Turchia e dintorni. Osman Kavala il mecenate che disturba Erdoğan

1 dicembre 2017
[Emanuela Locci]

Osman Kavala è solo l’ultimo dei nomi eccellenti che sono caduti sotto la scure della polizia del governo di Ankara. Ma scopriamo chi è quest’uomo d’affari e mecenate che tanto impensierisce Erdoğan, che in un recente passato lo aveva già definito “il Soros della Turchia”. L’appellativo riprende le teorie cospirative che circolano tra i sostenitori di Erdoğan che collegano George Soros a progetti sovversivi che tendono a minare i valori e l’indipendenza della Turchia. Il presidente turco in carica si è espresso in merito alla detenzione di Osman Kavala, affermando: “Ci opporremo contro coloro che cercano di attaccare questa nazione dall’interno“.

Facciamo un passo indietro e vediamo chi è Osman Kavala. Nato a Parigi nel 1957, dopo essersi diplomato al Robert College di Istanbul, ha proseguito gli studi superiori e si è laureato all’Università di Manchester, nel Dipartimento di Economia. Dopo la morte del padre, nel 1980, ha iniziato a lavorare come manager per molti gruppi di imprese. Nel corso degli anni ha presieduto o ha ricoperto ruoli di primo piano nei consigli di amministrazione di numerose organizzazioni, tutte note per essere impegnate nella difesa dei diritti umani e per la riconciliazione tra parti sociali: la Fondazione turca per la storia (Tarih Vakfı), l’ONG Helsinki Yurttaşlar Derneği, la Fondazione turca per gli studi sociali ed economici (TESEV), l’Open Society Institute e la Casa della Cultura di Diyarbakır. Dal 2002 Kavala è a capo del consiglio di amministrazione di Anadolu Kültür, un’organizzazione culturale no-profit che egli stesso ha contribuito a fondare con l’obiettivo di unire il mondo dell’imprenditoria, dell’arte e della società civile per favorire lo scambio culturale e artistico tra le diverse regioni del paese e con l’estero.

Grazie ad Anadolu Kültür, sono state intraprese numerose attività per incoraggiare il dialogo tra turchi e armeni, per valorizzare il patrimonio artistico e culturale della regione sudorientale, prevalentemente abitata da curdi. Osman Kavala per molto tempo si è occupato della questione del genocidio armeno, scrivendo alcuni articoli, che in qualche modo riconoscevano come genocidio l’eliminazione fisica di migliaia di persone. Partendo da questo presupposto lavorava attraverso le sue associazioni perché vi fosse collaborazione tra armeni e turchi, in modo che i vecchi errori non fossero ripetuti. In una sua recente dichiarazione Kavala aveva dichiarato che: “la società civile turca deve fare una campagna per il riconoscimento del genocidio perché non c’è più una grande comunità armena in Turchia. Ma questo problema non è più locale.

È un problema internazionale perché il genocidio ha creato la diaspora armena e questa diaspora sta lavorando per il riconoscimento del genocidio da parte dei parlamenti nei paesi in cui vivono gli armeni. Stiamo cercando di spiegare alle persone che si tratta di un problema interno da risolvere in Turchia. Sono molto chiare le sue posizioni a proposito del problema del mancato riconoscimento della Turchia a proposito del genocidio armeno. Queste posizioni non sono passate inosservate al governo di Ankara che appena ha avuto l’occasione, lo ha prima fermato e poi dopo diverse settimane di detenzione, ha confermato l’arresto.

Osman Kavala, è stato arrestato la notte del 18 ottobre scorso all’aeroporto di Istanbul, mentre stava tornando da Gaziantep dove stava discutendo un progetto con il personale dell’Istituto Goethe, che prevedeva l’inclusione dei rifugiati siriani con la comunità locale.
Secondo i rapporti della polizia, Kavala, dopo l’arresto, è stato portato al dipartimento antiterrorismo di Istanbul, che si trova nella via Vatan.

Dopo il fermo Kavala è stato interrogato per dieci ore dalla polizia. Fino al 1 novembre, quando sono state formalizzate le accuse, non si conoscevano le cause del suo fermo. Le accuse che gli vengono contestate sono di aver cospirato per rovesciare il governo turco e abolire l’ordine costituzionale. In sostanza Osman Kavala è accusato di aver avuto un ruolo determinante nel tentato colpo di stato del 15 luglio 2016 e di avere contatti con Fethullah Gülen. Oltre a ciò è accusato di aver organizzato le proteste di Gazi Park nell’estate del 2013 e di essere in stretto contatto con Henri Barkey, che è il direttore del programma per il medio oriente Woodrow Wilson Center for International Scholars, che secondo il governo turco è in qualche modo collegato al tentato colpo di stato del 2016. Dopo questa formalizzazione Kavala è stato trasferito dalla prigione Metris di Istanbul, a quella di Silivri, che si trova sempre nella stessa città.

Intanto la stampa filogovernativa accusava Kavala di finanziare attività terroristiche e gestire un’organizzazione criminale che aveva sostenuto il tentato colpo di stato in Turchia. A livello interazionale, vista anche la caratura del personaggio, l’arresto di Kavala ha provocato scalpore tra diverse figure politiche. Kati Piri, relatore del Parlamento europeo sulla Turchia, ha descritto come “inquietante” la notizia del suo arresto. Anche il ministro degli esteri francese ha dichiarato la sua preoccupazione in merito all’accaduto, definendo Kavala come “una delle figure più importanti e rispettate della cultura turca e della società civile“.

Molti importanti personaggi degli ambienti accademici si sono mobilitati per chiedere la liberazione di Osman Kavala, alcuni di essi hanno inviato una lettera aperta che è stata pubblicata sul Financial Time, in cui si chiede la sua scarcerazione. Conclusione triste di questo mio piccolo contributo è la considerazione che le persone libere, come Osman Kavala, sono diventate un facile bersaglio per le autorità, proprio perché rappresentano tutto ciò che il governo di Erdogan sta cercando di cancellare: una società civile libera, indipendente e tollerante nei confronti delle minoranze.

L’arresto di Kavala non è un buon segnale in un contesto politico nel quale lo stato di emergenza, che dura ormai da più di un anno, giustifica, di fatto, la sospensione dello stato di diritto, in cui oltre Kavala sono moltissime le persone che ancora sono in carcere e aspettano un giusto processo, tra essi, gli intellettuali Ahmet e Mehmet Altan e la giornalista e scrittrice Nazlı Ilıcak che sono sotto processo perché accusati di aver lanciato un messaggio subliminale volto a provocare il golpe del luglio 2016 durante una trasmissione della Can Erzin TV.

[Della stessa autrice leggi anche Turchia e dintorni. La nuova Turchia di Erdoğan, Turchia e dintorni. Vivere lo stato di emergenzaTurchia e dintorni. Una donna sfida l’egemonia di Erdoğan]

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