Lo specchio distorto

1 dicembre 2017
[Roberto Deiana]

Queste righe non saranno consolatorie o rassicuranti. E non vogliono esserlo. E sapete perché? Perché il limite è stato abbondantemente superato. Quale limite si dirà. Semplice: quello della coscienza comune. Come esiste una coscienza individuale, con cui ognuno di noi nel proprio intimo ogni tanto di confronta, così esiste una coscienza collettiva, pubblica, relativa ad un popolo e che fa i conti con il momento storico che vive.

Noi italiani, ma potrei dire senza alcun dubbio noi europei, in questo momento abbiamo la coscienza collettiva sporca, e molto. E se guardassimo la nostra coscienza collettiva attraverso uno specchio, vedremmo di fronte a noi un’immagine distorta!

Non siamo stati in grado, come Italia e come Comunità Europea, di vedere il caldo, caldissimo tema dei flussi migratori in un’ottica storica e sociale. Il nostro sguardo era limitato sempre solo alla sfera politica ed economica e, ancor peggio, alla salvaguardia della nostra piccola miseria come valore intoccabile. Chi arriva dal mare mette in pericolo la mia mediocrità. Non voglio un disgraziato più infelice di me, il mio egoismo basta per entrambi. Encomiabile è il lavoro di associazioni e volontari che silenziosamente operano a favore dell’accoglienza e dell’integrazione. Ma agli occhi della Storia queste poche forze non bastano ad assolverci tutti!

Le cronache ci raccontano che in questi ultimi mesi siamo tutti più contenti, la politica e la società italiana festeggiano perché sono diminuiti gli sbarchi. Bene! Pur di vedere qualche sbarco in meno abbiamo venuto la nostra coscienza collettiva. E la storia ci chiederà il conto. Il 14 novembre 2017 l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha reso pubblica, dopo un ispezione in Libia nei Campi di Concentramento che bloccano i migranti diretti in Europa, una realtà agghiacciante. Stupri, decessi per fame, assenza di diritti, schiavitù.

La relazione presentata è un vero e proprio atto d’accusa: “La politica dell’Unione europea consistente nell’aiutare la guardia costiera libica a intercettare i migranti è inumana. La sofferenza di questi detenuti è un insulto alla coscienza dell’umanità”. Si parla chiaramente di “migliaia di uomini, donne e bambini affamati e traumatizzati, ammassati uno addosso all’altro e privati di qualsiasi dignità”.

Pochi giorni dopo rispetto alla tragica morte di circa 50 migranti in mare durante uno scontro tra una nave ONG e la marina Libica, avvenuto il 6 novembre, un rappresentante del Parlamento Europeo ha dichiarato che esistono dei protocolli da rispettare e le ONG devono tenerne conto. Non una parola sulle vite umane spezzate.

La Storia ci chiederà conto di questo, presenterà il conto alla nostra coscienza così come è stata impietosa, durante il Terzo Reich, verso la società civile tedesca che, pur sapendo che tragedia si compiva in quel momento, voltava gli occhi altrove. Questi siamo noi, è inutile girarci intorno, inutile cercare alibi. E non vogliamo qua approfondire un altro discorso che squalifica tutta l’Europa: migranti di serie A e migranti di Serie B, dove per serie A si intendono i richiedenti asilo per ragioni umanitarie e per serie B i migranti economici. Su questo, almeno in questo momento, preferiamo tacere.

Chiudiamo queste tristi riflessioni con una piccola luce di speranza. Il 17 novembre, a Salerno, sono stati celebrati i funerali di ventisei migranti i cui corpi sono giunti al porto della città a bordo di una nave spagnola. Il giorno del funerale a Salerno è stato dichiarato il lutto cittadino e una grande commozione ha accompagnato le ventisei salme verso il loro ultimo viaggio. Forse, se ancora riusciamo a piangere di fronte a simili tragedie, la nostra coscienza non è del tutto irrecuperabile.

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