Saharawi, un popolo dimenticato

18 marzo 2018

Foto di Andrea Vignali

[Roberto Loddo]

Nel deserto del Sahara esiste un popolo dimenticato che, pur essendo da secoli una nazione, non ha la sua terra e vive in esilio. Questo piccolo popolo chiamato Saharawi resiste in parte nelle tendopoli all’estremo sud del deserto algerino e in parte nel suo antico territorio, oggi occupato dal Marocco. Oltre quarant’anni di esilio in una striscia di deserto fatta di accampamenti di tende e case di mattoni di sabbia. Carola Farci è una cagliaritana di 28 anni che ha cooperato con l’associazione Looking4 a Tindouf, città attorno alla quale si è sviluppato l’accampamento di Auserd. L’associazione si occupa di sostenere progetti di istruzione e formazione ai bambini e alle loro famiglie. Il manifesto sardo pubblicherà una serie di interviste con Carola Farci per rompere il silenzio sui diritti negati di questo popolo.

Come nasce la questione Saharawi?

Il popolo Saharawi considera come propria terra il Sahara Occidentale che è stata fino al 1975 una colonia spagnola. Dopo la morte di Franco, la Spagna ha abbandonato la colonia e il Marocco da Nord e la Mauritania da Sud hanno invaso il Sahara Occidentale, invasione conclusa con la definitiva occupazione da parte del Marocco. Gran parte dei Saharawi si rifugiano nel deserto algerino dove proclamano la Repubblica Araba saharawi democratica (Rasd). Dopo anni di scontri, nel 1990, con la mediazione della Nazioni Unite, si arriva ad un cessate il fuoco ma ad oggi l’intesa non è ancora stata raggiunta. Il nodo rimane il referendum di autodeterminazione previsto dagli accordi di pace su cui ancora però non esiste un punto di incontro tra Marocco e Fronte Polisario.

Le donne hanno un ruolo importante nella società e nella cultura Saharawi?

Molti ruoli politici e amministrativi sono ricoperti dalle donne, dall’organizzazione della vita quotidiana, dalle attività scolastiche, all’assistenza sanitaria. Donne emancipate che hanno avuto un ruolo centrale sia durante la lotta di liberazione sia nella costruzione dello stato dopo l’indipendenza. Il popolo Saharawi è una delle comunità con il tasso di alfabetizzazione più alto in Africa, un fatto importante per comprendere il ruolo delle donne nella società e nella cultura. Tutti, uomini e donne sono obbligati all’interno dei campi a frequentare la scuola fino ai 14 anni, un dato eccezionale se consideriamo l’inospitalità del luogo in cui vivono.

Si nota una profonda differenza con alcune società tribali in cui il ruolo delle istituzioni patriarcali è dominante e la donna ha un ruolo solo nella famiglia.

Le donne saharawi si sono ritrovate a gestire in autonomia questa società. Dalle ministre che compongono il governo della Rasd, alle insegnanti, le operatrici sanitarie e le tante attiviste che operano nei campi all’interno di una logica politica in cui prevale la democrazia di genere. La Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi è una sovrastruttura politica ed economica formale con ruoli politici e amministrativi in cui sono coinvolte anche le donne. Nella mia esperienza di cooperazione ho avuto il piacere di conoscere donne saharawi straordinarie come la direttrice delle scuole e la direttrice del centro per la tutela dei bambini disabili. Il centro giovani, struttura sostenuta dall’associazione Looking4 è presieduta da una donna che ci ha ospitato e che coinvolge quindici giovani donne che fanno molte attività utili per la loro comunità. Queste donne hanno avviato un corso d’inglese che per loro è prezioso perché consente di aprire una finestra sul futuro non necessariamente legata agli interessi economici di Francia e Spagna.

La loro formazione, compresa quella delle donne, è stata sostenuta dalla solidarietà internazionale.

Sì, una formazione di migliaia di giovani saharawi che la Cuba di Castro sosteneva nel proprio paese per poi far rientrare in patria una classe dirigente istruita e formata infatti la maggioranza del personale medico e infermieristico saharawi è composto da laureati a Cuba. Anche la Libia di Gheddafi consentiva l’accesso gratuito nelle università, accesso senza discriminazioni di genere, per questo motivo le donne hanno mantenuto un ruolo fondamentale. Aggiungerei un secondo elemento di riflessione che fa comprendere meglio l’importante della democrazia di genere tra questo popolo. Nei campi la prima cosa di cui ti accorgi è l’assenza prevalente dell’uomo a causa della guerra: Il conflitto con il Marocco, prima del cessate il fuoco del 1991, ha falcidiato una generazione. E poi le migrazioni: Essendo stati colonia spagnola per secoli, molti saharawi hanno mantenuto la cittadinanza spagnola che gli ha aperto un canale privilegiato per l’altra sponda del Mediterraneo.

Le donne sono presenti anche nella società dell’informazione?

Anche nel sistema dei media e del giornalismo le donne giocano un ruolo importante. Ho avuto l’opportunità di conoscere anche la coraggiosa direttrice della radio locale. Una delle radio più importanti che con mille difficoltà e con la sabbia tra i microfoni riesce a trasmettere e a fare un lavoro di informazione unico e prezioso.

Un popolo con un altissima coscienza civile. Non c’è mai stata una deriva pietistica?

