Praticare l’antifascismo oggi

1 novembre 2017
[Roberto Deiana]

“Qualcuno vuole dare una lezione ai fascisti. Andiamo a stanarli dai buchi, – dicono, – e punzecchiamoli un po’ sulla pancia -. Ma Aldo li blocca e dice: – Perché volete infierire? Dobbiamo convincerli dell’idea sbagliata, e domani saranno tutti con noi. Gli operai ci hanno insegnato la via giusta, bisogna chiedere la pace, anche se ci si lascia la pelle”. (Alcide Cervi – I miei sette figli)

Che senso ha portare avanti oggi, 2017, e in quali forme, i valori dell’antifascismo? In tanti – e con il passare degli anni aumentano le voci – dichiarano il Fascismo un momento della storia italiana ormai concluso e ritengono anacronistico il termine Antifascismo quando rapportato al tempo presente. Ci si appella alle date riportate nei libri, al puro dato storico: 25 luglio 1943 caduta del fascismo (sfiducia a Mussolini e cambio del governo) o 3 maggio 1945 (resa della Repubblica Sociale a Rovereto).

In realtà, con un trasformismo tanto caro a noi italiani, le idee e le persone del mondo fascista hanno, semplicemente cambiando nome, proseguito il loro percorso. Il Fascismo era presente negli ’70 ed è presente oggi. Oggi si alimenta, come già altre volte in passato, di uno stato emotivo ideale: la paura. Non si può trascurare un dato allarmante: è soprattutto tra i giovani che i movimenti di estrema destra trovano terreno fertile. Paura di tutto ciò che non siamo noi stessi: paura che la mia miseria possa essere intaccata dalla miseria di un altro essere umano, sia egli un omossessuale, un meridionale, un migrante, un portatore d’handicap.

Trova terreno fertile la voce del populismo, dell’odio, e della violenza. Nel nostro mondo è già una costante la sopraffazione: da anni assistiamo all’equazione “Vince lo scontro chi urla di più”, e i mezzi di comunicazione (e la nostra attuale classe politica) lo sanno bene. Inevitabili le provocazioni: novelle Marce su Roma, saluti romani, strumentalizzazioni politiche di episodi criminali di singoli partigiani, riabilitazione di figure o episodi legati al Ventennio. Questo avviene in Italia. E questo avviene anche in Sardegna, regione nella quale la disoccupazione giovanile è altissima nella quale le decisioni dello Stato vengono lette come un atto di prevaricazione, nella quale ogni migrante che arriva è un pericolo. La cronaca parla di attentati ai centri di prima accoglienza, del crescere di movimenti xenofobi. La domanda è: come contrastare, come arginare questo fenomeno?

La resistenza partigiana si sviluppò in un contesto bellico, in contrasto all’occupazione militare e in assenza di uno Stato di diritto. I partigiani hanno usato i proiettili per fornire all’antifascismo moderno un’arma più grande: la legge. L’arma su cui necessariamente deve poggiarsi il contrasto ai nuovi fascismi è la Costituzione. Invocare la violenza per fermare la nuova onda nera significherebbe tradire il lascito della Resistenza. I doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale (art.2), i principi di eguaglianza davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, religione, opinioni politiche (art.3) e il diviato della riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista (XII disposizione transitoria e finale della Costituzione) sono le armi da utilizzare oggi.

Pensare di portare avanti oggi la lotta antifascista in modo violento richiamandosi alla lotta armata partigiana è una pericolosa forzatura. Troppo differente era allora il contesto storico: assente lo stato di diritto, occupazione straniera nel territorio, mancanza di libertà. È importante ribadirlo, quella lotta ha lasciato al nostro tempo altri strumenti, quelli della legge, che permettono ed indirizzano il contrasto al fascismo su un altro piano. Fondamentale è anche un’altra azione: quella dell’educazione. Non si può prescindere dall’educazione ai valori dell’antifascismo se si intende contrastare la nuova deriva. Grande merito dunque a quelle associazioni che portano avanti da tempo la valorizzazione della Storia della Resistenza e dei suoi valori attraverso incontri, dibattiti, lavoro nelle scuole, e iniziative di cittadinanza attiva.

È necessario far sentire forti, di fronte all’avanzare in Italia e in Europa degli estremismi, i valori intramontabili dell’antifascismo. Riunire tutte le forze che si richiamano a quei principi per ribadire, oggi più di ieri, che cedere alla paura è un errore. La grande marcia antifascista, il 12 ottobre, a Savona, è stato un bellissimo esempio di condivisione: sindacati, partiti politici, associazioni, popolazione, si sono ritrovati in strada per dire No ai nuovi fascismi. Tutta l’Italia dovrebbe marciare, pacificamente, oggi!

Torniamo idealmente così, in chiusura, alla citazione iniziale. E’ attraverso l’educazione, la conoscenza, che dobbiamo convincerli dell’idea sbagliata, e domani saranno tutti con noi.

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