Quando lo studente “orienta” la politica

16 giugno 2017
Martina Dessalvi , Rebecca C. Loi

Articolo di Martina Dessalvi e Rebecca Loi nel dossier LAC sul diritto allo studio negato nel Liceo Artistico e Musicale “Foiso Fois”. Una serie di articoli interamente realizzati dagli studenti e le studentesse della scuola in accordo con la redazione de il manifesto sardo che sostiene la loro mobilitazione. (Red)

Cosa alquanto singolare in quest’anno scolastico è stato un tipo di orientamento, molto particolare, per istruire non più i ragazzi delle scuole medie per la possibile iscrizione al nostro liceo, ma bensì l’esigenza di dare un’informazione adeguata alle autorità politiche sulle necessità strutturali della nostra scuola. L’accoglienza, iniziava nel “laboratorio” di discipline plastiche nel quale il docente Mimmo Domenico Di Caterino insieme ad alcuni studenti selezionati che esponevano le problematiche strutturali dell’edificio scolastico nella sede di Sant’Eusebio. Le cariche politiche che ci facevano visita erano tra le più svariate, Movimento 5 Stelle, Rossomori, Unidos, Riformatori Sardi, PD, Campo progressista, Centristi per la Sardegna, Forza Italia, Partito dei Sardi, Fratelli dItalia.

Illustravamo loro la situazione precaria del laboratorio di discipline plastiche, che in realtà è semplicemente un’aula adibita alla scultura ma mai sufficientemente spaziosa per ospitare i 60 studenti quasi quotidianamente in compresenza. Successivamente descrivevamo loro l’inquadramento storico della nostra scuola, nata con grande ritardo rispetto al resto d’Italia, con i conseguenti spostamenti di sede in sede senza che venisse applicato nessun vincolo di pertinenza storico-culturale.

Possiamo elencare gli ultimi quattro spostamenti nel corso di cinque anni: siamo stati nella sede a Castello; nella sede di piazzetta Dettori ; poi sede di Sant’Eusebio con la rotazione settimanale nella sede del Leonardo Da Vinci, e infine quest’anno siamo stati trasferiti sempre con la rotazione settimanale all’Istituto Besta 2 a Monserrato. Gli ultimi due spostamenti che abbiamo vissuto in prima persona ci hanno provocato gravi danni nel nostro corso di studi. Nella sede del Leonardo Da Vinci siamo stati costretti una volta ogni due settimane ad allungare l’orario scolastico fino alle 15:45. Quest’anno con un solo giorno di preavviso siamo stati trasferiti a Monserrato, le problematiche sono aumentate, infatti tutte le volte che ci rechiamo in quella sede siamo obbligati a uscire un’ora prima per poter rincasare ad orario abituale; oltre ad essere sprovvisti dei laboratori.

Facevamo presente della mancanza di un’Accademia di Belle Arti a Cagliari e del nostro desiderio di poter proseguire gli studi senza dover emigrare in altre località.Li conducevamo all’interno dell’edificio scolastico e ci soffermavamo sulla bacheca dove esponevamo il complesso quadro orario delle lezioni delle tre sedi, in particolare dei continui spostamenti settimanali in blocchi da quattro classi per giornata. Facevamo visitare i primi due piani dell’edificio raccontando della scadente edilizia scolastica, e delle aule troppo piccole per poterci ospitare nelle ore “laboratoriali”; infatti osservavamo differenti alunni costretti a disegnare fuori dallo spazio classe. la visita al secondo piano si concludeva con l’accoglienza in presidenza.

Il colloquio con la Dirigente Scolastica Prof.ssa Ignazia Chessa e il Prof. Antonio Cucca era assai illuminante per loro. Esigevamo spiegazioni sul perché della nostra situazione, chiedevamo supporto per poter affrontare la nostra peculiare situazione. Le nostre richieste sembravano talmente disperate che rimanevano ammutoliti, ignari del nostro problema collettivo. Sconvolgente era la loro espressione quando descrivevamo lo “sfuggiredel sindaco nei nostri confronti. Non riuscivano a credere che degli adolescenti potessero riuscire a sopportare tutto ciò, ai loro occhi sembravamo dei bambini in corpi da uomini, cresciuti troppo in fretta e a conoscenza di questioni che non dovrebbero coinvolgerli.

Le promesse che ci hanno fatto? Talmente tante e poco concrete… “Ne parleremo” dicevano, “Vi aiuteremo” dicevano; ma tutto questo sembra che non sia mai accaduto, o meglio, una volta finita la giornata era come se tutti i ricordi fossero andati in un dimenticatoio. Terminato il colloquio con la dirigente scolastica ci recavamo al terzo piano dell’istituto, dove sono situate “l’aula d’informatica” e il “laboratorio della copia dal vero con la modella vivente”. Il primo spazio classe è sprovvisto di un sistema operativo dignitoso, di conseguenza, i ragazzi non hanno la possibilità di realizzare delle progettazioni adeguate al loro corso di studi; oltre al fatto che i computer non sono sufficienti per le classi più numerose.

Il “laboratorio” della copia dal vero è stato adibito esclusivamente negli ultimi mesi dell’anno scolastico, ciò è dovuto alla mancanza di spazi sufficienti per tutte le classi di arti figurative. Il laboratorio essendo considerato come un qualunque spazio classe, mette noi studenti in seria difficoltà, perché non abbiamo una visione prospettica ottimale della modella; a causa del poco spazio dobbiamo ammucchiarci con i cavalletti gli uni agli altri per poter cercare almeno in parte di realizzare una copia dal vero che rispecchi la realtà. inoltre come se non bastasse, la mancanza dei riscaldamenti non aiuta, infatti dal piano terra trasportiamo in media cinque stufette, da posizionare intorno alla modella (che posa in intimo) per creare un’ambiente di lavoro confortevole.

La visita si concludeva porgendo i cordiali saluti alle cariche politiche che avevano deciso di dedicare parte del loro tempo alla nostra anomalia scolastica. Il desiderio di poter creare era ed è talmente forte e indispensabile per noi da farci avere la forza di andare avanti anche senza i laboratori adeguati, facendo scultura all’aperto con la pioggia e con il sole, progettando con pochi computer mal funzionanti, riuniti in finte aule adattate alle nostre esigenze. Così affrontiamo le lezioni, di petto e con voglia di lavorare nonostante le varie problematiche.

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