Trump cade in Siria sostenuto da Macron e May in fuga dai loro conflitti interni

16 aprile 2018
[Claudia Zuncheddu]

Con la bocciatura della risoluzione proposta da Putin al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, contro l’attacco militare di Trump alla Siria, con 3 voti a favore, 8 contro e 4 astenuti, l’Onu viola le Leggi Internazionali e la Carta delle Nazioni Unite, disconoscendo il diritto dei popoli alla pace, il rispetto della sovranità, dell’indipendenza e dell’integrità territoriale delle nazioni.

La guerra in Siria non è una guerra siriana ma una guerra molto più ampia dove l’America di Trump gioca a misurare le proprie forze. Dopo il fallimento del piano A, con l’attacco aereo che avrebbe dovuto distruggere i punti nevralgici militari ed istituzionali siriani, non gli resta che il piano B, opportunisticamente più soft. Trump è sconfitto dalle forze militari governative siriane sia per l’operazione aerea, sia per la mancanza di forze di terra indispensabili in quei territori.

Gli alleati europei da Macron, che incapace di mediare i crescenti conflitti interni alla Francia, si butta tra le braccia di Trump, il gigante con i piedi d’argilla, ignorando le responsabilità della Francia di Sarkozy nella destabilizzazione della Libia di Gheddafi e l’inopportunità del ripetersi di quell’esperienza in Siria. Sull’alleata Theresa May, è di queste ultime ore la notizia secondo cui i gas usati per attentare alla vita dell’ex spia del Kgb, nel Regno Unito, non sarebbe stato prodotto in Russia ma nei laboratori anglo-americani.

La storia di menzogne sulla guerra in Siria, ben supportata dalla più grossa fonte di informazione giornalistica americana con sede nel Regno Unito, divide l’opinione pubblica mondiale. Per l’Italia a pezzi e senza governo, ci pensa Gentiloni a farsi portavoce della sua ambiguità e della sua ipocrisia. Sull’aggressione militare di Trump dichiara: “…l’azione di questa notte è stata circoscritta e mirata a colpire la fabbricazione di armi chimiche…  Non possiamo rassegnarci all’idea che le armi chimiche tornino a essere utilizzate nei conflitti”. Il Premier, dimentica di aver autorizzato a Domusnovas, in terra sarda, la produzione e l’esportazione di bombe verso l’Arabia Saudita impegnata in un genocidio del popolo Yemenita.

Al Premier arriva pure il supporto del filo-atlantista Di Maio del M5S che dopo anni di campagna elettorale contro quell’Europa dell’Euro, delle Banche, delle guerre e dei Poteri Forti, dichiara: Restiamo al fianco dei nostri alleati, soprattutto perché in questa fase delicatissima credo che l’UE debba avere la forza di farsi vedere compatta e unita, anche nell’invitare le Nazioni Unite a compiere ispezioni sul terreno in Siria affinché si accertino le responsabilità sull’uso di armi chimiche da parte di Assad. Su questo aspetto, in particolare, mi auguro che anche il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si mostri coeso”.

Di Maio andrebbe informato inoltre, che lo Statuto delle Nazioni Unite designa ancora oggi l’Italia, la Germania e il Giappone come Stati nemici delle Nazioni Unite, con tutto ciò che ne deriva. Sollecitare le Nazioni Unite per l’accertamento di armi chimiche in Siria, da parte di Assad, visto che il deputato all’indagine non è indipendente, è perdita di tempo. La risposta è prevedibile.

La guerra che bussa alla nostra porta, quella di cui non si parla, è quella che si sta preparando sul dominio energetico e sulle grandi infrastrutture che collegheranno i continenti. Non ci sarà più spazio per la supremazia di una superpotenza, in senso unilaterale, sul mondo e Trump smetterà di andare in palestra in Medio Oriente.

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