Promuovere l’impresa migrante. Quando l’Istituzione costruisce futuro

16 ottobre 2017
[Mauro Tuzzolino]

Un’estate torrida, quella appena trascorsa. La temperatura oltremodo elevata sembra aver rotto gli argini dell’umana prudenza, alimentando nel nostro dibattito pubblico le contrapposizioni viscerali che per intrinseca natura poco e niente rimandano al buon senso e alla comprensione razionale delle circostanze in gioco.

Basta dare un’occhiata ai social network per misurare la temperatura del confronto su un tema complesso e delicato come quello dei migranti. Complesso perché entrano in gioco storia, geopolitica, crisi climatica, distribuzione della ricchezza nel mondo, guerre e persecuzioni; delicato visto che abbiamo a che fare con la vita di migliaia di persone e con le legittime aspirazioni di ciascuno di provare a costruire un futuro dignitoso per sé e per i propri cari.

Siamo di fronte, per esemplificare, ad una stagione di grande trasformazione destinata ad avere un grande impatto nella vita delle nostre comunità. Cambia la demografia, cambiano le nostre città, sempre più popolate da voci multiple, cambiano le abitudini, si trasforma inevitabilmente la lingua,cambia l’universo delle nostre relazioni, così come destinati a trasformarsi sono i valori di riferimento. I momenti di incontro – scontro, tutte le grandi trasformazioni, come è noto, trascinano con sé fisiologiche paure e comprensibili resistenze.

Paure e resistenze che non possono essere banalmente rubricate a razzismo o a ignorante idiozia, sebbene anche quello vi si annidi pericolosamente.

Basta fare una chiacchiera da bar, di una metropoli o di un piccolo paese dell’entroterra poco cambia, per percepire chiaramente quanto un sentimento di insicurezza sociale ed economica alimenti vieppiù quella resistenza al cambiamento. Se poi, come spesso capita, la discussione deraglia verso una visione giansenista della realtà, buoni – cattivi, giusto – sbagliato, noi – loro, l’esito è quello di presentare una scelta binaria che finisce per irrigidire le posizioni e radicalizzare il sentimento di paura dell’ignoto di cui sopra, elemento che renderebbe ancora più traumatica l’inevitabile trasformazione che si profila dinanzi a noi.

Fuori e distante dalla scena di un dibattito imbarbarito esistono fortunatamente i costruttori pazienti di futuro, coloro che accompagnano la trasformazione promuovendo prossimità, relazione, ponendo le basi di una convivenza pacifica e anzi potenzialmente portatrice di innovazione positiva per la nostra civitas sovente impigliata in una spirale di crisi non solo economica.

Da questo punto di vista il governo della Regione Sardegna ha operato una scelta condivisibile e potenzialmente densa di positivi sviluppi attraverso l’attuazione del progetto DIAMANTE, un’azione integrata di servizi per promuovere la cosiddetta impresa migrante, per “garantire ai cittadini di Paesi Terzi, motivati a mettersi in proprio, un supporto qualificato e personalizzato di assistenza e consulenza per la creazione di nuove iniziative d’impresa”. La previsione è di coinvolgere “200 immigrati, selezionati tra 600 candidati, per guidarli a diventare imprenditori. Alla fine del percorso si stima che saranno una quarantina i progetti di impresa che prenderanno concretamente avvio: essi potranno contare su una serie di supporti, da una linea di Microcredito all’assistenza legale e di marketing per i due anni successivi alla nascita dell’impresa, per accompagnare i primi passi delle nuove iniziative economiche. Promuovere impresa significa sostenere progetti di autonomia e cultura della responsabilità, prefigurando il perimetro culturale entro cui i nostri nuovi concittadini possono costruire il proprio futuro in Italia. E’ un progetto che supporta inoltre il lavoro di chi si occupa di accoglienza offrendo una meta, prefigurando un quadro di obiettivi, verso cui far convergere le attività di servizio, orientamento e formazione.

La speranza è che si consolidi questo tipo di progettualità in cui si genera un patto tra l’istituzione pubblica e i migranti, un “contratto” che disegna un quadro di reciproche responsabilità, perché, alla sacrosanta difesa dei diritti corrisponda sempre e paritaria una cultura del dovere verso la collettività in una relazione capace di favorire non soltanto una convivenza pacifica, ma anche un nuovo impulso di idee e di innovazione.

2 Commenti a “Promuovere l’impresa migrante. Quando l’Istituzione costruisce futuro”

  1. Silvano Tagliagambe scrive:

    Intervento del tutto condivisibile, perché è importante contrapporre alle reazioni umorali ed emotive, comprensibili ma prive di sbocchi e incapaci di proporre una qualsiasi prospettiva di soluzione a un problema complesso, una progettualità concreta che favorisca non solo l’inserimento degli immigrati, ma anche un loro fattivo apporto alla crescita del territorio. Bisogna attivare politiche misurate per contrastare la crisi demografica e lo spopolamento delle aree interne con interventi che possano innescare una controtendenza e dare risultati tangibili non nel lungo periodo (sarebbe troppo tardi) ma in un arco ragionevole di tempo. Da sottoscrivere anche il richiamo al “quadro di reciproche responsabilità°”: diritti da rispettare ma anche doveri da assumere verso la collettività ospitante.

  2. Mauro Tuzzolino scrive:

    Grazie prof.
    Lavori pazienti di tessitura

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