Un partito di sito e di programma

16 ottobre 2007

Redazione

Mentre impaginiamo il numero, il risultato delle primarie del Partito Democratico in Sardegna, che indica la vittoria di misura di Antonello Cabras, con evidente ridimensionamento del presidente Soru, è pesantemente revocato in dubbio. Difficile anche ipotizzare cosa succederà nelle prossime settimane; sicuramente l’euforia per la notevole partecipazione al voto e per il successo di Veltroni nell’isola assumerebbe proporzioni diverse, a causa della contrapposizione che c’è stata tra i due candidati principali. Pubblichiamo ugualmente un commento alle posizioni dei tre candidati scritto e impaginato prima di questi risultati, che a sua volta giustifica alcuni quesiti: sarà disponibile il gruppo aggregatosi attorno a Renato Soru, portatore di indicazioni maggiormente organiche e sensibili ai beni comuni, a svolgere una battaglia di minoranza all’interno del Partito Democratico Sardo? Come mai vince un candidato (ciò confermerebbe al tempo il peso rilevante delle strutture burocratiche dei vecchi partiti impegnate congiuntamente e su larga scala a contrastare o contenere l’avanzata di Soru) che non esplicita linee programmatiche? Una vittoria senza programma e una minaccia di abbandono ad una sconfitta non rappresentano due aspetti significativi, e integrati, di quella crisi della rappresentanza politica di cui tanto si parla? Ritorneremo comunque su questi argomenti, fondamentali per la sinistra, nei prossimi numeri del quindicinale. Al passo con le nuove tecnologie comunicative, i siti dedicati alla sfida del partito democratico sardo hanno offerto diversi livelli di osservazione. Ecco quelli che ci sono apparsi più significativi.

Facce, come d’obbligo, decise e sorridenti. Ma differenze, più che sfumature, indicano che il quadro non è così monolitico: più seria (e istituzionale) l’espressione di Renato Soru, un sorriso moderato caratterizza Filippo Spanu, mentre decisamente più sicuro (potremmo chiamarlo il sorriso della maturità) quello di Cabras. Il quadro delle proposte politiche che ci viene offerto non sembra troppo esaltante eppure consente di osservare come i materiali esposti da Renato Soru siano più ricchi ed articolati, grazie anche agli spunti e alle tracce stabilite nell’attività di governo regionale. Molto più decisa, rispetto agli altri candidati, la centralità sulla cultura e l’ambiente, anche se basata sul riconoscimento di obiettivi, e non su vere e proprie proposte. Ripulito ma moderato appare il programma di Filippo Spanu, orientato su un volontarismo del fare tecnico dove si fondono l’esperienza professionale e un’ammirevole tradizione scoutistica. Anche nei materiali di Antonello Cabras, che cita con maggior attenzione degli altri il precariato, ambiente e conoscenza si trovano al centro, ma senza orizzonti programmatici. Il laicismo – snodo delicatissimo nel crogiuolo fra tradizione socialista e democratica cristiana – viene semplicemente citato come ‘aggettivo’ del partito (basato naturalmente sulla famiglia) da Filippo Spanu. Negli altri documenti non se ne trova traccia.
Comune, e più sviluppato in Filippo Spanu e Renato Soru, l’aspetto dei costi della politica, oggi assai di moda, con diverse opzioni sulla reiterazione degli incarichi (altro tema sul quale si è molto discusso). Ricorrente la centralità dell’impresa, che si arriva a ritenere nel documento di Renato Soru (un richiamo davvero archeologico alle prime teorie liberiste) ‘propensione naturale’, anche se in relazione a Cina e India.
Praticamente assente (se non per qualche timido richiamo) l’Europa, come il tema della pace e la relativa critica al dominio dei signori della guerra nei destini del mondo. Assente il tema della globalizzazione, nel quale si è pure inseriti e credo partecipi. Soltanto Renato Soru parla di servitù militari: di un loro riequilibrio, più che di una loro eliminazione.
Scarne le proposte sul precariato, sul lavoro nei settori primari (industria, agricoltura, pastorizia) e in quello cognitivo. Anche sulla crisi del lavoro, problema gravissimo e connesso, in Sardegna, alla fuga generazionale e all’invecchiamento strutturale, emerge nei documenti un atteggiamento che va dal solidale al compassionevole, mai propositivo.
In sostanza tre documenti deludenti ed elusivi su molti temi di assoluta centralità, con osservazioni e punti di vista che, in ambito di riformismo democratico, sembrano guardare più al centro che a sinistra; che disegnano, nella collocazione planetaria dell’isola, una Sardegna schiacciata in se stessa. C’è da augurarsi che nella nascita del nuovo partito prevalgano alcuni elementi di forte democrazia presupposti nel riconoscimento dell’importanza dei beni comuni (acqua, aria, natura), ben sottolineate, ancora, da Renato Soru: ma sinora le politiche sembrano orientare verso le privatizzazioni e turismo di élite. Ancora più importante sarà passare dal nominalismo alle politiche conseguenti, sulle quali, da sinistra sarà necessaria una battaglia critica e costruttiva incessante.
Al programma di Renato Soru, che allo stato attuale appare senza dubbio quello più organico, o forse l’unico che tenti un quadro e una sintesi almeno di obiettivi, dedichiamo in questo numero un articolo di Mauro Nieddu e Gian Luca Scroccu.

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