Lettera aperta a Franciscu Sedda (Partito dei Sardi)

11 giugno 2017

Cristiano Sabino

C’è stato un tempo in cui nei tuoi libri e nei tuoi comizi hai smantello il bagaglio storico del sardismo, hai fatto a pezzi Lussu e Bellieni, hai ridicolizzato gli altri indipendentisti definendoli folk, hai decostruito persino il simbolo in cui i sardi si riconoscevano: la bandiera dei quattro mori. Fu una indubbia scarica di adrenalina politica foriera di discussioni animate ed è anche indubbio che una generazione di forze nuove si sia formata ispirandosi ai famosi tre “non”, non nazionalista, non sardista e non violenta a cui tu con la tua elaborazione intellettuale hai contribuito.

Il mio indipendentismo non si è nutrito di quelle categorie ma una cosa l’ho mutuata dalle tue analisi: il non rivendicazionismo. Questa direttrice era la colonna portante di tutto il tuo discorso e lo ammetto, suscitò anche in me una forte suggestione. Basta chiedere allo Stato, basta con la mentalità subalterna e piagnucolosa, basta con la logica dei sardi cittadini di serie B che vogliono finalmente diventare italiani!

Quando ho letto il documento con cui il tuo partito cerca di “contribuire al rilancio dell’esperienza di governo e ancor più di dare risposte ai bisogni e alle aspettative dei sardi” l’abbandono della linea del non rivendicazionismo è stata la prima cosa che mi è saltata agli occhi. I quattro punti che il tuo partito indirizza a Pigliaru iniziano tutti con il cappello “chiedere al governo italiano” e fra l’altro sono tutti temi piuttosto minimalisti che non toccano gli interessi strategici materiali e culturali della nazione sarda.

Altri amici indipendentisti hanno scritto all’ormai ex assessore Maninchedda. Io invece ho deciso di scrivere a te e non a Maninchedda che lascio volentieri alla sua nota pratica trasformista di abbandonare la nave della legislatura ad convenientiamMa a te, ideologo dell’indipendentismo moderno, come può non andare di traverso una letterina di partito che non mette in discussione neppure pallidamente l’orripilante operato di una delle Giunte regionali più subalterne della storia dell’Autonomia?

Sì Francesco perché tu e quanti ti hanno seguito sulla strada del collaborazionismo volevate fare l’indipendenza e non siete nemmeno riusciti a far valere quello straccio di autonomia che ci ritroviamo. Il tuo partito è impegnato a chiedere a Pigliaru di chiedere a sua volta qualcosa al Governo Italiano creando una lunga catena di petizioni destinate al nulla di fatto.

Chi si occuperà invece di esigere – non di chiedere – dal Governatore Pigliaru di ritirare l’impugnazione della sentenza del TAR sul revamping di Tossilo, di ritirare la legge urbanistica, di ripristinare e incentivare le politiche linguistiche, di ripristinare una rete commerciale per gli artigiani smantellata dal centro-sinistra, di ideare una legge per la scuola sarda per non subire più il dimensionamento scolastico così come ci piove dall’alto, di varare una legge di contenimento al dilagare della Grande Distribuzione, di rompere il monopolio marittimo dell’armatore Onorato e di ritirare la “riforma” sulla Asl Unica ripristinando i servizi ospedalieri cancellati?

Chi farà pressione su Pigliaru perché non accada più che 27 milioni di denaro pubblico vengano sprecati in scandalosi programmi di impostazione ultraliberista come quello di  Flexicurity che ha solo distribuito voucher alle imprese senza vincolo di assunzione? Caro Francesco, tu lamenti che la legge elettorale in votazione alla Camera viola i diritti dei sardi ma chi scriverà una legge elettorale regionale che dia la possibilità anche a chi non si schiera con il duopolio PD-PDL di avere rappresentanza? Forse è solo una mia impressione ma il vostro indipendentismo di governo puzza di subalternità e ragion di stato lontano un miglio.

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