Mutamenti

1 Giugno 2014
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Marco Ligas

Non ritengo positivo l’esito delle elezioni europee e commetteremmo un errore se, nel valutare complessivamente il voto del 25 maggio, ci soffermassimo su un solo indicatore, magari su quello i cui risultati si sono avvicinati di più alle nostre attese.
Certo, fatta questa premessa, può considerarsi storico l’obiettivo raggiunto dalla lista L’altra Europa con Tsipras; nel nostro paese non è stato facile superare la soglia di sbarramento soprattutto a causa del black-out praticato dai mezzi di comunicazione, il cui atteggiamento nei confronti degli schieramenti maggiori è stato ben diverso, subalterno e persino servile.
In ogni caso dobbiamo prendere atto che da decenni la lotta politica è fortemente condizionata dal ruolo dei leader delle coalizioni che fanno un uso spregiudicato dei mezzi di comunicazione. Con sistematicità viene trasmessa un’informazione superficiale, falsa, fatta di slogan che il più delle volte prospettano un futuro destinato al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Così sentiamo parlare in modo indefinito di riforme come se fossero qualcosa di miracolistico, di rilancio del Pil, di crescita dell’occupazione, di riduzione delle tasse e così via, chi più ne ha più ne metta.
Poco importa se questi proclami contrastano con i dati della realtà. Sono funzionali al consolidamento del sistema dei poteri oggi in vigore e questo basta perché raggiungano un duplice obiettivo: da una parte creare speranze e aspettative soprattutto fra chi subisce le conseguenze della crisi, dall’altra accentuare la sfiducia in tanti cittadini che, stanchi di essere ingannati, non credono più nella legalità e nel ruolo super partes delle istituzioni che, al contrario, risultano sempre più compromesse e segnate da forme di corruzione dilagante.
In ogni caso risulta cambiato il rapporto tra i cittadini e le formazioni politiche; esse stesse mutano frequentemente sia modificando le loro denominazioni sia dando vita a nuovi raggruppamenti in seguito a fusioni o scissioni. Il trasformismo svolge un ruolo determinante in questi processi e non mi sembra esagerato parlare di mutamenti della politica.
In realtà la partecipazione dei cittadini alle scelte che li riguardano ha lasciato il posto alla delega e naturalmente questo non è un segnale che consolida la democrazia.
Non a caso a Renzi, Grillo e Berlusconi questa partecipazione non serve, anzi rappresenta più un intralcio che un’opportunità. Per loro è preferibile un consenso purché si manifesti con la sola delega e mantenga lontani i cittadini dall’impegno politico. Una partecipazione degli elettori al voto che si stabilizzi intorno al 40/50% è il risultato che preferiscono maggiormente.
L’affermazione della lista “L’altra Europa con Tsipras” è comunque un buon segnale perché delinea un’alternativa possibile, sia nel nostro paese che in Europa, in grado di contrastare le scelte scellerate che stanno provocando una crisi gravissima soprattutto nelle aree più deboli del continente.
Al tempo stesso ci fa capire come sia necessario sperimentare, pur tra molteplici difficoltà, forme nuove di impegno politico, innanzitutto evitando di andare ciascuno per conto proprio. Se si vogliono davvero collaudare pratiche diverse da quelle del passato occorre assumere l’unità come condizione preliminare di qualsiasi lavoro politico. Unità tra chi si è impegnato a portare avanti il progetto di questa nuova formazione e che ha accettato Tsipras come coordinatore, e al tempo stesso unità con quell’area sociale che ha subito nel corso di questi anni molteplici delusioni a causa di atteggiamenti leaderistici di piccoli gruppi dirigenti che si sono mostrati non all’altezza della situazione.
Bisogna aprirsi alle persone che sono incerte, che subiscono la tentazione del ritiro dall’impegno sociale e anche a quelle aree del Pd o del M5S che non si riconoscono più nei programmi originari di quelle formazioni.
Sicuramente l’area legata ai valori della sinistra ha in Italia una base più ampia di quanto non dica il 4% raggiunto nelle ultime elezioni europee. Anche per queste ragioni è necessario dare un segnale alle istituzioni europee, perché cambino le politiche disastrose che hanno condotto nel corso di questi anni. Questo obiettivo forse oggi è più praticabile soprattutto perché sono stati ridimensionati sia il PPE che il PSE.
Ma la condizione più importante rimane quella legata all’impegno necessario per imporre un cambiamento radicale delle politiche nazionali e comunitarie.

1 Commento a “Mutamenti”

  1. valeria piasentà scrive:

    Concordo! e ora spero che la sinistra sia in grado di ricostruirsi intorno a un progetto condiviso. Se c’è un numero considerevole di elettori ora orfani (o quasi…) di una rappresentanza politica nel parlamento italiano tuttavia, e purtroppo, i segnali che arrivano dalle formazioni che hanno appoggiato la lista Tsipras non sono positivi. A partire da Sel e dalla sua tentazione di fondersi con la sinistra del Pd. Alle regionali piemontesi, per esempio, Sel si è presentata in coalizione con il Pd di Chiamparino, mentre L’altro Piemonte a Sinistra (con Prc e altri ma dove hanno escluso il PdCI) ha preso solo l’1,12%, e nessun seggio. Del resto un atteggiamento simile si era già riscontrato nel congresso costitutivo di Sinistra Arcobaleno, dove tanti di noi erano andati con speranze poi disilluse. Allora che fare? Occorre far comprendere ai dirigenti di questi micro-partiti, spesso malati di un settarismo autolesionista, che la loro base è in attesa e sente la necessità di essere rappresentata. Che gli ideali fondativi del pensiero di sinistra devono prevalere su inutili faide interne e moti di protagonismo individuale, dannosi non solo a chi si riconosce ancora nella classe dei lavoratori quanto (e persino!) alle carriere di quegli stessi dirigenti, e ai loro distinguo su argomentazioni di portata minima, specie rispetto alla economia generale della proposta che una formazione forte e coesa a sinistra del Pd potrebbe costituire per molti cittadini italiani.

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