Luciano Marrocu su Grazia Deledda

1 febbraio 2017
Paola De Gioannis

Il 21 di ottobre 1899, una giovane donna arriva a Cagliari per immergersi nella vita letteraria della città, ospite gradita di donna Maria Manca direttrice de La donna sarda Sebbene Cagliari non abbia ancora consolidato alcuna vita letteraria ricca e stimolante, a lei che ha lasciato alle spalle una Nuoro, allora poco più che un villaggio, “Cagliari appare come qualcosa di meraviglioso”. Ha così inizio la singolare biografia di una Grazia Deledda diversa, per taluni versi, inedita, piena di determinazione e desiderio di affermazione. A Cagliari incontra Palmiro Madesani, funzionario del Ministero delle Finanze che sposerà e con il quale si trasferirà a Roma, dove nasceranno due figli. Nessuno sospetta allora che questa giovane provinciale sta per intraprendere una carriera letteraria che la porterà – prima e unica donna in Italia- al Premio Nobel.

Allievo di Paolo Spriano e Giuliano Procacci, Luciano Marrocu ha insegnato prima alla Sapienza di Roma e poi Storia contemporanea all’ Università di Cagliari. Fra i saggi sul movimento operaio inglese, la pregevole biografia Il salotto della signora Webb: Una donna nel socialismo inglese( 1992) e come narratore, il cui esordio è del 2000, Fàulas a cui fanno seguito numerosi titoli tradotti anche all’estero, e l’ultimo, Deledda. Una vita come un romanzo, Donzelli, ottobre 2016.

La fonte principale di cui Marrocu si avvale per la ricostruzione biografica della Deledda è la densa corrispondenza. Egli sposta l’analisi dalla dimensione nuorese della quale hanno dato conto la maggior parte dei biografi, al periodo romano, una Roma nella quale la giovane provinciale appare presto perfettamente integrata e decisa. Emerge l’immagine di una donna che alterna creazione letteraria, desiderio di affermazione, amori, soprattutto epistolari, “ma non per questo meno infelici”, commenta Marrocu con sottile, elegante ironia.

Senza mai venir meno al suo rigore di storico, egli non rinuncia tuttavia ad una atmosfera che evoca il romanzo, disegnando il ritratto di una scrittrice matura, consapevole del suo talento e della propria dimensione artistica per la quale scrivere è stata non soltanto un’ insopprimibile spinta creativa ma anche un modo per sottrarsi al grigiore del mondo dal quale proviene. Senza mai abbandonarsi ad un verismo di maniera, Grazia percorre la strada della contemporaneità già novecentesca, e in più di un romanzo solleva la relativa questione sociale. Quando definisce “barbara” la sua terra, intende arcaica, ferma nel tempo, sempre uguale a se stessa. Molti dei suoi contemporanei non hanno colto che la Sardegna di cui parlava, non era affatto barbara nel significato allora attribuito dai giornali romani e milanesi . “Barbarie sta per integrità, saldezza di valori, forza”.

A Roma verrà in contatto con gli artisti e gli intellettuali che hanno segnato il suo tempo, da Pirandello a D’Annunzio,da De Gubernatis a Matilde Serao, a Sibilla Aleramo . Eleonora Duse interpreterà – senza troppo successo – la trasposizione cinematografica di Cenere uscito a puntate su Nuova Antologia e nel 1904, in volume. Più tardi, nel 1909, anche la riduzione teatrale de L’edera alla quale è mancata un’interprete capace di rendere la potente figura di Agnesa, finirà col deludere.

Ma Grazia già abituata a traduzioni all’estero di talune sue opere, non ne farà un dramma e “risponderà compunta che queste forme di spettacolo finiscono sempre per deformare le creazioni di un artista”.
Fra i grandi del tempo incontrerà, anche Giacomo Puccini che tuttavia non la convincerà, “troppo svenevole”, e anteporrà la musica di Wagner che le apparirà “meravigliosa”.  Quanto è diversa questa Grazia da quella che siamo abituati a conoscere !

E tuttavia questa donna determinata e coraggiosa, capace di muoversi e in talune circostanze, servirsi dello stesso ambiente romano, non riuscirà a liberarsi da un’ansia autocritica che la tormenterà fino alla fine. Assai più dell’apprensione che i suoi libri possano piacere o meno, anche se vederli ingiallire senza alcun interesse le avrebbe fatto molto male, continua a domandare a se stessa- durante tutto il suo percorso letterario, quale sia il valore reale delle cose che scrive Cerca- pertanto – di affinare lo stile e di creare nuovi percorsi “per andare oltre se stessa”
Il 1916 si apre con quella guerra cupa e feroce che le farà sentire l’orgoglio della Brigata Sassari, e tuttavia, con molto senso della realtà, dirà “ che la guerra è fame, sete, veglia, paura, sofferenza, morte”
Intanto arriva – non del tutto inattesa, già si mormora dal 1912 – la notizia del Premio Nobel.

Con un completo fuori moda e la cloche calata sugli occhi, il 19 dicembre del 1926, riceve dalle mani di re Gustavo le motivazioni del premio L’opera della Deledda è votata alla causa dell’uomo e Alfred Nobel desiderava che il premio fosse donato a opere letterarie di profondo valore morale.

Ad un giornalista che la incalza con la vecchia ,ripetuta storia della sua modestia, replica con sicurezza “La leggenda della mia modestia è appunto leggenda…un artista deve essere consapevole – se è un artista – del valore delle sue creazioni” Quando riemerge la vecchia questione se la Sardegna sia la sua unica fonte di espressione risponderà, prima a se stessa e poi agli altri che in qualunque dimensione si trovi ad operare, l’animo dell’uomo è sempre lo stesso. Ritornerà spesso a Nuoro dove ha lasciato la famiglia e le amicizie, e Nuoro – benché continuerà ad apparirle come un luogo provinciale, rimarrà dentro di sé.

Grazia ha seguito il percorso politico di Mussolini senza particolari entusiasmi, consapevole di quale problema comporti per un artista esprimersi in uno stato invadente e autoritario. L’episodio che mostra la tempra di questa donna sarda – spesso ignorata dalla sua stessa gente – è la risposta piena di significato – oggi si direbbe democratico – che darà al duce che si complimenta per il Nobel.

Signora Deledda, c’è qualche suo desiderio che posso soddisfare? – Ci sarebbe signor Presidente un mio concittadino nuorese, condannato al confino. Lo conosco bene , è persona onesta sotto ogni profilo- Alcuni giorni dopo , l’uomo rientra libero a Nuoro. Non preoccupatevi risponde Grazia , se così vi è stato ordinato potete rientrare. Non farà mai cenno al suo interessamento presso il Duce. Operata di cancro al seno, cercherà la pace nel lavoro. Morirà a Roma nel 1936,in una calda giornata d’agosto. Le metteranno addosso l’abito violetto indossato per il Nobel e la porteranno al Verano.

La biografia di Marrocu è la storia di una donna nata nella periferia di un’isola già di per sé emarginata che costringe coloro che operano al suo interno a superare maggiori difficoltà. E’ la storia di una scrittrice matura consapevole del proprio talento ma nel contempo combattuta dal dubbio che sempre si accompagna al momento creativo. Una donna consapevole, coraggiosa, determinata.
E’ una vita, la sua, da leggere come un romanzo.

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