Più democrazia e sovranità alle persone

1 novembre 2017
[Laura Di Napoli]

Radicali Italiani, insieme ai Verdi, Possibile e gli ex comitati per il No nel referendum (ora Coordinamento per la Democrazia Costituzionale) ed altre realtà politiche, presentano una proposta di legge per la democrazia, la partecipazione attiva nei referendum, il potenziamento delle forme di sovranità del cittadino e per la misurazione della qualità dei servizi e della trasparenza: Più democrazia, più sovranità al cittadino.

Negli anni stiamo assistendo ad un progressivo allontanamento dalla cosa pubblica da parte dei cittadini e delle cittadine, sempre più diffidenti verso il valore del voto ed il loro potere democratico. Perché sta accadendo questo? Perché il volere delle persone, con il passare del tempo, è passato i secondo piano rispetto al volere dei partiti, anche grazie all’ultima legge elettorale.

Le proposte di legge d’iniziativa popolare spesso non vengono nemmeno calendarizzate e l’iter per raccogliere le firme per un referendum abrogativo è diventato veramente ostico. Questo ha favorito l’astensionismo al 72 % e la cittadinanza ad una disaffezione totale dalla politica, oltre che ad una diffidenza verso i politici stessi nominati dai partiti. La proposta di legge prende esempio dal sistema svizzero, nel quale i cittadini e le cittadine vengono continuamente interpellati in modo da trovare una reale rappresentanza nelle decisioni che li riguardano.

La legge contempla tutti i campi, dal comune alla città metropolitana, passando per la regione, fino allo stato intero. Come prima grande innovazione viene inserito il referendum propositivo, con le limitazioni costituzionali nella scelta del quesito e l’ampliamento all’ambito tributario, esclusivamente per la richiesta alla cittadinanza di un eventuale aumento d’imposte finalizzato ad un miglioramento dei servizi. Il numero di firme necessarie per la presentazione di un referendum propositivo non potrà superare l’1,5% degli aventi diritto al voto e con l’eliminazione del quorum.

Questa battaglia radicale, vecchia di decenni, è finalizzata ad un aumento della partecipazione e ad una garanzia della segretezza del voto; non sarà più possibile far fallire un referendum e, contemporaneamente, gli schieramenti saranno costretti ad articolare le loro ragioni ed a creare un dibattito sul tema. Ovviamente sarà necessaria una base di votanti del 10% per rendere il referendum valido, che negli statuti comunali potrà essere portata fino al 15%.

Per una corretta informazione, sia il comune che la regione o lo stato, dovranno recapitare a casa di tutti i cittadini votanti, un mese prima del voto, un libretto che contenga all’interno le ragioni del SI e del NO redatte dai comitati che le sostengono in modo da potersi recare alle urne correttamente informati su entrambe le argomentazioni. L’esito referendario varrà per 5 anni anche per le piccole realtà comunali, non solo a livello nazionale.

La proposta di legge è volta anche a semplificare il momento della raccolta firme. Da cosa nasce questo bisogno? Prendendo solo il dato nazionale, possiamo notare che delle 197 richieste di referendum nazionali il 66% non è nemmeno arrivato al voto a causa delle difficoltà di raccolta e del blocco da parte della Corte Costituzionale.

Oggi raccogliere 500.000 firme è praticamente impossibile se non si hanno a disposizione l’organico e la disponibilità economica dei grandi partiti e sindacati, infatti dopo il 2010 gli unici referendum nazionali che abbiano raggiunto l’obiettivo sono stati promossi dal PD, dalla CGIL e dalle 5 regioni che portarono avanti il referendum sulle trivelle. Tutte le campagne referendarie promosse da gruppi di cittadini e movimenti hanno invece fallito per mancanza di autenticatori.

Con questa proposta di legge è possibile invertire la rotta e restituire ai cittadini e alle cittadine il loro potere democratico permettendo loro di poter procedere alla raccolta, in termini legali, con delle semplificazioni razionali: viene inserita la firma digitale, legata al sistema SPID della nuova carta d’identità. Questo permetterà sia ai cittadini invalidi, che ai residenti all’estero di poter firmare per richiedere un referendum o una proposta di legge on-line; Per la raccolta cartacea verrà eliminata la Vidima ed inserite delle date d’inizio e fine raccolta; Gli autenticatori saranno le stesse persone del comitato promotore che possiedono i requisiti per poter essere eletti, con delega da parte del sindaco entro 15 gg dalla richiesta; Verranno eliminate le certificazioni elettorali, ma mantenuto il controllo di dette certificazioni al momento della verifica delle firme da parte della Corte di Cassazione che accederà all’archivio anagrafe territoriale.

In questa maniera non sarà più necessario disporre di un numero consistente di persone che possano recarsi in ogni comune di residenza dei cittadini firmatari per richiedere suddette certificazioni. Con queste semplici modifiche sarà finalmente possibile, anche per piccoli gruppi di cittadini o movimenti, promuovere delle campagne politiche e proposte di legge d’iniziativa popolare che, finalmente, potranno riacquistare il loro profondo significato costituzionale.

La proposta di legge presenta anche delle razionalizzazioni volte al risparmio da parte dello stato: i referendum raccolti saranno sempre attuabili. Perché la raccolta si fermerà alle prime 50.000 firme, verrà valutato il quesito dalla Corte Costituzionale e, se ammissibile, ripartiranno i 5 mesi di raccolta da quel momento. In questo modo non verranno pagati i comitati anche se il quesito risulterà inammissibile. I referendum verranno accorpati alle elezioni se nello stesso periodo saranno presenti elezioni parlamentari o comunali/regionali che superino il 25% dell’elettorato e con un enorme risparmio da parte dello stato. Inoltre verrà inserito il divieto d’imporre tributi per la raccolta firme al comitato promotore con un dovuto risarcimento, nel caso di ricorso al Tar, che varia da 500-50.000 euro secondo il numero di cittadini residenti. Con queste razionali semplificazioni i promotori si impegnano a raccogliere 50.000 firme in tutta Italia a partire dal mese di Gennaio, in modo da poter presentare la proposta in parlamento.

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