Manifestiamo contro il G7 in Sardegna

16 giugno 2017
Red

Il Cagliari Social Forum ha organizzato una mobilitazione di opposizione contro il G7 dei trasporti in Sardegna che si svolgerà martedì 20 giugno a Cagliari in piazza Garibaldi alle ore 18.30 a cui seguirà un corteo. Pubblichiamo il comunicato della manifestazione (Red).

Non è uno scherzo: la regione Sardegna  che ‘vanta’ il primato di inefficienza nei trasporti avrà       ‘l’onore’ di ospitare a Cagliari il 21 e 22 giugno i ministri G7 dei trasporti e i loro accompagnatori. Il governo italiano, mentre rinvia ancora  “il piano nazionale contro la povertà”,  spenderà per  gli ‘aspetti logistici-protocollari”e per “aspetti di sicurezza”circa 50 milioni di euro! Quanto sperpero di denaro pubblico!  Quanti nuovi posti di lavoro andati in fumo!  Intanto le maggiori compagnie aeree italiane,  Alitalia e Meridiana,  diventano un buon bocconcino per Arabia Saudita e Qatar. Ricordiamoci che   i G7 non sono un organismo democratico.   Sono i paesi più ricchi e potenti che, spinti esclusivamente da interessi economici e geopolitici, pretendono di decidere per noi e per tutto il mondo su tutti gli aspetti della nostra vita,  attuale e futura,  imponendoci poi le loro scelte.

Parte della città sarà sotto occupazione,i suoi abitanti saranno sottoposti a controlli rigidi,dovranno passare attraverso dei chek point per uscire ed entrare dalle loro case! con notevole dispiegamento di forze armate e di polizia, con cecchini sui tetti e reparti speciali fatti arrivare chissà da dove. Tutti a proteggere (ma da chi?) i famosi “grandi della terra”.  Non c’è nessuno che pensa a proteggere noi abitanti da queste incursioni invadenti e invasive e da quanto decideranno su di noi e sul futuro della terra?

Per  noi Sardi rimarrà qualche briciola o mancia in alberghi o bar,o in qualche negozio di souvenir. In Sardegna però decideranno le sorti del mondo su ’trasporti e sviluppo sostenibile’ ma “l’unica sostenibilità veramente valutata sarà quella economico-finanziaria” del  libero trasporto di merci prodotte a buon mercato grazie a regimi di dumping sociale. A quando la libera circolazione delle persone?  Aumenterà però il traffico di  petroliere da Sarroch alle Bocche di Bonifacio, di navi che trasportano le bombe prodotte a Domusnovas fino in Yemen e non solo, di navi e aerei militari che trasportano strumenti di guerra e distruzione.

Dicono  ‘nel settore dei trasporti e delle infrastrutture,  i temi sociali sono legati all’accessibilità, equità e coesione sociale’! Una beffa crudele per noi sardi che non abbiamo reale e dignitosa continuità territoriale con il resto d’Italia e nemmeno con le isole minori. A La Maddalena, mentre si chiudono reparti ospedalieri indispensabili per la sopravvivenza degli abitanti,si tagliano le corse dei traghetti che collegano l’isola. Tutto ( per loro ) deve essere funzionale ad un rientro economico, anche la vita dei malati, delle partorienti e la nascita dei bambini.

Ma di che trasporto avveniristico e sostenibile parliamo?  Restiamo con i piedi per terra: in Sardegna non c’è una rete di collegamento ferroviario,  se si esclude in parte la linea Cagliari-Sassari. Per il resto non vengono neanche garantite le corse quotidiane per i pendolari. I trasporti ferrati interni sono totalmente inesistenti.Le strade principali di comunicazione, 130, 131, 554,etc. sono diventate pericolosissime e sono un cantiere perenne.I paesi dell’interno,dove  mancano quasi tutti i servizi indispensabili, sono collegati malissimo con gli altri centri;  viene così negato ai suoi abitanti l’accesso a servizi fondamentali, come scuole, ospedali,farmacia, uffici,etc.. Si realizza in questo modo l’esclusione sociale soprattutto delle figure più deboli, come invalidi, bambini, malati  e anziani e, mancando anche il lavoro, si determina  lo spopolamento di tali ‘esotici’ piccoli centri.

E quanto le politiche dei trasporti decise dai “grandi” influiranno sul clima?  Potrebbero creare nuovi disastri ambientali che costringeranno centinaia di migliaia di persone ad emigrare. Si risponderà ancora ai loro bisogni con politiche di deportazione e di respingimento? Che ruolo avranno in tutto questo i nostri governanti locali? Spereranno anche loro nelle briciole? I gravi problemi del mondo non si risolvono con dei proclami e delle parole d’ordine (green economy.. e sostenibilità) o degli specchietti e perline per gli indigeni. Non crediamo più in questi venditori di fumo.

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