Notti padane. Al voto! Al voto!

16 febbraio 2011

Valeria Piasentà

Elezioni amministrative: il 15 e 16 maggio si voterà in quasi 1300 Comuni italiani, dei quali 28 capoluoghi di provincia e 6 di regione (Trieste, Torino, Milano, Bologna, Napoli e Cagliari); in 11 province (Reggio Calabria, Ravenna, Trieste, Gorizia, Mantova, Pavia, Macerata, Campobasso, Vercelli, Lucca, Treviso) e in una regione, il Molise. In Piemonte si vota in 143 comuni, molti piccoli e medi centri nelle roccaforti leghiste provinciali di Novara e Cuneo; in due città capoluogo di regione, Torino, e di provincia, Novara. Per la sinistra torinese è essenziale aggiudicarsi la successione a Chiamparino, anche per equilibrare lo strapotere della nuova destra, in particolare di quella leghista espansa in maniera tentacolare sulle poltrone del potere gestionale e che ora potrebbe intercettare molti voti in fuga dall’elettorato pdiellino. Non a caso il Pd nazionale ha scelto il Lingotto per rilanciare l’ultima stagione della sua proposta politica. E in attesa delle primarie del Pd fissate (come a Novara) il 27 febbraio, il centrodestra si organizza. Roberto Cota -il nostro grande statista è appena tornato da Detroit dove ha incontrato Marchionne per discutere la questione Fiat-Chrysler -alla festa per il tesseramento della Lega ha dichiarato «Dobbiamo approfittare dei loro litigi e fare prima del centrosinistra» a un tempo chiudendo, d’intesa col Pdl, verso un possibile accordo col terzo polo: «Siamo incompatibili». Per intercettare i voti dei moderati meditano di candidare un esponente del Pdl, così Novara toccherebbe a un leghista. In quanto, secondo un recente sondaggio, l’amministrazione Chiamparino oggi ottiene il consenso dei torinesi col 63,1%, il sindaco uscente con il 72,8%, quindi il Pd si riconfermerebbe primo partito cittadino col 33,5%, seguito da Pdl (21,2%) Lega (12,7%) Idv (9,2%) Sel (4,2%) Movimento 5 stelle (4,1%) Federazione della sinistra (4,1%) Udc (3,7%) Futuro e libertà (1,4%). In questi giorni il quotidiano online Affari Italiani (oltre a ospitare il blog poetico-fumettistico di Nicole Minetti) ci dà notizia di due sondaggi. Dal primo, realizzato il 10 e 11 febbraio dallo stesso sito e dall’agenzia Swg in occasione del 20° anniversario della Lega, risulta che il 67% degli italiani considera dannosa la presenza ventennale della Lega nella politica nazionale; per il 68% si tratta di un movimento dichiaratamente di destra; per il 37% il successore di Bossi è Maroni, che stacca notevolmente il successivo al 12%, Luca Zaia -appartenente alla seconda generazione leghista -mentre altri due giovanotti di belle speranze e grandi ambizioni raccolgono pochissimi consensi: il 7% Renzo Bossi ‘il trota’ e il 4% Roberto Cota. Il secondo è un sondaggio non ufficiale che Affari Italiani dice commissionato segretamente da Sinistra e Libertà, secondo il quale in consultazioni nazionali il Pd crollerebbe al 22% a fronte di una tenuta del Pdl col 28%, una affermazione della Lega col 12% e di Sel col 10%, un risultato stabile dell’IdV al 7% , Udc al 6%, Fli al 4%, La Destra al 2%. Dal che si deduce come, agli inizi di febbraio e in una situazione molto fluida, la coalizione di destra sia ancora ben salda negli intenti degli elettori. Eppure, e incredibilmente, più di una voce dalle sezioni piemontesi del Pd ipotizza qualche forma di alleanza territoriale con la Lega. Questa strada se percorribile valutando i numeri, sarebbe la più disastrosa in assoluto sul piano delle idee e dei sentimenti: ma ci ricordiamo cos’è la Lega Nord? in caso contrario consiglio a tutti la lettura del recente Il libro che la Lega Nord non ti farebbe mai leggere di Eleonora Bianchini per Newton Compton. Nonché dello Statuto della Lega, in particolare del primo articolo da incrociare con le dichiarazioni rilasciate negli scorsi giorni dal Bossi ‘trota’ alla festa per il loro 20° anniversario: «i nostri obiettivi sono sempre gli stessi». Che dire poi della fiera contrapposizione ai festeggiamenti per l’Unità d’Italia da parte di ministri leghisti e dal ministro Gelmini, spalleggiati da alcuni sindacati (anche da CISL e UIL) che con le loro posizioni su contratto FIAT e riforma universitaria non si capisce se intendono servire gli interessi dei lavoratori piuttosto che quelli dei potenti. Politici che anche negli atteggiamenti individuali esprimono un reiterato disprezzo per l’umanità, eccovi un recente episodio: il rappresentante leghista in consiglio regionale lombardo, Cesare Bossetti, ha ritenuto di non celebrare i 4 bimbi rom arsi vivi a Roma, è quindi rimasto seduto mentre l’intera giunta si è alzata in silenzio per un minuto, la giustificazione ufficiale? «perché occupato a leggere il giornale». A Novara si profila la riconferma del centrodestra con l’elezione di un sindaco leghista. In queste geografie, come nella patria veneta dell’attore Marco Paolini, ci si riunisce fra amici in attesa dei risultati elettorali che talvolta si festeggiano anche se non si vince mai, perché «la questione qui non è se si vince o si perde, ma di quanto si perde» (Paolini). Allora forse occorrerebbe un atto di coraggio, una azione di rottura che indichi discontinuità nella linea politica del centrosinistra locale, costantemente perso in calcoli strategici fra quote degli ex-Ds ed ex-Margherita, con la riproposizione, anche più a sinistra, degli stessi nomi e delle stesse facce -che quindi hanno già perso e molte volte -da vent’anni almeno. Magari si potrebbe proporre quel nome nuovo ed estraneo alle segreterie che l’elettore di sinistra attende come significativo di uno scarto laterale nell’intelligenza politica. Magari un nome proveniente dall’universo del volontariato cattolico di base che qui, come nel caso delle curie e dei vescovi piemontesi (sulle questioni del lavoro, dell’accoglienza, degli armamenti e degli f35) spesso ha idee ben più chiare e meno cerchiobottiste rispetto a quelle del Pd. Magari di una donna che rappresenti l’immenso universo femminile estraneo ai compromessi sessuali e ideologici imperanti nella decadente cultura italiana al potere, quella dei ricatti e del bunga bunga, per rimarcare un’idea di dignità, di un’etica dell’esistenza che nulla ha a che fare col moralismo e molto con le difficoltà del vivere quotidiano. Tanto qui si perderà comunque e questo sarebbe un bel segnale di vigore e di legittimo orgoglio dal profondo nord padano verso il Paese tutto. Se non ora, quando?

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