Sovranisti e trasformisti

1 agosto 2012
Marco Ligas

Recentemente, parlando di sovranismo e trasformismo, ho voluto mettere in evidenza come l’uso di neologismi talvolta serva da schermo nell’assunzione di posizioni diverse da quelle espresse precedentemente. E ho sottolineato come l’espressione ‘unità delle forze sovraniste’ sia ambigua essendo diversi, spesso contrastanti, i comportamenti e le scelte politiche delle formazioni che si richiamano al sovranismo, termine coniato recentemente come sinonimo di sovranità.
Alcuni aspetti della politica regionale e dei suoi protagonisti, dentro e fuori dalla maggioranza, confermano questa valutazione.
In questi giorni il Consiglio regionale ha approvato le linee guida del nuovo piano paesaggistico. Con questa scelta si darà il via all’uso indiscriminato del territorio e conseguentemente al suo ulteriore impoverimento. La motivazione usata per giustificare le modifiche del vecchio ppr (si creeranno nuovi posti di lavoro!) è così stantia che non inganna più nessuno. In realtà verranno danneggiati in modo irreversibile i paesaggi della nostra isola e la classe dirigente sarda si caratterizzerà ancora una volta per la sua subalternità e per l’incapacità di affermarsi come classe capace di tutelare gli interessi e i beni comuni che appartengono alle comunità locali. Altro che sovranismo!
Le condizioni per creare lavoro nel settore dell’edilizia già esistevano e sono ancora possibili: non solo si possono avviare le opere di recupero e di ristrutturazione dei centri storici delle nostre città, ma anche quelle di risanamento del territorio, sempre più frequentemente esposto ai rischi dei cambiamenti climatici e alle conseguenze delle attività speculative.
Non c’è più nessuno che sia ancora convinto che il turismo, inteso come saccheggio del territorio finalizzato alla costruzione di orribili villaggi residenziali, crei lavoro stabile.
La giunta regionale non sa queste cose? Per quanto sconsiderati possano essere alcuni assessori e lo stesso presidente, è poco attendibile la sottovalutazione di questa realtà. Certo, ci saranno ancora speculatori che fanno parte della rete clientelare che opera attorno alla giunta e sono in attesa del lasciapassare per aggredire i territori ancora liberi, e sicuramente l’approvazione delle nuove linee guida del ppr darà loro il consenso auspicato.
Ma non sembra prudente escludere altre motivazioni/obiettivi che la giunta forse non ha ancora interesse a comunicare.
Non voglio sostituirmi a coloro che preparano gli oroscopi, però alcune supposizioni magari accompagnate da altrettanti interrogativi non mi sembrano fuori luogo. Per esempio, perché non si parla più del Galsi? E gli incontri tra Monti e Putin e quelli tra Monti e gli emirati arabi, in questa occasione presente Cappellacci, delineano forse una strategia nuova sull’energia? La cosa riguarda anche la Sardegna?
Il presidente di Rossomori, Gesuino Muledda, pur con la dovuta cautela, esamina questa ipotesi e la considera abbastanza attendibile. Al punto che se fosse vera, dice Muledda, dovremmo fronteggiare una nuova stagione rovelliana, con buona pace del sovranismo.
Ecco, se i rischi contenuti nelle linee guida del nuovo piano paesaggistico sono questi (aggressione del territorio ed ennesimo uso coloniale della Sardegna), perché un partito che si dichiara sovranista come il PSd’Az anziché astenersi dal voto non si esprime (votando) contro con la necessaria determinazione? Perché collabora ancora con una giunta che fa scempio delle libertà del popolo sardo? Trova svantaggioso, il partito sardo, uscire dalla casta? Ma allora la smetta di prendere in giro i sardi.
L’atteggiamento del partito sardo riconduce alle scelte di SeL. Da qualche tempo i dirigenti di Sinistra e Libertà, in Sardegna, sottolineano l’importanza di un’alleanza con il Partito Sardo d’azione e con l’Udc, ritenute formazioni sovraniste. Visti i comportamenti differenti in sede di Consiglio regionale è evidente che queste formazioni politiche usano indicatori diversi per definire il sovranismo. Forse SeL prende in considerazione un auspicio, cioè si augura che il Partito Sardo e l’Udc in prospettiva possano cambiare la loro politica, o forse ipotizza un’alleanza che non esito a definire innaturale con queste formazioni: la crisi generale che vive il paese può determinare questo ripiego. Ma in questo secondo caso l’alleanza si baserebbe sulle scelte imposte dagli alleati.
Si tratterebbe cioè di un cambio di postazione, di un vero e proprio trasformismo.
Appare singolare anche la motivazione usata per rendere comprensibile il giudizio sull’Udc: è una componente cattolica della società, viene detto, con cui bisogna fare i conti! L’identificazione del mondo cattolico con l’Udc è davvero una forzatura.
Ricordo che Pietro Ingrao, in tempi ormai lontani, si impegnò a fondo per favorire un dialogo tra comunisti e mondo cattolico, ma non pensò mai che questo rapporto potesse nascere attraverso un confronto privilegiato con Mariano Rumor o Ciriaco de Mita. Anche in Sardegna pensare a un rapporto privilegiato con Giorgio Oppi perché leader di una formazione sovranista, per giunta cattolica, mi sembra una scelta scriteriata. Penso che Giorgio Oppi sarà pure un bravo cattolico ma sotto l’aspetto politico mi sembra fortemente legato al sistema di potere che ha sempre governato la nostra isola, prima con la Dc e poi con le altre formazioni centriste.
Per tutte queste ragioni penso che SeL farebbe bene a rovesciare la politica delle alleanze, a rivalutare le ragioni della sua nascita e privilegiare le relazioni con i lavoratori e con le componenti della società civile che oggi tendono a prendere le distanze dalla politica.

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