Repubblica di Robot

16 giugno 2010

parlato

Valentino Parlato

Pomigliano è diventata, è, la materia viva e il simbolo di uno scontro che investe la sopravvivenza della Costituzione della Repubblica fondata sul lavoro e della storica, e sempre più drammatica questione meridionale. La sostanza è nota: a Pomigliano c’è un impianto della Fiat, che attualmente dà lavoro a circa quindicimila persone e la Fiat ha posto ai sindacati, ai lavoratori, ai meridionali un aut aut feroce: o i lavoratori si impegnano a utilizzare gli impianti per 24 ore al giorno per sei giorni la settimana; a essere disponibili per 80 ore di straordinari a testa; a recuperare gli eventuali ritardi lavorando la mezzora della refezione, a rinunciare al diritto di sciopero, oppure la Fiat chiude lo stabilimento e c’è disoccupazione per tutti. E in più, si instaura una «metrica del lavoro» che – come scrive Luciano Gallino, nel suo ottimo articolo sulla Repubblica di ieri – «si addestrano le persone affinché operino il più possibile come robot». Saremmo così alla Repubblica fondata sulla robotizzazione degli uomini. Anche il papa, penso avrebbe qualcosa da ridire. Ecco come il ministro Giulio Tremonti presenta questa mostruosità: «Sarà un modello per tutti. Con la globalizzazione è finito il conflitto capitale lavoro». La globalizzazione infatti ha enormemente aperto alla delocalizzazione e ingrossato il cosiddetto esercito industriale di riserva. I lavoratori da persone umane sono ridotte a merci, la Costituzione è ridotta a carta straccia. L’art. 41 della Costituzione viene modificato: non più «L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». La nuova prassi, imposta senza voto alcuno, recita: «L’iniziativa economica privata è sovrana e, quando sia a lei utile, può mettere i cittadini in campi di lavoro forzato». Dalla Repubblica democratica degradiamo alla sovranità assoluta. Di fronte a questa aggressione Cisl e Uil hanno capitolato, hanno alzato le mani in segno di resa. Ma si rendono conto sia Tremonti sia la Cisl e la Uil che cosa provocherebbe una capitolazione del genere? Al degrado sociale, civile cui ci porterà? Il diritto di sciopero diventa violazione della Repubblica fondata «sulla sovranità assoluta dell’iniziativa economica privata ». I contratti nazionali, firmati anche dai padroni, vanno nella spazzatura. Cerchiamo di avere un po’ di memoria. Quando in Italia, nel primo dopoguerra, le crisi erano grosso modo a questo punto, l’esito fu il fascismo.Mapensano i nostri attuali governanti che si possa tornare agli anni ’20? Non pensano che violenza provoca violenza? Pensano che le popolazioni del Mezzogiorno subiranno senza reagire il ricatto dell’abbandono e la localizzazione nel Sud, già tanto provato, di nuovo lavoro schiavo? La Cisl e la Uil hanno ceduto, subito la violenza accettandola come necessità. La Cgil e la Fiom resistono e fanno bene. La storia è dalla parte loro.

5 Commenti a “Repubblica di Robot”

  1. Paolo Casu scrive:

    Perché vi chiedo di non indirizzarmi più il vostro giornale: per la vostra irriducibile irresponsabilità.
    Decine di righe sulla situazione di Pomigliano, sul nuovo scontro capitale lavoro, sul contratto capestro di Marchionne, sulla trasformazione violenta del lavoro operaio che forse si tenta di attuare. Ma nulla sui mostruosi “numeri” di Pomigliano. Come se fosse normale una enorme ondata di assenteisti (vi prego guardate i numeri) durante le partite del Napoli Calcio o in concomitanza con le elezioni. Come se fossero normali epidemie “localizzate”. Come se fosse normale il più alto tasso di furti in fabbrica d’Europa. Ma voi nulla. Niente. Che armi può avere un operaio contro una nuova ondata di pensiero patronale se così tanti sono i suoi colleghi che sistematicamente non fanno il loro dovere? Con quale faccia potrà combattere le nuove deformazioni del capitalismo? E voi? non una parola. Trattate gli operai come se fossero tutti disabili mentali cui tutto può essere permesso. Finché ognuno non si assumerà personalmente e interamente le proprie responsabilità guardando la realtà per come è non credo si faranno passi avanti. I grandi chiuderanno capannoni e uffici per andar a far soldi altrove e i piccoli…

