Il Mandela Day in Sardegna

7 agosto 2017
[Red]

Sarà la cornice del Lazzaretto di Cagliari a ospitare la quarta edizione del Mandela Day, giornata di festa internazionale nata per celebrare la memoria del premio Nobel per la pace Nelson Mandela, primo presidente sudafricano a essere eletto dopo la fine dell’apartheid nel suo Paese, uomo simbolo dell’uguaglianza e dell’antirazzismo, da sempre in lotta per difendere la pace e la libertà di pensiero. 

Madiba (questo è il nomignolo con il quale veniva chiamato all’interno del clan dell’etnia Xhosa) ha saputo dosare differenti approcci politici e pragmatici alla lotta di liberazione del suo popolo, costituendo un importante modello ed esempio per la politica mondiale. La giornata, istituita dall’ONU nel 2009, si terrà il prossimo 12 luglio ed avrà al centro azioni, incontri, tavole rotonde e dibattiti focalizzati sulla sensibilizzazione alla cultura della pace e dell’accoglienza, temi strettamente legati alle vicende drammaticamente attuali legate ai fenomeni migratori che ogni giorno registrano centinaia di vittime in tutto il Mediterraneo.

Anche la musica sarà protagonista nell’ultima parte della giornata, con i concerti dei Dirty Wipes, del cantautore sardo Alberto Sanna e della storica formazione folk toscana La Casa del Vento. L’evento è organizzato dalle associazioni La Rosa Roja, Mezcla Intercultura, Madiba Sinnai e la Caritas Diocesana, con l’adesione, tra gli altri, del Forum Sad, la Rete Sarda per il Sostegno a Distanza, l’Associazione Culturale Alfabeto del Mondo, Sardegna Palestina, Asce Sardegna e Sunu Gaal.

La quarta edizione del Mandela Day avrà inizio alle ore 17 del 12 agosto con la presentazione ufficiale dell’evento a cura di Elisabeth Rijo (Associazione La Rosa Roja) e Consuelo Dessì (Associazione Mezcla Intercultura). Subito dopo (alle ore 17:30) il festival vedrà al centro la danza con Tiziana Centomani e i laboratori di biodanza sociale “Ubuntu – tutti siamo uno”. Gli spazi del Lazzaretto si presteranno successivamente per la visita guidata tra le fotografie di alcuni tra i promotori di pace più importanti del nostro tempo. Il viaggio fotografico ospiterà le immagini più significative della vita di Nelson Mandela, Vittorio Arrigoni, Thomas Sankara, J. Leopold Dominique, Oscar Romero e Don Andrea Gallo.

Alle 18:30 il palcoscenico ospiterà il dibattito dal titolo “Quale futuro: bombe o accoglienza? Scenari, contesti, sviluppi” nel quale si approfondiranno le conseguenze e i risvolti sociali, culturali, economici e occupazionali del nostro tempo, attraverso un’analisi approfondita dei fenomeni socio economici in atto nell’area mediterranea. Alla discussione parteciperanno Diego Serra (Sprar città metropolitana “Emilio Lussu”), Ahmadou Gadiaga (Associazione Yakaar), Antonello Pabis (Asce Sardegna), Roberto Loddo (Ero Straniero / Il manifesto sardo) e Arnaldo Scarpa (Comitato Riconversione RWM per la pace, il lavoro sostenibile, la riconversione dell’industria bellica e il disarmo). Alle 21 a farla da padrona sarà la musica, con l’esibizione dei Dirty Wipes, formazione di San Sperate formata da Luca Spiga e Elisa Banchero alla voce, Gabriele Serra (basso),Claudio Casti (chitarra), Daniele Landis (batteria e percussioni) e Fabio Tidili (tastiere).

I riflettori illumineranno successivamente il cantautore sardo Alberto Sanna, poliedrico cantautore e musicista cagliaritano proteso verso una continua evoluzione artistica e umana.Il musicista racconterà al pubblico del Mandela Day le storie storie che in trent’anni di carriera l’hanno accompagnato nei palcoscenici della Sardegna. Chiuderà la serata la formazione toscana La Casa del Vento, che in tre lustri di lavoro incessante nel panorama nazionale ha fatto dell’impegno sociale il fulcro attorno al quale ruota la propria creatività. Sei album, un’antologia e quattro progetti speciali formano, ad oggi, il percorso discografico di uno tra i gruppi più coerenti della scena folk italiana. Sul palco saliranno Luca Lanzi (voce, chitarra acustica e banjo), Sauro Lanzi (fisarmonica, tromba, trombone e thin whistle), Massimiliano Gregorio (basso), Fabrizio Morganti (batteria e percussioni), Andreas Petermann (violino) e Francesco “Fry” Moneti (chitarra elettrica, dobro, violino e steel guitar).

Il Lazzaretto di Cagliari era un luogo preposto al ricovero in quarantena di uomini, merci e animali provenienti da paesi in cui erano diffuse epidemie di peste, colera, tifo, vaiolo, lebbra, o qualsiasi altra malattia contagiosa. Queste pestilenze, infatti, erano particolarmente frequenti e si verificavano all’incirca ogni 30 anni, decimando la popolazione. A Cagliari si ricorda soprattutto quella del 1655, la cui conclusione fu attribuita all’intercessione di Sant’Efisio, ringraziato con l’istituzione della festa che, a partire dal 1657, si celebra ogni anno dal 1 al 4 Maggio. La gestione del lazzaretto era affidata alle cure dei monaci e ad un équipe di medici. Inoltre, per circoscrivere le regioni colpite dal morbo contagioso, venne disposto un “cordone sanitario” formato da militari e civili, i quali, infliggendo ai contravventori severe condanne, fra cui la pena di morte, garantivano l’osservanza di tutte le disposizioni citate.

Nell’ultimo scorcio dell’800 il diminuire delle epidemie e l’affermarsi di una nuova coscienza sanitaria determinarono l’accantonamento della pratica della quarantena come mezzo di profilassi, e pertanto la chiusura dei Lazzaretti. Anche quello di Sant’Elia subì ovviamente la stessa sorte e venne adibito ad altri usi. Nel secondo dopoguerra si animò di una nuova umanità costituita dagli sfollati provenienti dalle grotte di Bonaria, e da numerose famiglie che diedero vita al primo nucleo del quartiere di Sant’Elia. Negli anni cinquanta il Lazzaretto venne abbandonato. Il lazzaretto rinacque a nuova vita solo nell’ottobre del 2000, in occasione dell’ormai nota manifestazione annuale “Monumenti aperti”, dopo un’impegnativa opera di restauro diretta dall’architetto veneziano Andrea de Eccher. Oggi il Lazzaretto è una moderna struttura polifunzionale che ospita una mostra permanente sul restauro del Lazzaretto stesso, sale espositive destinate a mostre temporanee, una mediateca, un’ampia sala convegni, un punto di ristoro con suggestiva terrazza ed un ampio chiostro destinato, nel periodo estivo, a manifestazioni di carattere culturale.

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