Telèfonu Ruju

1 luglio 2018
[Isabella Russu]

La stagione estiva è iniziata e a breve entrerà nel vivo della sua attività. Per un sistema turistico come quello applicato in Sardegna, sempre più simile al modello della Riviera Adriatica del turismo mordi e fuggi stagionale, la necessità è chiara: lavorare quattro mesi nelle zone costiere, e vivere di rendita nella restante parte dell’anno.

Questo tipo di sistema prevede da sempre che gli stagionali impiegati nel settore turistico (ristorazione, alberghiero, marittimo, servizi vari) debbano essere spremuti fino allo stremo delle loro forze per accontentare la richiesta dei generici “turisti” ma anche di tanti locali che proprio in quel periodo usufruiscono delle ferie.

La consuetudine è sempre stata quella di iniziare la stagione a maggio, lavorare 12-14 ore al giorno senza contratto o con contratti ovviamente non rispettati, e finire a settembre con una buona cifra da parte che permetteva di vivere il resto dell’anno in maniera quasi dignitosa. Lo sfruttamento c’era ed era intenso, ma alla fine ti rimaneva qualcosa in tasca per affrontare l’inverno.

Stiamo parlando di un insieme di lavoratori e lavoratrici che non hanno un sindacato di riferimento, anche a causa della stagionalità della loro occupazione, e che nessun partito della cosiddetta “sinistra istituzionale” ha mai tenuto conto nelle varie lotte e rivendicazioni. Da qualche anno la Regione Sardegna ha recepito il programma Garanzia Giovani e ha avviato i tirocini di tipo A, rivolti a tutti coloro che hanno dai 18 ai 29 anni e non studiano, non lavorano, non partecipano a corsi di formazione; ha anche creato i tirocini di tipo B, che includono chi ha 30 anni o più e hanno come scopo il (re)inserimento lavorativo.

Ma come sono collegati lavori stagionali e tirocinanti? Basta fare un giro sul sito dell’Aspal e su siti che offrono/richiedono lavoro per vedere la tendenza ormai conclamata a cercare tirocinanti per svolgere quei lavori che fino a poco tempo fa erano esclusiva di sfruttati ma, quantomeno, con uno stipendio quasi decente. Oggi assistiamo a tirocinanti baristi, tirocinanti camerieri, tirocinanti aiuto cuochi, bagnini, lavapiatti e via dicendo. L’Aspal respinge le accuse perché – ha replicato a mezzo stampa il direttore generale dell’Aspal – alla fine questi annunci rispettano le guide “nazionali” (n.d.A. statali italiane). Peccato che invece la Regione Autonoma abbia competenza in materia e possa ridefinire le linee guida, come in effetto hanno fatto anche regioni non a statuto speciale come il Lazio. Ma a prescindere dal rispetto formale della norma, a nessuno è venuto il sospetto che, forse, questi tirocinanti siano in realtà lavoratori sottopagati e schiavizzati?

Il tirocinio non dovrebbe essere un periodo di formazione in cui il tutor segue il tirocinante per tutte le ore previste dal progetto? I tirocinanti non possono fare più di 30 ore settimanali, devono avere almeno un giorno libero a settimana e hanno diritto a 12 giorni di riposo compensativo in sei mesi. Crediamo davvero che un ristorante che ha 150 coperti, in piena stagione, abbia un tutor disponibile a far vedere a un tirocinante come si lavano i piatti? O forse, semplicemente, ai titolari fa gola dover dare una quota di 150 euro al mese (gli altri 300 li pagano l’ASPAL o l’INPS a seconda della tipologia) a qualcuno che faccia 12 ore al giorno e sostituisca un lavoratore qualificato costando esattamente 1/10?

Dopo i tirocinanti usati come lavoratori stagionali, però, arriva l’ultima frontiera dello sfruttamento: l’alternanza scuola-lavoro. Il metodo per avvicinare gli studenti al mondo del lavoro è ormai definito per legge (la famosa buona scuola di Renzi che il governo in carica ha prima dichiarato di voler abolire, poi di voler solo “correggere”): durante l’anno scolastico e durante le vacanze estive dovranno, infatti, lavorare per raggiungere il monte ore necessario previsto dalla legge 107.

Anche qui assistiamo al boom degli studenti impiegati nei bar, ristoranti, alberghi, negozi in località turistiche ovviamente senza alcuna retribuzione. Se i tirocinanti non fossero abbastanza economici, gli studenti sono proprio a costo zero e per di più sono obbligati a farlo (alla faccia del mercato libero del lavoro). Per questo motivo Caminera Noa e la USB (Unione Sindacale di Base), in collaborazione con l’ottimo lavoro fatto dalla rete giovanile “Cambiamo le Regole sui tirocini – Sardegna”, hanno deciso di lanciare questa campagna di informazione e sensibilizzazione, ma anche e soprattutto di assistenza e mutualismo: il “Telèfonu Ruju”.

Una prima fase prevede l’accoglienza delle segnalazioni e delle richieste da parte dei nostri operatori, formati appositamente per poter consigliare al meglio il lavoratore o la lavoratrice sulla sua condizione. La seconda prevede un incontro con i sindacalisti USB per decidere insieme come procedere, tenendo presente che la fase vertenziale deve sempre e comunque essere concordata con il lavoratore. Conosciamo bene il clima di disunità e omertà tra colleghi, per la paura di perdere quell’unica occasione di lavoro (anche se sfruttato) che per molti è anche l’unica fonte di reddito annuale. Per questo motivo le segnalazioni potranno essere anonime, garantiamo che nessun dato sarà divulgato se non per decisione del lavoratore.

Abbiamo creato una pagina Facebook dedicata, una mail e un numero Whatsapp a cui inviarci domande, segnalazioni, denunce di sfruttamento, tirocini anomali, alternanza scuola-lavoro che leva agli studenti la possibilità di riposare durante l’estate, costringendoli a lavorare gratuitamente in condizioni di vessazioni e minacce come quella di non essere ammessi all’anno successivo o al diploma di maturità. La Sardegna sarà ricoperta dai nostri adesivi, con i nostri contatti e le motivazioni del nostro impegno.

Perché nessun lavoratore e nessuna lavoratrice sia lasciato solo, accettando di fatto che la sua condizione di sfruttato sia la norma e non si possa fare niente per cambiare le cose. Il lavoro è dignità. Non deve essere sfruttamento. Il tirocinio non è un lavoro. Il tirocinio deve essere un periodo di orientamento e formazione. Lo slogan della nostra campagna è “Traballu! No Tzerachia!”

Isabella Russu è la coordinatrice del tavolo Traballu di Caminera Noa

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