Qualcosa di nuovo

1 giugno 2008

Gino Melchiorre

La mostra di Angelo Liberati visibile al “Laboratorio 168” in via Mameli a Cagliari dal 16 maggio al 7 giugno presenta lavori che vanno dal 1968 al 2008. Una mostra “antologica” dunque, con opere realizzate con la caratteristica tecnica di Liberati che – come molti sanno – non è basata su rappresentazioni unitarie e lineari, ma su flash discontinui ottenuti mediante decollages, collages, riporti, trasferimenti opachi di articoli a stampa, titoli rovesciati di giornali, brani letterari, e musicali, oggetti, fiori, scorci, panorami, citazioni cinematografiche e pittoriche, sparsi qua e là sulla tela. Un “discorso” visivo ma anche grafico e verbale, distribuito non sempre in base a relazioni o collegamenti logici e motivati. Ma in base a equilibri di forme, a suggestioni cromatiche e richiami mnemonici, come tessere disconnesse nello spazio variabile del supporto. .
Angelo Liberati sembra più lavorare su visioni che su vedute, pur restando fortemente legato a uno stile e a un genere pittorico comunemente detto “figurativo”.
L’altro giorno, nella stessa sala, era stato programmato un incontro/dibattito tra spettatori, visitatori occasionali, possibili acquirenti, e alcuni giovani artisti, giornalisti, critici e storici dell’arte. Sala sorprendentemente piena coi tempi che corrono. L’argomento in questione era “l’Arte come mestiere”. Però si è discusso più di mestiere che di arte. Peccato perché quelle opere ponevano oggettivamente qualche problema, su cui sarebbe stato interessante ascoltare commenti e pareri. Problemi di tipo, per così dire, psico-semiotico. E anche di tipo storico, a voler essere pignoli.
I lavori più recenti di Angelo Liberati contengono infatti una sorta di “omaggio” a un altro artista. Si tratta di Luca Patella, nato a Roma intorno agli anni trenta, attivo fin dagli anni cinquanta nel vasto campo delle arti visive, uno tra i maggiori protagonisti degli ultimi 40/45 anni della scena artistica nazionale e europea, surrealista, sincretista, idealista, regista. Insomma: artista. Ma anche fotografo, scultore, e poeta incline a quella particolare forma di poesia detta, in mancanza di meglio, “poesia visiva”.
Allora uno si aspetta che l’omaggio consista in citazioni pittoriche, allusioni a opere, rinvii e richiami a poesie disegni o foto eseguite dal personaggio omaggiato. Invece no. Liberati inserisce, in una ventina di quadri “dedicati”, una serie di oggetti di Patella. Non oggetti “simbolici” ma proprio reali e di uso comune: agende fitte di nomi, indirizzi, schizzi, progetti, annotazioni, appunti, brani di lettere, libri, audiocassette, fogli foglietti e cartigli personali, rigorosamente timbrati secondo la curiosa abitudine di Luca Maria Patella, ideatore, editore, redattore e, si presume, lettore assiduo della omonima Gazzetta Ufficiale.
Era già successo che un artista inserisse tra le persone rappresentate la propria immagine, o che la infilasse nel quadro mediante un astuto gioco di specchi, o che ci mettesse un oggetto riconoscibile come proprio dallo osservatore. Oppure che, saltando ogni mediazione simbolica, esponesse direttamente se stesso. la propria faccia o la propria mano, come “luoghi” di ogni possibile e futura produzione pittorica. Ma raramente era accaduto che un pittore (per di più figurativo) mettesse in quadri propri, oggetti di un altro. E si tratta di oggetti che non “alludono” al proprietario ma sono brani della sua stessa vita. Angelo Liberati per rendere omaggio a un “personaggio” incolla sulla tela pezzi della “persona”. E siccome Liberati aggiunge, piega e circonda religiosamente gli oggetti, con segni e immagini di propria mano, succede che rappresenta se stesso, mentre presenta un altro. Dispone quadri colori essenze ed espone esistenze.
La mostra è curiosa e anche nuova. Se vi capita andatela a vedere.

1 Commento a “Qualcosa di nuovo”

  1. annamaria janin scrive:

    Gino Melchiorre ha appena accennato all’incontro/dibattito che si è tenuto contestualmente all’esposizione: io vorrei sottolineare questo aspetto perché un’occasione del genere è estremamente rara, ma importante (compreso il reading di Elio Turno Arthemalle, programmato per fine-mostra, che purtroppo è saltato per cause di forza maggiore). Occasione molto opportuna e anzi necessaria, soprattutto per il pubblico giovanile.
    Questo per mettere l’accento sulla volontà di Angelo Liberati di ampliare il respiro culturale delle sue mostre, volontà già concretizzatasi due anni fa in occasione della grande mostra omaggio a luchino Visconti, tenutasi al Forte di San Pancrazio. Durante la quale si sono avvicendate diverse manifestazioni collaterali, mai viste prima durante un evento espositivo. Quello che voglio sottolineare è che questo risultato è stato ottenuto con un grande impegno personale dell’artista ma con contributi ridottissimi (San Pancrazio) o senza alcun contributo e/o sponsorizzazione (Laboratorio 168). Realizzando così quello che è un fatto culturale molto importante in tempi di mega-impegni finanziari (per eventi a volte anche insignificanti), cioè “alto valore culturale a costi bassi o inesistenti”.

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