Molentargius oasi dei veleni e stipendificio per élite politiche e burocratiche

1 ottobre 2017
[Claudia Zuncheddu]

Che tipo di rifiuto può alimentare un incendio così violento nel sottosuolo del parco? Cos’è l’odore nauseabondo e la nube di fumo che fa star male le persone?

L’emergenza ambientale a Molentargius e l’esposizione da giorni e giorni della cittadinanza a inalazione di sostanze sicuramente inquinanti, a tutt’oggi non ben identificate, richiede un’accelerazione nell’individuare la tipologia delle sostanze tossiche immesse nell’aria, il sopralluogo ed un piano di caratterizzazione del sito inquinato con analisi della campionatura delle sostanze solide e liquide, un piano di monitoraggio ed un progetto di bonifica da parte degli enti competenti.

L’inosservanza del principio di precauzione, la mancata bonifica della discarica ed il danno per la salute ambientale e delle persone, oggi implica responsabilità penali degli amministratori che si sono alternati nel tempo nei comuni di pertinenza. Il ruolo del sindaco è complesso e sensibile così come lo è quello delle agenzie e degli enti regionali. La tutela del territorio, bonifica dei siti inquinati e il ripristino ambientale sono obblighi a cui gli enti pubblici in primis devono attenersi, ma purtroppo questo non è ciò che normalmente avviene nella realtà.

Gli interventi tampone con camion di argilla e altro materiale per soffocare le fiamme che sprigionano dal sito non è certo la strategia corretta. Molentargius è un disastro ambientale sottovalutato. Eppure per la tutela di quell’oasi naturalistica, un unicum per le peculiarità dell’ecosistema, negli anni non sono mancati fiumi di finanziamenti che avrebbero dovuto garantirne la cura, la conservazione, la valorizzazione ed il controllo.

La gestione dell’Ente parco, così ambita e contesa a tutti i livelli istituzionali, induce a pensare che le imponenti risorse finanziarie abbiano seguito corsi estranei agli interessi del sito naturalistico. Quella discarica finì nell’oblio dei tempi inglobata dalla natura. Il suo risveglio con i suoi veleni era solo una questione di tempo. Oggi per gli addetti ai lavori della politica Molentargius evoca esclusivamente l’oasi felice come stipendificio per élite politiche e burocratiche.

Molentargius offre tanta bellezza quanto degrado, spettrali canali coperti dalla moria dei pesci, le nutrie che distruggono le covate e gli argini dei canali, il randagismo ed oggi l’incendio nel suo sottosuolo. Brucia una discarica abusiva di rifiuti indifferenziati e stratificati nei decenni nell’indifferenza delle amministrazioni che si sono alternate nei comuni e alla direzione del parco.

Plastiche ed amianto sono solo una parte certa della presenza dei rifiuti pericolosi su cui non stare più a guardare. La nuvola di fumo è l’immissione nell’aria di sostanze sicuramente tossiche poiché prodotte dalla combustione di rifiuti a prescindere dalla tipologia. Anche rifiuti non tossici con i processi di incenerimento producono il pericoloso particolato, sono i PM 10, PM 2,5 e l’ultrafine, per non parlare dei metalli pesanti o delle diossine prodotte dalla combustione della plastica. Le diossine altamente tossiche per inalazione, per contatto, per ingestione di alimenti contaminati, compreso il latte materno, necessitano di un monitoraggio urgente e meticoloso da parte delle agenzie regionali preposte, spesso distratte e tardive.

Il parco di Molentargius-saline è nato 20 anni fa sotto la spinta di cittadini e movimenti ambientalisti, preoccupati dalle pressioni urbanistiche tese a far sì che una parte di pertinenza cagliaritana e non solo, venisse prosciugata e cementificata. Oggi ci si interroga su come mai l’Ente gestito da consorzi di comuni, con ricchi fondi europei, non abbia pensato in questi decenni a monitorare il proprio territorio e a bonificare le note situazioni critiche. Purtroppo le dinamiche che animano la gestione del patrimonio ambientale sono spesso sensibili a stimoli estranei agli equilibri dell’ecosistema e alla tutela del bene ambientale, flora e fauna.

L’Ente Parco distratto e strabico non ha neppure pensato che questa importante risorsa potesse continuare a convivere con l’estrazione del sale. Una secolare e fiorente attività economica bloccata negli anni 80 per interessi estranei al parco e per privilegiare le saline siciliane. La raccolta del sale avrebbe garantito occupazione, come già avveniva fin dall’inizio del secolo scorso, nonché nuove economie legate alla filiera con forti ricadute sul territorio, dalla produzione di nuovi sali di pregio all’halotherapia. Ma la cultura della bellezza, della salute ambientale e delle ricche risorse che la natura offre è ancora un’illustre sconosciuta alla classe politica sarda.

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