Le felici illusioni del Pd sardo

21 marzo 2018
[Massimo Dadea]

Era il 2012 e all’interno del PD sardo si discuteva della necessità di dare vita ad un partito autonomo e federato con quello nazionale. Era stato persino fissato un Congresso regionale che avrebbe dovuto sancire la nascita del nuovo soggetto politico. Quella elaborazione, che tante aspettative e speranze aveva suscitato, si infranse miseramente di fronte al “niet” pronunciato dalla Commissione Nazionale di Garanzia, presieduta, paradossalmente, da un sardo. Una umiliazione accettata supinamente e senza batter ciglio da quel  gruppo dirigente. La proposta fu definitivamente archiviata ed il PD sardo finì per consegnarsi nelle mani di quello che, di lì a poco, sarebbe diventato il partito “renziano”. Dopo qualche mese seguì una nuova umiliazione, altrettanto bruciante: le liste per la Camera e il Senato, scaturite dalle primarie, furono stravolte dalla Direzione nazionale per favorire “qualcuno” ritenuto più meritevole rispetto alla volontà espressa dai militanti sardi con il voto. Altro che partito autonomo e federato, quel gruppo dirigente, auto perpetuatosi fino ai giorni nostri, ritenne più conveniente chinare la testa per potersi meglio posizionare in vista delle elezioni politiche del 2013 e delle regionali del 2014. Ora, dopo sei anni di assoluto silenzio, dopo la cocente sconfitta del 4 marzo – il peggiore risultato, per di più in una regione governata dal PD – ecco riemergere dalle profondità dell’oblio in cui l’aveva relegata un gruppo dirigente miope e di scarso respiro, la proposta di “un partito sardo federato con il PD nazionale”. Non solo, si ipotizza perfino un nuovo nome e un nuovo simbolo con cui presentarsi alle prossime elezioni regionali. Ed allora è legittimo chiedersi: ci troviamo di fronte all’ennesima proposta strumentale, sulla falsariga di quello che avvenne nel 2012? Oppure si tratta di un’arma di distrazione di massa per spostare l’attenzione dalla sconfitta elettorale? O di una copertura politica ad un accordo innaturale con un personaggio che ha fatto dell’incoerenza, del trasformismo e della spregiudicatezza i suoi tratti distintivi? Se così fosse sarebbe un pessimo nuovo inizio. Altra cosa invece se la proposta sottendesse la volontà di aprire una riflessione seria sulla necessità di rivedere il Patto Costituzionale che lega la Sardegna allo Stato italiano; sui limiti e le insufficienze di una Autonomia Speciale diventata uno strumento inadeguato rispetto ai bisogni di autogoverno che agitano la società sarda. Su una Autonomia che  molti reputano oramai finita. Certo per una responsabilità primaria di chi quel Patto lo ha spesso disatteso e disconosciuto, rendendolo poco più che carta straccia: lo Stato italiano. Ma sopratutto per l’incapacità e l’inconcludenza della classe politica dirigente sarda che non è stata capace di utilizzare al meglio tutte le potenzialità dello Statuto. In poche parole servirebbe un confronto serio, onesto, che coinvolga la sinistra nella sua interezza. Una discussione aperta alle istanze più credibili e coerenti dell’indipendentismo. Potrà mai questo partito, il PD, rifondarsi, intraprendere un nuovo inizio che non si concluda con l’ennesima falsa partenza? Il pessimismo della ragione direbbe di no, ma rimane sempre l’ottimismo della volontà. Chissà. Forse.

1 Commento a “Le felici illusioni del Pd sardo”

  1. Benedetto Sechi scrive:

    Puntuale e condivisibile l’analisi di Massimo Dadea. Certo non è credibile chi oggi propone la rifondazione del PD in Sardegna. Proposta che sembra fatta più per sfuggire alle proprie responsabilità sul disastro elettorale e di governo regionale. Pare palesemente il tentativo goffo di sottrarsi alla debacle, rifugiandosi in un astratto autonomismo, già superato dalla storia. Ancor meno meritevole di credibilità è una proposta slegata da una riflessione seria sull’impianto istituzionale delle stato italiano. Ma come possono, coloro che hanno sposato le tesi renziane, di smantellamento in senso centralista della Costituzione, essere i proponenti della nascita di un partito federato, senza avere la minima intenzione di proporre, una profonda riforma in senso federalista dello stato italiano? Senza una analisi compiuta sulle ragioni della specialità della Sardegna? Ecco, non vanno bene “politici”per tutte le stagioni, si facciano da parte e se ne facciano una ragione, la Sardegna non ha bisogno di loro.

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