Serve anche il nostro impegno per la pace

16 aprile 2017

John Singer Sargent – 1918

Salvatore Lai

Fermate i Signori della guerra. La violenza distrugge il mondo e a guadagnarci sono solo loro”. Questo messaggio di Papa Francesco deve essere raccolto, non può scivolarci addosso lasciandoci indifferenti.

Purtroppo questa fase storica produce indifferenza: la produce rispetto alle grandi emergenze del mondo, rispetto alla guerra, alle profonde ingiustizie, alle violenze fra i popoli. Tutto è consentito: la fornitura di armi al terrorismo, l’accaparramento delle risorse da parte di pochi, le povertà crescenti. Il capitalismo finanziario produce speculazione e distruzione di intere comunità e noi restiamo indifferenti.

Molti obiettano, e così giustificano sé stessi, che le guerre, soprattutto quelle regionali, ci sono sempre state e che comunque là resteranno senza provocare ulteriori coinvolgimenti. Del resto, aggiungono questi ben pensanti, c’è pur sempre una comunità internazionale in grado di arginarle. Purtroppo queste sono posizioni di chi non intende impegnarsi, di chi per cinismo o per calcolo vuole starsene in disparte e difendere la propria area di privilegi.

L’inerzia degli Stati, il fallimento delle Nazioni Unite, la stessa incapacità dell’Europa nell’assumere un atteggiamento critico nei confronti di un Presidente americano che appare sempre più deciso nella conduzione di una politica aggressiva e di guerra, insomma tutte queste vicende ci dicono che le istituzioni governative nazionali e internazionali, compresa la nostra, sono impotenti e complici di una politica aggressiva nei confronti dei paesi più arretrati e deboli.

Se fino ad oggi l’effetto delle guerre non dichiarate ha prodotto distruzione e vittime innocenti soprattutto attraverso fenomeni migratori di massa, oggi bisogna prendere atto di un cambiamento pericolosissimo: la guerra sta assumendo un carattere più definito e le iniziative scellerate di un Presidente americano irresponsabile lo confermano. Si usano nuove armi di distruzione di massa con estrema faciloneria e l’impressione che si ricava è che Trump intenda diventare il nuovo gendarme dell’ordine mondiale.

Le aggressioni alla Siria e all’Afghanistan e le minacce alla Corea del Nord non possono essere prese sotto gamba, non foss’altro perché questi paesi si trovano all’interno di aree geografiche e politiche più ampie dove si trovano Stati come la Cina e la Russia che non sono certamente disponibili a subire le minacce americane.

Siamo dunque in una fase in cui può scoppiare una guerra di dimensioni nuove e dalle conseguenze inimmaginabili. Perciò tutti dobbiamo fermarci e soprattutto chi è più responsabile, a livello di singoli e di istituzioni, deve impegnarsi perché cresca nei paesi una nuova consapevolezza che sconfigga la pazzia di una nuova guerra.

Si impegnino le Diplomazie, trovino le capacità necessarie per andare alla radice delle crisi in atto, intervengano contro le povertà e le disuguaglianze sociali, lavorino per un nuovo ordine internazionale, basato sul rispetto dei popoli, lo smantellamento degli arsenali militari, e trovino le risorse per la crescita delle economie emarginate e il miglioramento delle condizioni della vita dei cittadini.

Dobbiamo lavorare anche noi qui in Sardegna, cerchiamo al più presto di dar vita ad una giornata per la pace, per lo smantellamento delle basi militari presenti nell’Isola e sollecitiamo le altre associazioni perché anch’esse promuovano analoghe iniziative. Se coinvolgiamo il movimento sindacale, la chiesa, le formazioni politiche democratiche e tutti i movimenti, senz’altro contribuiremo a scuotere le coscienze di tanti cittadini.

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