Magagne verdi

16 luglio 2011

Redazione

Non basta qualche patto istituzionale di Provincia, Comune, Regione, e soprattutto di Eni e Novamont per farci credere nella soluzione chiamata ‘chimica verde’ per l’area dell’ex-petrolchimico turritano. Gli operai sono i meno convinti di tutti. Il protocollo d’intesa, appena nato, è già a rischio da parte degli stessi soggetti firmatari.
Porto Torres è un’area dai problemi molto complessi. Ogni tanto il mare riceve i regali delle industrie che volta per volta ‘sversano. Adesso E-On aspetta di partire con il carbone, alcuni lo chiedono – è lavoro, no? – ma nessuno ricorda che il carbone venne bocciato da un referendum, e che un ampio fronte progressista si era espresso per l’uso del metano e non del carbone a Fiumesanto.
Abbiamo seguito, e continueremo a farlo, il tema del protocollo d’intesa con diversi scritti, in minima parte favorevoli e in genere molto critici e quanto meno molto perplessi.
Li ridiamo in elenco con collegamento evidenziato (cliccate sui termini evidenziati in colore e apparirà l’articolo).

Verde al verde, un protocollo d’intesa (Nicola Culeddu);
Yogurt e miele amaro (Giovanni Cocco, con intervista a Tino Tellini);
Biodifesa del lavoro (Mariano Carboni);
Il girasole che ride (Nicola Culeddu);
Un accordo senza garanzie (Antonio Rudas).

Il destino di migliaia di operai e di un territorio massacrati da un capitalismo di rapina e coloniale non può essere umiliato in questo modo.
Un nuovo intervento del segretario della CGIL di Sassari Antonio Rudas, successivo a quello pubblicato per noi, tiene accesa una vicenda sulla quale non può essere consentito il silenzio.
Rudas attacca l’Amministrazione Provinciale di Sassari per la superficialità con la quale difende un accordo che “sta per causare l’uscita di centinaia di lavoratori senza che siano ancora stati individuati gli strumenti per la loro collocazione”. “Il presidente della Provincia – sottolinea il segretario della CGIL sassarese – chiede al governo nazionale e regionale di considerare strategica la chimica di base in Sardegna, ma dimentica di aver sottoscritto un accordo proprio con quei livelli istituzionali e l’ENI per la chiusura del petrolchimico di Porto Torres” e “coerenza vorrebbe che la presidente ritirasse la sua firma dal protocollo del 26 Maggio, perché altrimenti non ha titolo a criticare il Governo nazionale e regionale che hanno fatto esattamente la stessa cosa”.

Oggi (ieri per chi legge) si è svolto a Porto Torres, promosso da Città Democratica, un convegno su questo tema che per la verità brilla, nei partecipanti annunciati, per la presenza di politici (tra i quali Guido Melis e Renato Soru), tecnici ENI e Novamont, le tre rappresentanze sindacali dei chimici e l’assenza di operai.

Più vivace e attento si annuncia il convegno previsto per il 26 prossimo, organizzato dalla CGIL e con la presenza del segretario FIOM Landini.
Intanto però le notizie che circolano non sono tranquillizzanti: ENI sta esercitando le sue pressioni per collocare in cassa integrazione in deroga il personale dell’indotto, alla faccia del protocollo che prevede la costituzione di un agenzia apposita.
I tavoli tecnici non sono ancora partiti, bonifiche, riconversione, rimangono ancora sulla carta. La regione dorme, gli enti locali cercano di prendere le distanze da quella che avvertono come una fregatura.
Indovinate quale classe sociale rischia di (continuare a) pagarla.

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