Quirra: i militari non andranno via

1 Giugno 2007

Costantino Cossu

QUIRRADa Quirra i militari non se ne andranno. La giunta regionale sul poligono del Salto ha perso la partita. Una partita che non ha mai giocato con grande convinzione, preferendo puntare su Capo Teulada. Perché lì c’è il mare e, una volta eliminata la base, si può fare sviluppo turistico. Ma anche su Teulada Soru rischia di fare un buco nell’acqua.
Stiamo ai fatti. Prima notizia, passata quasi inosservata sui media: pochi giorni fa, il 23 maggio, il ministro della Difesa, Arturo Parisi, ha ricevuto il presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini, al quale ha segnalato l’interesse della Difesa alla realizzazione di una pista di volo nella piana sottostante il Monte Cardiga, a sud di Perdasdefogu. «L’esigenza di dotare il Poligono interforze del Salto di Quirra di una pista di volo polifunzionale, individuata fin dal 2004 — si legge in una nota della Difesa — diventa sempre più urgente a fronte degli intensi e proficui programmi di ricerca aeronautica ed aerospaziale in cooperazione civile-militare, nazionali ed internazionali, che rafforzano il ruolo di eccellenza delle strutture del Poligono sardo a livello europeo e mondiale e consolidano, esaltandone i contenuti tecnologici, i livelli occupazionali nell’area dell’Ogliastra». «Il presidente di Finmeccanica — spiega ancora la nota — ha convenuto sull’importanza dell’installazione anche per l’industria nazionale e ha manifestato l’interesse di partecipare alla sua costruzione, tramite apposita convenzione che ne consenta il futuro utilizzo comune. La Difesa potrà contribuire in forza delle autonome capacità dei propri Gruppi genio campale, specializzati nella realizzazione di tali infrastrutture, mentre l’industria supporterà la fornitura dei materiali e dei compound impiantistici da porre in opera». «L’intervento infrastrutturale — conclude bontà sua il documento della Difesa — sarà realizzato nel pieno rispetto della normativa tecnica ed ambientale, minimizzandone l’impatto sia della costruzione che dell’esercizio, con l’impiego di tutta la gamma delle tecnologie ecocompatibili».
Seconda notizia: le dichiarazioni recenti (appena due mesi fa) di Emidio Casula, sottosegretario alla Difesa: «Un milione e 200mila euro per tre anni, con la possibilità di rinnovare l’accordo per ulteriori dieci anni. Questa la somma che il Centro italiano di ricerche aerospaziali (Cira) verserà al ministero della Difesa per l’utilizzo del Poligono sperimentale interforze del Salto di Quirra per i propri programmi sperimentali civili che comprendono anche attività di prove con voli nella stratosfera». Aggiunge Casula: «Si tratta di un primo, concreto esempio di impiego per scopi civili delle professionalità e delle attrezzature del Poligono di Quirra, che dimostra concretamente di essere una risorsa preziosa per i programmi di sviluppo aerospaziale nazionale. La collaborazione con il Cira è stata avviata al poligono di Quirra fin dal 2003 con l’esecuzione di voli sperimentali di piccoli velivoli senza piloti a bordo. La convenzione consentirà l’impiego sistematico delle imponenti capacità tecniche del poligono per realizzare programmi che saranno poi parte integrante di attività dell’Agenzia spaziale europea». «Un ritorno particolarmente importante di queste attività — ha aggiunto Casula — è costituito dalle ricadute dirette e indirette sul territorio, in quanto tecnici e ingegneri del Centro di ricerche aerospaziali risiederanno per lunghi periodi nelle varie località dell’Ogliastra e attiveranno le varie realtà produttive locali per supportare i programmi di interesse del Cira». Come a dire: sviluppo locale sì, ma trainato dall’industria di guerra. «Al tempo stesso questa attività costituisce — secondo Casula — il primo tassello verso la realizzazione del Centro di Sperimentazione Aerospaziale Nazionale per impieghi civili e militari, che potrebbe far convergere sul territorio sardo forze produttive, ricercatori e fondi per lo sviluppo di velivoli e di sistemi spaziali di prossima generazione. L’attività di sperimentazione del poligono costituisce una chiara indicazione dell’impegno del Governo affinché la presenza militare in Sardegna sia razionalizzata e si trasformi in una reale opportunità di sviluppo, che non ha precedenti per contenuti tecnologici e valori finanziari».
Dopo questo, c’è ancora qualcuno che possa pensare che Quirra sarà mollata? Renato Soru lo ha capito da molto tempo che sul Salto da Prodi e da Parisi non otterrà niente e cerca di avere qualcosa su altri fronti. Ha già avuto molto a La Maddalena. Insiste per Teulada, ma con scarsissimi risultati. Nella base le esercitazioni continuano. Se n’è appena conclusa una gigantesca: Spring Flag. E il governo Prodi è fermo alle dichiarazioni rilasciate a novembre dello scorso anno sempre da Casula: «Allo stato attuale le Forze armate e l’Italia non possono rinunciare al poligono addestrativo per truppe corazzate e anfibie di Capo Teulada». Il massimo risultato sinora ottenuto da Soru è l’apertura, da parte della Difesa, di un’indagine conoscitiva del governo per vedere dove e come si può intervenire per ridurre la pressione delle servitù militari nell’isola (sulla quale gravano 24 mila dei 40 mila ettari di Demanio militare italiano). Ma su Teulada, sempre a novembre, quando ha incontrato i sindaci della zona, Casula ha messo le mani avanti: «Le esigenze addestrative dei militari, soprattutto ora che la comunità internazionale chiede sempre più spesso la partecipazione degli italiani a missioni di mantenimento della pace rendono impossibile accogliere la richiesta del presidente della Regione sarda di immediata restituzione di Capo Teulada». E a sostenere il viceministro è intervenuto, in quella stessa occasione, il comandante militare della Sardegna, il generale di corpo d’armata Angelo dello Monaco (poi passato, a gennaio di quest’anno, a un importante incarico a Roma), che, con grande tatto e sensibilità, ha ricordato come i terreni del poligono furono acquistati dall’Esercito a metà degli anni Cinquanta a prezzi venti volte superiori a quelli di mercato (l’area fu individuata per la sua posizione e per la ridottissima presenza umana). Casula non ha fornito una scadenza temporale per la conclusione dell’indagine conoscitiva della Difesa, ma ha precisato che, nell’ordine delle priorità concordato con la Regione, al primo punto figura La Maddalena, dalla quale partiranno gli americani, poi le installazioni militari di Cagliari non più necessarie alla Difesa e in buona parte già dismesse e solo alla fine, forse, Teulada. Chiusura totale su Quirra, dove si potenzia. Mentre a Teulada si continua a sparare e ad inquinare.

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