Non permetteranno mai che la loro causa sia strumentalizzata in senso pietistico, non vogliono chiedere l’elemosina a nessuno. Sono un popolo con una dignità eccezionale, un popolo che ha voglia di mettersi in gioco e di trasformare la propria realtà sociale e politica in maniera estremamente consapevole. Loro hanno un solo obbiettivo: Tornare nella propria terra.

Come sopravvivono?

La loro economia è fondata prevalentemente sugli aiuti umanitari internazionali. Perché le attività produttive sono rese difficili dalle estreme condizioni della vita di questo deserto. Immaginiamo una società dove manca tutto. Manca completamente il settore primario e non esiste un sistema di allevamento e nemmeno quello agricolo. Una società che non esiste perché nessuno lavora all’interno dei campi se non nelle organizzazioni e nei progetti che ho citato. Senza acqua non puoi fare nulla. Questa zona del deserto è una radura gialla invivibile in cui non cresce nemmeno un filo d’erba.

Come si sono ritrovati in questa zona infernale?

Loro si sono ritrovati in questa zona in maniera molto traumatica. Sono scappati da una invasione che arrivava dal Nord, dal Marocco e con la Mauritania a Sud che aveva gli stessi interessi belligeranti e coloniali non potevano certo spostarsi a Sud. E quindi si sono spostati ad Est, dove l’Algeria gli ha concesso uno spazio in questo deserto tragico e invivibile.

Oltre ad essere il deserto più invivibile del mondo è anche il più pericoloso.

Personalmente non ho visto e vissuto situazioni di pericolo. Eravamo molto allertati perché è comunque una zona instabile, è la stessa zona in cui è stata sequestrata Rossella Urru, una zona di confine perché oltre al Marocco c’è anche l’Algeria e la Mauritania. I pericoli sono dovuti alla presenza dei predoni del deserto e delle ben più pericolose mine antiuomo, centinaia di chilometri di mine antiuomo, un tappeto della morte con incidenti all’ordine del giorno lasciato lì dall’esercito marocchino dopo gli accordi di pace del 1991 e che ha una funzione di contenimento etnico insieme al muro di sabbia lungo 2.700 chilometri. Il Marocco non vuole che questo popolo ritorni.

Perché il Marocco ha occupato la loro terra? Quali interessi economici e politici ci sono?

Perché la parte controllata e occupata dal Marocco è una regione molto ricca, è ricca di petrolio, ricca di depositi di fosfati e di oro, ed essendo posizionata lungo la costa oceanica fa affidamento soprattutto sulla pesca. Il Marocco ha addirittura siglato un accordo capestro con l’UE nel 2006 sulla pesca che viola i trattati internazionali e il diritto di autodeterminazione del popolo Saharawi. L’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Ue a gennaio 2018 ha infatti chiesto ai giudici di Lussemburgo l’annullamento dell’accordo.

Chi riconosce nel mondo lo stato del popolo Sahrawi?

Il Fronte Polisario ha proclamato nel 1976 la Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (RADS), una repubblica riconosciuta da diversi stati del mondo, principalmente dalla quasi totalità degli stati africani e sudamericani. Nel 1976 viene proclamata in esilio la RASD (Repubblica Araba Saharawi Democratica) che verrà in seguito riconosciuta da 74 Paesi. Nel 1982 la RASD viene ammessa come 51 Stato nell’Organizzazione per l’Unità Africana di cui è addirittura tra gli stati fondatori. La RASD è un vero e proprio stato con ambasciatori in tutto il mondo, anche se per noi europei questi diplomatici sono solo persone comuni.

In Europa prevalgono ancora interessi coloniali.

Purtroppo sì. Infatti solo l’Europa considera Marocco questo territorio colonizzato. Dal 1991 vige un cessate il fuoco tra il Fronte Polisario e il Marocco ed è stata creata una Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale. Un referendum rimasto lettera morta. Oggi dopo 26 anni, il popolo Sahrawi continua ad attendere pazientemente, nel silenzio mediatico, nelle loro tende nel deserto.

Il Marocco ha attuato una politica di ripopolamento? Come è suddivisa la mappa del popolo Saharawi?

Sì. C’è stata una feroce politica coloniale di ripopolamento. L’80% della popolazione del Sahara occidentale oggi è marocchina. La minoranza Saharawi ha sempre denunciato minacce, torture, vessazioni e violenze. Questa minoranza, (Circa 500.000 Saharawi) vive nel territorio occupato dal Marocco, altri 200.000 sono sparsi tra Mauritania, Spagna e altri paesi, e 160.000 abitano le tendopoli dell’esilio sotto controllo del Fronte Polisario.

E gli alleati nella comunità internazionale si contano sulle dita di una mano.

Esatto. Manca una adeguata attenzione da parte della comunità internazionale e dell’Europa. Tranne il Nord Europa con la Svezia in prima linea e la Spagna, nessun altro stato europeo parla con questo popolo.

I Saharawi possono essere considerati come un popolo colonizzato a tutti gli effetti?

Sì. Il Sahara occidentale è l’ultima colonia dell’Africa.

1 Commento a “Saharawi, un popolo dimenticato”

  1. Saharawi, un popolo dimenticato | WESATIMES scrive:

    […] Fonte:www.manifestosardo.org […]

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