  2. Redazionale scrive:

    E’ tipico del pensiero padronale prendere un punto singolo, magari di debolezza, e portarlo a sistema per costruire condizioni utili a generare ulteriori profitti.
    Non vedere l’attacco al sistema contrattuale nazionale e il tentativo di riportarlo indietro di qualche decennio è, più che irresponsabile, sconcertante. E lo stesso progetto di Marchionne crea non poche perplessità, come si può vedere nella lettura di Guido Viale.
    Nessuno nega le percentuali di assenteismo che in determinate realtà si verificano, ma sarebbe utile per lei conoscere come si siano calati interventi sui territori, in particolare del mezzogiorno, senza un’azione politica e culturale più generale, ma solo per garantire finanziamenti pubblici e utili d’impresa, anche attraverso una pratica assistenzialista: sono prassi nella quale la FIAT è stata davvero maestra.
    Per disdire l’invio, non abbiamo alcun problema ad accontentarla.

  3. Paolo Casu scrive:

    Vedo benissimo l’attacco ai diritti e l’ho scritto a chiare lettere, ho scritto un intervento tutto a favore dei lavoratori, tutto, evidentemente mal scritto se non siete riuscito a leggerlo. In base a cosa mi consigliate di studiare l’imposizione industriale delle cattedrali? E se conoscessi tutto ciò meglio di Voi :-) ? Pensiero padronale? E’ questa la sentenza ovviamente inevitabile, questo il confronto? Ho 34 anni, a 14 anni scaricavo centinaia di cartoni di latte dai tir 3 volte la settimana per un grossista a 5000 mila lire l’ora, quando arrivavano; per mantenermi agli studi ho fatto il manovale nell’edilizia, l’operaio metalmeccanico, l’impiegato, il gelataio in Germania, ancora l’operaio nell’industria orafa a Vicenza, le vendemmie e la raccolta delle olive, ho portato le valige ai ricchi turisti che ti trattavano da animale, il lavapiatti, il cameriere… pensiero padronale? questi sono i Vs argomenti :-) ? così difendete i lavoratori? Gramsci diceva che la verità è sempre rivoluzionaria e questa è dalla parte dei lavoratori a cui si stanno scippando decenni di conquiste anche a causa della vostra incapacità di intellettuali. Lavoratori da cui siete lontani quanto lo è Marchionne, che però non ha la pretesa di difenderne i diritti. Cordiali Saluti.

  4. Redazionale scrive:

    Caro Paolo Casu, lo sa che lei è una persona curiosa: prima ci dice che siamo degli irresponsabili, addirittura irriducibili, poi aggiunge che non vuole avere a che fare (non indirizzatemelo più) col nostro giornale. Infine sulla vicenda Pomigliano mette in evidenza (ci sembra al primo posto) l’assenteismo dei lavoratori (numeri mostruosi di assenze).
    Forse, ma potremo sbagliare, questa dell’assenteismo è l’argomentazione principale di Marchionne, il quale riceve in nome del libero mercato fior di milioni dallo Stato, programma progetti irrealizzabili, vuole imporre rapporti di lavoro ottocenteschi, se ne infischia della Costituzione e minaccia di spostare la produzione in Polonia dove ha già fatto le stesse mascalzonate che intende realizzare a Pomigliano. Non le sembra che sia questo il fatto principale, indipendentemente dall’essere intellettuali o meno? Non è nostra abitudine difendere l’assenteismo e non lo facciamo neppure in questa circostanza. Sappiamo bene che è una pratica che danneggia i lavoratori e perciò la contrastiamo. Ma tutto ciò non deve impedire un esame obiettivo della realtà. Siamo sicuri che una riflessione più attenta consentirebbe anche a lei di giungere alla stessa conclusione. Lei ci parla della sua lunga esperienza lavorativa ma sottovaluta ancora che lo scippo dei diritti dei lavoratori è realizzato dal padronato.

  5. Cristina Ronzitti scrive:

    Pomigliano (Italia),la Polonia,la Cina,e’ evidente che i problemi dei lavoratori sono comuni anche se si tratta di zone diverse del pianeta.Anziche’ sprecare righe (e molte) sulla spregiudicatezza, mai variata degli industriali, sulla costituzione violata e stigmatizzare le scelte della Cisl e della Uil,perche’ non chiediamo magari ai nostri parlamentari europei di proporre un ordine del giorno per il Parlamento Europeo per discutere di questi temi? La lotta per i diritti dei lavoratori deve cambiare livello e passare dal livello nazionale a quello europeo e mondiale.Limitarsi a opporsi ai progetti Fiat produrra’ semplicemente il trasloco della produzione in qualche Paese più’ …favorevole.E l’hanno gia’ fatto in molti,Fiat compresa: vedi produzione veicoli tecnologici trasferita negli Usa. Pensiamoci

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