Marcia sarda per la pace

16 ottobre 2014
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Tavola sarda della pace

E’ ormai da 13 anni che marciamo per la pace in Sardegna! Continuiamo a farlo poiché non sono state ancora rimosse le motivazioni che ci hanno spinto a cominciare: la nostra Isola, pur ricoprendo solo l’8% della superficie del territorio italiano, viene gravata dal 61% delle basi e poligoni militari di tutta Italia.
La militarizzazione del territorio è globale e intrinseco ai nuovi modelli di difesa, di logiche di guerra e controllo del pianeta che, dalle avventure coloniali in poi, caratterizzano le politiche degli stati moderni. Cospicue aree di territorio vengono così sottratte all’economia civile, alla fruizione delle attività umane e sociali, al controllo trasparente e democratico, per essere invece utilizzate, in una logica di occupazione coloniale, da parte dei sistemi di difesa e di guerra del proprio Paese, dalle alleanze militari di cui si fa parte, dagli eserciti amici. A questi 24 mila ettari, a fronte dei 16 mila nel restante territorio italiano, si devono aggiungere le servitù militari che si concretizzano in occasione delle periodiche esercitazioni. Queste vietano o limitano la navigazione durante le prove a fuoco, area vasta quasi 3 milioni di ettari, estensione maggiore dell’intera Sardegna! Lo spazio aereo delle servitù è invece praticamente indefinibile, restando sulla e intorno alla Sardegna solo dei corridoi liberi per le linee commerciali civili.
Negli ultimi mesi l’emersione mediatica di numerosi teatri di crisi internazionali (Siria, Iraq, Libia, Ucraina, Congo) unitamente all’escalation dell’aggressione militare ai danni della striscia di Gaza ha innescato nell’opinione pubblica della società sarda una maggiore attenzione alla mai sopita mal sopportazione di una presenza militare così sproporzionata sull’Isola. L’elemento che si è palesato è che le basi militari non sono solo un elemento di vertenza politica territoriale per i tanti danni che producono (inquinamento, tassi tumorali oltre la media, malformazioni prenatali, sottrazione di sovranità, …) ma anche un elemento che collega indissolubilmente la propria terra con le guerre, le occupazioni, le morti, i genocidi che si consumano tanto a pochi passi da casa quanto a migliaia di chilomentri di distanza.
A poco più di un mese dalla grande e bella manifestazione a Capo Frasca le richieste della società civile sono nette e immutate e prevedono il cessate il fuoco immediato in tutti i poligoni, lo smantellamento delle basi militari in Sardegna, la bonifica da parte dello Stato dei territori gravati da queste, l’avvio di una inchiesta approfondita sulle conseguenze degli insediamenti sulla salute pubblica, la prosecuzione delle azioni giudiziarie per la ricerca della verità e il raggiungimento della giustizia, che la Pace rappresenti non solo un orizzonte culturale ma delle precise politiche di cui le istituzioni locali devono farsi carico.
Vogliamo che questa Marcia rappresenti per tutte e tutti un’altra tappa nel cammino di liberazione dalla guerra.

1 Commento a “Marcia sarda per la pace”

  1. Kasper Andreasen scrive:

    Sto scrivendo un testo sulla situazione politica in Sardegna per i lettori danesi. Vorrei sapere se si tratta di un fatto documentato che il 61% delle basi militari italiane si trovano in Sardegna.

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