con la lotta per l’uguaglianza è una mera riproposizione in un formato più piccolo delle forme autoritarie e violente dello Stato. Per questo motivo una sinistra moderna ed europea deve accogliere anche i partiti dell’autodeterminazione come oggi accade con il partito irlandese Sinn Féin e la coalizione basca Euskal Herria Bildu componenti dell’European United Left e Nordic Green Left nel Parlamento Europeo.
Penso che abbia ragione Ottavio Olita che su queste pagine del manifesto sardo ha indicato per il dopo elezioni una possibile medicina nel provare a costruire insieme una strada comune per una sinistra plurale che sia capace di praticare le differenze. Una strada comune che non guardi solo ai prossimi momenti elettorali delle regionali e delle europee e dalla quale emergano meno stregoni e più progetti per il futuro.

 

Nell’immagine: Paul Klee, Ricordo cristallino della distruzione da parte della marina, 1915

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