Massimo Zedda e la piazza dell’insicurezza

5 ottobre 2018
[Antonietta Mazzette]

Il sindaco di Cagliari ha tolto la rete wi-fi in Piazza del Carmine, diventata negli anni un punto di ritrovo per molti migranti approdati in città dopo viaggi estenuanti, con la duplice speranza di migliorare la loro condizione di vita e di avere un permesso per andare fuori dall’Isola. La rete wi-fi accessibile gratuitamente è probabilmente l’unico modo perché questi ragazzi possano mantenere un legame con le loro famiglie. Il sindaco, togliendo la rete, ha risposto alla richiesta dei residenti e degli esercenti della zona di porre fine ad assembramenti di stranieri che erano percepiti come fonte di insicurezza, problema che si è aggiunto ai diversi elementi di degrado preesistenti nella piazza. Ma se è comprensibile il fatto che la colonizzazione di un luogo da parte di una specifica popolazione (in questo caso i migranti) sia sempre ragione di allarme sociale, perché il sindaco non ha moltiplicato e diffuso i punti di accesso Internet, in modo da spalmare nel territorio la presenza di queste persone? Magari dopo aver spiegato loro le ragioni di questa distribuzione.
È interessante constatare che, a qualunque latitudine e di qualunque segno politico sia il primo cittadino di turno, non si abbandona la pratica di voler risolvere in modo semplicistico – che nell’immediato è di sicuro effetto elettoralistico – problemi complessi. È successo in molte città americane a partire dai primi anni ’80 del secolo scorso, dove si è iniziato a privatizzare molti parchi, proprio con la finalità di mandar via popolazioni considerate scomode come homeless o gruppi di pacifisti, per poi giungere a forme estreme di regolamentazione dell’accesso come sono i Business Improvement Districts, sorti, per l’appunto, in relazione ai diffusi problemi di degrado, ma soprattutto per garantire sicurezza ai residenti più abbienti: attualmente, solo a New York se ne contano oltre 1500. È successo in molte città italiane dove, ad esempio, si è iniziato a togliere le panchine dai luoghi centrali (comprese le stazioni ferroviarie), proprio al fine di impedire alle popolazioni considerate scomode (anche in questo caso, per lo più, senza fissa dimora, immigrati e venditori informali) di stazionare senza rispettare le regole del consumo e dello svago, per arrivare a vere e proprie forme di architettura ostile, finalizzate a controllare comportamenti ritenuti inappropriati, come il dormire: ad esempio, gli spuntoni anti-clochard, il braccio metallico nel mezzo di una panchina, persino panchine senza seduta, per cui si è costretti a stare in piedi appoggiando la schiena. Questo modo di intendere la città, nel migliore dei casi, ha spostato altrove i problemi, compresi quelli legati alla sicurezza. Infatti, i migranti che prima andavano in Piazza del Carmine, considerato che non è svanito il loro bisogno di accedere alla rete wi-fi, ora pare che si siano spostati in altre piazze, suscitando ovviamente le reazioni di altri residenti.
Rispetto alle dinamiche urbane più complessive, il caso di Piazza del Carmine è comunque marginale, eppure, è sintomatico di un’idea di città che ha perso la sua valenza pubblica, a partire dalla possibilità che persone diverse possano mescolarsi e coesistere. E ciò riguarda non solo Cagliari, ma gran parte dell’esperienza urbana italiana che si va caratterizzando per socialità che si sviluppa prevalentemente tra individui e gruppi che si percepiscono come simili e pervasività del consumo come ragione centrale dell’incontro. Tutto ciò che fuoriesce da queste caratteristiche è fonte di insicurezza
Insomma, cambiano le città, gli amministratori e le domande sociali, ma le soluzioni individuate per sanare i problemi di degrado e di lacerazione sociale, hanno a che fare più con questioni di ordine pubblico che con politiche finalizzate a garantire luoghi accessibili a tutti, curati e flessibili dove possano coesistere persone diverse, senza che ciò comporti conflitto sociale. Un esempio di luogo da cui imparare è la Sala Borsa a Bologna.

[da Sardegna Soprattutto]

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